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La longevità dei vini bianchi autoctoni del Friuli Venezia Giulia: non più in potenza, ma in atto

Le Donne del Vino raccontano un territorio dove le aziende investono risorse e tempo per superare questo preconcetto

L’eccellenza dei vini bianchi del Friuli-Venezia Giulia è, ormai, riconosciuta universalmente, sia in Italia che all’estero. Resta, però, un tabù l’associazione dei vini bianchi con la capacità di invecchiamento: di nuovo, sia in Italia che all’estero, soprattutto in merito ai bianchi italiani. Esistono, però, esempi virtuosi di aziende o territori che investono risorse e tempo per superare questo preconcetto - Alto Adige in primis - e al Vinitaly 2026, nei giorni scorsi a Verona, con questa degustazione lo ha dimostrato il Friuli Venezia Giulia, forte della sua piccola produzione di qualità (produce solo il 3% del vino nazionale), forte dei suoi vitigni autoctoni e della sua geografia, che insieme hanno tutte le caratteristiche per riuscire nell’intento, convincendo anche i più scettici. Organizzata dalle Donne del Vino del Friuli-Venezia Giulia, la masterclass condotta dall’enologa Lorenza Scollo e dalle sommelier Liliana Savioli e Rosa Prisciandaro ha messo alla prova - riuscendoci - sei bianchi regionali: due Friulani, due Malvasie, un Pinot Grigio e un uvaggio, in un breve viaggio che va dall’annata 2023 alla 2017, passando per il 2022 e il 2021, accompagnati da tre assaggi di piatti tipici della regione (grissino con Prosciutto Crudo di San Daniele Dop; sarde in Saor, crostino con Frico). Leitmotiv della degustazione, oltre alla longevità dei bianchi della regione, anche la matrice femminile: le etichette in assaggio sono, infatti, tutte state prodotte da donne in diversi ruoli (in quanto enologhe o proprietarie).
Degustazioni come queste, vogliono, infatti, anche dimostrare come le donne siano oggi in prima fila nei ruoli dirigenziali e decisionali, portando competenze in grado di migliorare il settore del vino, contribuendo con sapere e idee all’avanguardia. È stata Lorenza Scollo ad introdurre la masterclass che si definisce “enologa ibrida”, perché ha coperto diversi ruoli tra cantina e campagna, compreso quello di brand ambassador anche nel commerciale. “Quando parliamo di vini longevi - ha esordito - il nostro pensiero ci porta subito ai vini rossi, ma le conoscenze agronomiche ed enologiche che abbiamo maturato ci permettono oggi di produrre anche grandi vini bianchi. Una sfida e una opportunità che non si limita solo a grandi nomi del vino e che non deve limitarsi ad un mero esercizio di stile: la longevità, infatti, aumenta il valore del vino, diventando anche un’importante opportunità commerciale”.
Essere un vino longevo vuol dire avere capacità di evoluzione positiva, dove acidità, struttura, corpo e aromi restano in equilibrio e armonia nel tempo, guadagnando al contempo in complessità. E come si raggiunge questa capacità? Ci sono aspetti legati alla vigna e aspetti legati alla cantina. Tra i primi ci sono i vitigni: quelli considerati più portati ad invecchiare bene sono in grado di mantenere buona acidità anche in condizioni climatiche non ottimali, come quelli odierni, che vedono inverni sempre più miti ed estati sempre più calde. “Anche i vitigni autoctoni sono ideali - ha aggiunto Scollo - perché si sono adattati bene al loro territorio, accompagnandoli nei cambiamenti che attraversa. Tendenzialmente i territori vocati sono zone collinari e ventilate, che subiscono buone escursioni termiche, capaci di favorire aromi, con terreni poco fertili che riducono la vigoria”. Ci sono poi le scelte agronomiche dei produttori che favoriscono la concentrazione aromatica e strutturale dell’acino utili alla longevità del vino: come la gestione della chioma o le rese per ettaro. Anche la scelta di non espiantare vigneti vecchi va in questa direzione, perché le piante più anziane sono solitamente meno vigorose e più equilibrate: producono meno uva, ma più bilanciata nelle sue componenti. Sono un patrimonio da difendere di cui oggi molte più aziende sono consapevoli, tanto da attuare gestioni agronomiche che fanno durare le vigne il più a lungo possibile.
Certo il mercato di oggi, che chiede vini scarichi e poco alcolici, va proprio nella direzione opposta di vini corposi in grado di invecchiare. E anche il clima non aiuta, con le temperature in netto aumento che incrementano il grado zuccherino in tempi più brevi riducendo drasticamente l’apporto di acidità e i tempi necessari agli acini di maturare altri nutrienti utili all’invecchiamento. Le vigne più vecchie in questi casi possono sdrammatizzare le conseguenze dell’emergenza climatica, ma può venire in aiuto anche la vendemmia anticipata, oltre che un buon lavoro in cantina. “Con pressature soffici, ad esempio, e lunghi affinamenti sulle fecce nobili. Fino a pochi anni fa, il tempo che trascorreva tra la fermentazione e la messa in commercio era molto breve, soprattutto per i bianchi. Abbiamo però scoperto che la funzione dei lieviti non si esaurisce con la fermentazione e la loro morte, perché sono ancora in grado - ha concluso Scollo - di influire sul corpo del vino, sulla stabilizzazione del colore e sulle componenti organolettiche. Nella parete dei lieviti morti, infatti, esistono le mannoproteine che sequestrano alcuni aromi non più percepibili all’olfatto, rilasciandoli invece in bocca, grazie al calore che sviluppiamo nel cavo orale. E contribuendo, così, alla persistenza del vino”. Ed ecco, gli assaggi WineNews. 

