La cucina e la tavola sono ancora il cuore della vita domestica, ma oggi quel cuore batte in modo diverso: accelerato, disallineato, spesso solitario. A raccontare come stanno cambiando i rituali del mangiare è una ricerca globale Ikea, condotta da YouGov su oltre 31.000 persone in 31 Paesi, che fotografa una quotidianità dove abitudini e spazi si trasformano con la stessa rapidità con cui cambiano i nostri ritmi. A partire dal pasto serale, che, pur rimanendo il momento più simbolico della giornata, non è più sinonimo di tavola apparecchiata: solo il 44% delle persone nel mondo cena abitualmente seduta al tavolo, mentre cresce chi mangia sul divano (18%), a letto (4%) o in piedi in cucina (4%), segnale di una vita domestica sempre più fluida.
“Nonostante la valenza emotiva del cibo, la consuetudine di condividere i pasti viene messa alla prova - afferma Lorena Lourido Gomez, Global Food Manager Ikea Retail (Gruppo Ingka) - gli impegni quotidiani, gli spazi abitativi ridotti e differenti priorità fanno sì che sia più difficile ritrovarsi nello stesso posto, alla stessa ora”.
Anche tempi e modi si modificano: la cena nel mondo si consuma mediamente alle 18:44, ma con enormi differenze culturali (in Spagna, per esempio, l’orario è posticipato mediamente alle 20:54, mentre in Finlandia si mangia già alle 17:17), e per la maggior parte dura meno di mezz’ora. La presenza degli schermi, poi, è diventata costante: il 77% non pone limiti ai dispositivi digitali, intrecciando il momento del pasto con altre attività e rendendo la condivisione più rara.
Eppure, nonostante tutto, il 60% delle persone considera ancora la tavola un luogo di connessione emotiva. Una tensione evidente emerge soprattutto tra i giovani: Gen Z e Millennials dichiarano di voler mangiare più spesso insieme agli altri, ma mancano tempo, continuità e spesso anche spazi adeguati. Le cucine, infatti, non sempre rispondono ai bisogni reali: solo il 29% degli intervistati si dice soddisfatto del proprio ambiente, con le principali frustrazioni legate a superfici insufficienti (25%) e scarsa organizzazione (25%), limiti che pesano maggiormente su chi vive in case piccole o in città frenetiche.
In Italia il quadro ricalca quello globale, con 1 persona su 3 che consuma i pasti in luoghi diversi della casa e più della metà che guarda la TV e usa lo smartphone e altri dispositivi digitali durante la cena. Crescono i pasti in solitudine, mentre molti vorrebbero, ma faticano, a condividere più momenti con chi vivono. Nonostante il tempo ridotto e le routine spezzate, per la maggioranza degli italiani il mangiare a casa resta sinonimo di qualità della vita, prova che il valore simbolico del cibo resiste.
In un mondo dove la convivialità è messa alla prova, quindi, l’obiettivo diventa trasformare anche i piccoli momenti in occasioni di connessione, rendendo la cucina un luogo vivo, accogliente e realmente su misura per la vita quotidiana.
“Nel complesso, questi dati evidenziano come la vita moderna stia trasformando uno dei rituali più radicati delle nostre vite - continua Lourido Gomez - e riflettono una crescente preoccupazione per la solitudine e le distrazioni digitali, nonostante il 60% degli intervistati affermi di considerare importanti i momenti di connessione vissuti a tavola. È evidente che il cibo resti uno dei linguaggi d’amore più potenti nelle diverse culture”.
“Il modo in cui viviamo le nostre cucine sta cambiando. Questi spazi non vengono più usati esclusivamente per cucinare, ma anche per riunirsi, stare insieme e creare ricordi - conclude Nanette Weisdal, Range Manager Area Cucina ed Elettrodomestici Inter Ikea Group - sappiamo che ogni centimetro conta, per questo ci siamo concentrati su soluzioni che consentano di sfruttare al meglio lo spazio disponibile, senza rinunciare a un’atmosfera accogliente e a un ambiente ricco di personalità”.
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