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RAPPORTO AGRIMERCATI

La crisi energetica e il caro prezzi non deprimono la fiducia degli agricoltori italiani

Ismea: indicatore di clima torna positivo dopo anni. Bene anche i giudizi delle industrie alimentari grazie all’export (che viaggia verso 50 miliardi)
AGRICOLTURA, ISMEA, PREZZI, Non Solo Vino
Il caro materie prieme ed energia non deprimono la fiducia degli agricoltori italiani. Report Ismea

Nonostante la crisi energetica e l’impennata dei costi di produzione, che rischia di frenare la ripresa economica fino a questo momento molto più rapida e consistente del previsto, è aumentata, nel terzo trimestre dell’anno, la fiducia degli agricoltori e degli imprenditori dell’industria alimentare italiana, anche grazie alla forte spinta che arriva dall’export. A rivelarlo è l’ultimo rapporto AgriMercati di Ismea. Per le aziende agricole, l’indicatore elaborato da Ismea si è portato, per la prima volta, dopo oltre due anni su terreno positivo, soprattutto in conseguenza del miglioramento delle aspettative per il futuro.
Una netta evoluzione positiva dell’indice di fiducia interessa anche l’industria alimentare italiana, grazie in particolare ai giudizi sul decumulo delle scorte, dietro la spinta di un export che avanza a ritmo sostenuto. Le esportazioni del settore hanno raggiunto, a settembre 2021, il valore di 37,7 miliardi di euro (+12,6% su base annua), lasciando prevedere il raggiungimento di valori record e il superamento della soglia dei 50 miliardi di euro a fine anno. La crescita delle spedizioni ha riguardato tutte le principali produzioni del made in Italy, tra cui, in particolare, i vini (+15,5% in valore, +8% in volume sul periodo gennaio-agosto 2020), i formaggi e latticini (+11% in valore, +9% in volume) ed i prodotti della panetteria e pasticceria (+18% in valore e +16% in volume). Hanno subìto, invece, una battuta d’arresto le spedizioni oltre confine di pasta (-9% in valore, pari al -14% in volume) e dei preparati e conserve di pomodoro (-2% in valore, -10% in volume), per i quali il confronto avviene con un anno in cui l’export aveva raggiunto valori particolarmente alti.

Tutto ciò nonostante l’impennata dei costi di produzione. Col prezzo del petrolio praticamente raddoppiato in un anno e i rincari record dei prodotti energetici e delle altre materie prime (rispettivamente del +70% e +57%), i mercati agricoli internazionali stanno reagendo con forti tensioni al rialzo (+31% a ottobre il Food Price Index della Fao su base annua, trainato da oli vegetali, cereali e zucchero).
Situazione analoga in Italia, dove nel terzo trimestre 2021 si registra un incremento dei listini agricoli del 14,7% sullo stesso periodo del 2020, sintesi dell’aumento di quasi il 20% dei prodotti vegetali e del 10% di quelli zootecnici. Sul fronte dei mezzi correnti di produzione, l’indice Ismea ha rilevato nello stesso periodo un aumento tendenziale del 7,2%, di riflesso ai rincari dei prodotti energetici (+24,4%), dei mangimi (+8,4%) dei ristalli (+7,3%) e dei concimi (+10,8%).
Nel terzo trimestre 2021, il valore aggiunto del settore primario ha subito un lieve arretramento su base annua (-1%), mentre il numero di occupati è rimasto per lo più stabile sul livello dell’analogo periodo del 2020 (+0,3%), a fronte di un lieve calo delle ore lavorate (-0,5%).

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