Cantarutti Alfieri, Friuli Colli Orientali Friulano 2022
Dopo la disputa del 2007 che ha visto protagonisti l’Italia e l’Ungheria, il Friulano è il nome del vino, mentre Tocai Friulano il nome del vitigno (che deriva dal Sauvignon Vert, anche detto Sauvignonasse). Antonella Alfieri oggi conduce l’azienda fondata dal padre nel 1969 sulle colline di Rosazzo e in parte nella pianura di San Giovanni al Natisone. Questo vino viene dai vigneti collinari più antichi, coltivati sulla ponca e attraversati da doppie brezze, provenienti dal mare e dalle Alpi, che agevolano le escursioni termiche. Vino fermentato e maturato in acciaio.
Giallo scarico, ma dorato, profuma di fiori gialli e frutta bianca - tra cui melone e pesca - di albedo e melissa a dare freschezza. In bocca è morbido, molto acido e sapido, infine, agrumato nella chiusura persistente. La tensione è integra, ma il corpo glicerico del vino contribuisce a dare spessore alla beva.

Tenuta Luisa, Isonzo del Friuli Friulano I Ferretti 2022
Questo Friulano proviene da un vigneto vecchio; fermenta e affina in acciaio per un 70% e per il resto in legno. L’azienda di 110 ettari è gestita dai fratelli Davide e Michele Luisa, mentre l’enologa è, appunto, la relatrice della degustazione Lorenza Scollo.
Il vino ha note più minerali, con cenni burrosi, ma non spariscono i profumi di fiori gialli e frutta bianca, di idrocarburo e mandorla. In bocca non è particolarmente morbido, ma tornano le note burrose. Nettamente percepibile è la struttura acida e sapida, ma la trama è più larga, al sapore di agrumi gialli anche canditi.

Zorzettig, Friuli Colli Orientali Myò Malvasia 2021
Censito nel 1924, il vigneto a Premariacco è rimasto a lungo inaccessibile per via del fronte di guerra, trovandosi invaso dal bosco e altre piante. Viene ripristinato negli Anni Cinquanta, cercando di lasciare intatta la simbiosi che la vigna aveva nel frattempo sviluppato con la natura: un esempio talmente riuscito di biodiversità e integrazione, che ancora oggi richiede poche attenzioni agronomiche. La resa di uve è poca, ma i grappoli reggono bene i lunghi affinamenti, dando vini longevi. Un esempio istruttivo di come la storia riesce ad influire e plasmare un territorio, di cui Annalisa Zorzettig si sente responsabile.
Appuntito e marino come lo iodio che rilascia il Mediterraneo d’inverno, profuma di gesso e albedo, melone bianco e mandorla cruda, con ricordi di pino. Scattante e morbida la bocca, resta chiara, quasi luminosa, molto saporita, acida e sapida, a cui si aggiunge il calore nella chiusura decisamente lunga.

