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FUTURO

La Commissione Ue pensa al limite del 2% per i diritti di impianto: la bocciatura della Efow

Il limite all’1% annuo garantisce stabilità: le denominazioni del vino europeo difendono un caposaldo della politica vinicola comunitaria
COMMISSIONE UE, DENOMINAZIONI UE, DIRITTI DI IMPIANTO, EFOW, EUROPEAN FEDERATION OF ORIGIN WINES, PARLAMENTO UE, POLITICA VITIVINICOLA COMUNITARIA, Mondo
La viticoltura eroica, difesa dalla Ue

Il regime che regola le autorizzazioni ai diritti di impianto di nuovi vigneti in Europa, in vigore fino al 2030, garantisce una crescita annua dell’1%. Un punto di equilibrio faticosamente raggiunto dalle componenti del mondo enoico del Vecchio Continente anni fa, uno strumento che consente una crescita sostenibile del vigneto europeo, in linea con lo sviluppo dei mercati, e a protezione della fragilità degli stessi. Che, specie in questo periodo, hanno dimostrato quanto basti poco per vivere una crisi dei consumi capace di mettere in crisi un intero settore economico come quello enoico. Ecco perché i diritti d’impianto sono uno dei capisaldi della politica vitivinicola comunitaria: perché riescono a calmierare ad evitare pericolose crisi di sovrapproduzione e conseguenti cali qualitativi, sostenendo lo sviluppo delle piccole aziende e dei territori più impervi, garantendo sostenibilità sociale, economica e ambientale. Un equilibrio che, però, rischia di venire scosso dalla Commissione Europea, che ha proposto un innalzamento al 2% a partire dal 2031.
Una proposta, stando alla Efow - European Federation of Origin Wines, che riunisce le denominazioni del vino d’Europa, irricevibile. Sia da un punto di vista politico,
visto che il mondo del vino ha dato un mandato forte al Consiglio e al Parlamento Europeo (l’unica cosa da definire è la fine dell’attuale regime, se nel 2040 o nel 2050), sia, per tutte le ragioni esposte sopra, nel merito. Ragioni a cui ne vanno aggiunte, nel peggiore dei quadri, altre. Aumentare la percentuale delle autorizzazioni all’impianto di nuove vigne potrebbe portare a seri rischi di desertificazione rurale, causato dall’abbandono di aree difficili e remote, e sovrasfruttamento di altre aree ad alta produzione (con il passaggio dai pendii alle valli), ma anche volatilità dei prezzi, reddito incerto per i produttori e, di conseguenza, meno investimenti, e uno spreco di risorse dovuto alla sovrapproduzione. Esattamente il contrario di ciò di cui la viticoltura europea avrebbe bisogno, ossia certezze e stabilità.

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