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EFFETTO COVID

La crisi della ristorazione costa 9,6 miliardi ai produttori di cibo e vino d’Italia

L’analisi Coldiretti: “le misure anti contagio colpiscono ad oggi 3 locali su 4. 280.000 tra bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi sono chiusi”
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La crisi della ristorazione costa 9,6 miliardi ai produttori di cibo e vino d’Italia

Se l’export dell’agroalimentare tutto sommato sembra aver tenuto fin qui (+2,9% nei primi 9 mesi del 2020 sul 2019, dati Istat), sul fronte interno, il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha un effetto negativo a valanga sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di oltre 9,6 miliardi per i mancati acquisti in cibi e bevande nel 2020. A ribadirlo la Coldiretti, analizzando le conseguenze delle chiusure e delle limitazioni imposte alla ristorazione dalle misure anti contagio per l’emergenza Covid.
“I consumi fuori casa per colazioni, pranzi e cene fuori casa sono stimati in calo del 48%. Una drastica riduzione dell’attività che pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato”.
Con l’estendersi delle zone di massima ed elevata criticità (alle Regioni in “zona rossa”, attualmente Valle D’Aosta, Piemonte, Lombardia, Toscana, Campania e Calabria, potrebbero aggiungersi nelle prossime ore anche Puglia, Liguria e Basilicata, mentre il Veneto potrebbe passare da giallo ad arancione, secondo le indiscrezioni, ndr), sono saliti a circa 280.000 i bar, i ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi chiusi con la serrata imposta dalle misure anti contagio che colpisce complessivamente oltre 3 locali su 4 (75%) di quelli esistenti in Italia compresi più di 20.000 agriturismi, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Fipe e Campagna Amica.

“Nelle regioni rosse ed arancioni - ricorda la Coldiretti - sono sospese tutte le attività di ristorazione e, quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte degli agriturismi. Nelle zone critiche è consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali. Ma limitazioni permangono anche nel resto del territorio nazionale dove le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite solo dalle ore 5 alle ore 18 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto”.
Durante l’anno alle difficoltà del lockdown primaverile si sono aggiunte le chiusure a catena di ottobre e novembre, ma la situazione - sottolinea la Coldiretti - potrebbe ulteriormente peggiorare nel caso in cui i vincoli al consumo fuori casa si dovessero estendere alle feste di fine anno, con Natale e Capodanno alle porte.
“In questo contesto è importante il bonus di filiera per menu 100% made in Italy per il quale le domande potranno essere presentate fino al 28 novembre 2020 attraverso il portale www.portaleristorazione.it o presso gli sportelli degli uffici postali.
Per la prima volta si interviene in modo integrato dal campo alla tavola con un bonus che a cascata sostiene, insieme alla ristorazione, anche l’industria alimentare e l’agricoltura italiana. Del bonus - spiega la Coldiretti - potranno beneficiare non solo i ristoranti, le mense e chi svolge attività di catering su base continuativa (ossia coloro che forniscono pasti presso ospedali, scuole, industrie), ma anche gli agriturismi, le attività di catering e banqueting per eventi e gli alberghi che somministrano cibo.
Sul Fondo per la filiera della ristorazione per il 2020 sono stati stanziati 600 milioni finalizzati alla erogazione di un contributo a fondo perduto per l’acquisto, effettuato dopo il 14 agosto 2020, di prodotti di filiere agricole e alimentari, inclusi quelli vitivinicoli, anche Dop e Igp, valorizzando la materia prima di territorio anche attraverso l’acquisto di prodotti in vendita diretta dalle aziende agricole. Il beneficiario è tenuto ad acquistare almeno tre differenti tipologie di prodotti agricoli e alimentari e il prodotto principale non può superare il 50% della spesa totale sostenuta mentre il contributo non può mai essere superiore all’ammontare complessivo degli acquisti che non può essere inferiore ai 1.000 euro ne superiore a 10.000 euro (esclusa Iva)”.

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