Venica, Collio Malvasia Pètris 2023
Celebre azienda familiare di origini antiche, conta su soli 40 ettari di vigna. Ha contribuito nel tempo ad aumentare la conoscenza del territorio grazie a grandi investimenti nella ricerca. Nota come “La Signora del bianco”, Ornella Venica è una instancabile promotrice del Collio e conduce l’azienda insieme al marito Gianni Venica. Il 2023 è un’annata problematica: persistentemente calda e piovosa in vendemmia, ha richiesto molto lavoro per ottenere qualità.
Il naso è appuntito, ma sotto se ne percepisce l’ampiezza: note di frutta gialla e fiori gialli, di frutta secca, polline e cera d’api, con cenni di pietra focaia, caramella d’orzo e iodio. Se il naso è riservato, invece esplode in bocca: materico, saporito, di corpo, quasi grasso, dalla base aromatica larga: ci sono frutta a polpa gialla e resina, tornano la cera, lo iodio e la frutta secca finale.

San Simone, Friuli Grave Pinot Grigio Ramato San Simone 2023
La Grave del Friuli è la zona più ampia della regione, dai suoli ciottolosi (grave, appunto) vicino alle montagne, che diventano più fini man mano che ci si avvicina al mare: è un suolo ricco, che dà struttura ai vini. Il Pinot Grigio è una mutazione genetica del Pinot Nero che ha perso una parte di antociani. È il vitigno più prodotto in regione e si porta dietro un preconcetto di vino semplice. In realtà, se lo si sottopone a breve macerazione (basta una notte per guadagnare un po’ di colore e struttura, anche tannica), si afferra meglio la sua vera natura e si dà più dignità alle caratteristiche del vitigno. Oltre che ottenere grandi vini longevi. A gestire l’azienda di oltre 100 anni a Prata di Pordenone, ci sono tre fratelli: Chiara, Anna e Antonio Brisotto.
Reduce da una vinificazione in solo acciaio, presenta note agrumate di mandarino, uva spina, erbe aromatiche, fiori di rosmarino e, infine, cenni di gesso. La bocca è morbida, dal sorso pieno con una certa struttura e una leggera aderenza tannica, che rilascia sapidità e freschezza agrumata, chiudendo dolce di buccia di arancia candita, vaniglia e ribes rosso in confettura.

Richenza, Bianco Vigna Petrussa 2017
Hilde Petrussa nel 1996 resta senza marito e decide di gestire l’azienda da sola, lasciando il ruolo di maestra. Oggi c’è anche la figlia a darle una mano, nel vero senso della parola. Questo vino proviene da un vigneto di 8 ettari a Brembana di Prepotto: coltivato su ponca vicino ad torrente, è perennemente ventilato e ricco di biodiversità. Questa grande ricchezza - richenza, appunto - vicino ad Aquileia, sfocia nel blend di Friulano, Riesling Renano, Malvasia, Malvasia Istriana e Picolit. Il 2017 non è un’annata eccelsa: fece caldo e pioggia. Riuscire a fare un vino longevo a quelle condizioni era una sfida, che sembra proprio essere riuscita.
Color giallo dorato con riflessi brillanti, sembra denso solo a guardarlo. Profumi di albicocche, pesche e miele, con una nota calda alcolica, che amplia la balsamicità alpina e le note burrose. In bocca si percepisce la caleidoscopicità dei vitigni: ci sono cremosità, sapidità, note pepate date dal calore, aderente, gialla dolcezza fruttata e floreale, freschezza agrumata, lo spessore della frutta secca e tantissimo vento iodato.

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