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La Borgogna domina la “The World’s Most Expensive Wines” di Wine-Searcher

Leroy davanti a Romanée-Conti. Sul podio italiano il Monfortino di Giacomo Conterno, l’Amarone di Quintarelli e il Barbaresco di Roagna

Prezzi a cinque cifre, cresciuti a dismisura da un anno all’altro, dominio quasi assoluto della Borgogna, ed in particolare di Domaine de la Romanée-Conti, ed il solito “intruso”, il mitico Riesling di Egon Müller: ecco come cambia, ma senza grandi rivoluzioni, la top ten dei “The World’s Most Expensive Wines”, messi in fila da “Wine-Searcher”. Come detto, sono ben otto i vini che hanno toccato prezzi medi a cinque cifre (erano sei nel 2020 e cinque nel 2021), con il Domaine Leroy Musigny Grand Cru al vertice, a 32.857 dollari a bottiglia (il 90% in più di un anno fa), accompagnato sul podio dal Domaine de la Romanée-Conti Grand Cru, a 21.953 dollari, e da Leroy Domaine d’Auvenay Chevalier-Montrachet Grand Cru, a 20.614 dollari (un anno fa costava “appena” 7.553 dollari).

Alla posizione n. 4, ancora Borgogna, con Henri Jayer Cros Parantoux (16.867 dollari), seguito alla posizione n. 5 dal vino più prezioso della Mosella, l’Egon Müller Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese (16.114 dollari). E ancora, alla posizione n. 6 Domaine Georges & Christophe Roumier Musigny Grand Cru (15.619 dollari), alla n. 7 Domaine Leflaive Montrachet Grand Cru (12.911 dollari) e alla n. 8 Domaine Leroy Chambertin Grand Cru (12.601 dollari). Chiudono la graduatoria l’unico vino del Rodano in classifica, Domaine Jean-Louis Chave Ermitage Cuvée Cathelin (9.156 dollari) e il Domaine de la Romanée-Conti Montrachet Grand Cru (9.123 dollari).

Un gotha a cui si avvicinano a piccoli passi anche le griffe del Belpaese enoico, sempre meno distanti da certe vette, ma ancora a prezzi, tutto sommato, accessibili, con solo due bottiglie che superano, nella media dei prezzi di Wine-Searcher, i 1.000 euro. Il Barolo Riserva Monfortino di Giacomo Conterno, che si trova in media a 1.095 euro e, a poco meno, l’Amarone della Valpolicella di Giuseppe Quintarelli, a 1.076 euro. Entrambi, e questo è bene sottolinearlo, in crescita sia rispetto ai prezzi spuntati un anno fa che su quelli della rilevazione del mese di aprile, quando l’Amarone di Quintarelli costava poco più della metà (561 euro). Oscillazioni importanti, dovute alla ciclica rarità di alcune bottiglie, così come al recupero dell’economia reale, ma prezzi comunque distanti dai top di Bordeaux e Borgogna. Al terzo posto, il Barbaresco Crichet Paje di Roagna, a 781 euro a bottiglia (+5,3% su aprile), a completare un podio che conferma la bontà degli investimenti e l’accessibilità dei fine wine italiani anche a chi non ha alcuna intenzione di accendere un mutuo per concedersi un grande brindisi.

Al quarto posto c’è il Brunello di Montalcino Riserva Case Basse - Gianfranco Soldera, a 775 euro a bottiglia (+17% sul 2020), seguito dal Massetto, appena un euro più economico, a 774 euro a bottiglia, ossia il 13,3% in più di un anno fa, e un prezzo medio cresciuto del 34% negli ultimi cinque anni. Al sesto posto, il Barolo Piè Franco di Cappellan, passato dai 531 euro di aprile ai 630 euro di oggi (+18,6%), seguito al settimo dal Refosco Colli Orientali del Friuli “Calvari” di Miani, a 603 euro a bottiglia (+3,6%). In ottava posizione, il Toscana Igt Case Basse di Gianfranco Soldera, a 587 euro a bottiglia, seguito dal Barolo Riserva Monprivato Cà d’ Morissio di Mascarello Giuseppe e Figlio, a 584 euro (+6,2% sul prezzo medio di aprile) e, a chiudere la top ten, il Barolo “Le Rocche di Castiglione Falletto” di Bruno Giacosa, a 570 euro (+15,2%).

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