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USA, CINA E UE

L’accordo commerciale tra Usa e Cina indebolisce la Ue e sconvolge il mercato agroalimentare

L’allarme di Coldiretti e Confagricoltura: dalla soia alla carne, così si spostano gli equilibri. E sui dazi, ora Washington è più forte

Dopo la tregua siglata dagli Stati Uniti con la Cina, adesso Washington dovrà trovare la pace anche con la Ue, contro la quale Trump è pronto ad aumentare i dazi fino al 100% in valore su una nuova black list allargata di prodotti, che comprende vino, olio e pasta made in Italy, ma anche biscotti e caffè, per un valore complessivo, all’export, di circa 3 miliardi, come ricorda la Coldiretti, in attesa delle conclusioni del Dipartimento del Commercio (Ustr) americano, a tre giorni dalla conclusione della procedura di consultazione pubblica. Inoltre, l’intesa tra Pechino e Washington mette gli Stati Uniti in una posizione di forza nelle trattative con l’Unione Europea, che rischia, nei prossimi mesi, di rimanere isolata se i rapporti tra le due prime economie del mondo dovessero consolidarsi ed entrare nella Fase 2, che vorrebbe dire un volume di scambi ancora maggiore a tariffe agevolate. Intanto l’Italia, così come gli altri Paesi del Vecchio Continente, sembra già scontare gli effetti della prima ondata di dazi, in vigore da ottobre, con un calo delle spedizioni complessive verso gli Usa, a novembre, del 10,4%, con una drastica inversione di tendenza rispetto ai dieci mesi precedenti in cui erano aumentate in media del 11,3%, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat a novembre.
E le cose non sono destinate a migliorare, perché l’accordo di Washington con il gigante asiatico garantirà l’aumento significativo delle importazioni cinesi di prodotti agricoli americani, come carne di maiale, pollame, grano, mais, riso e soprattutto soia, per rispondere alle forti proteste degli agricoltori statunitensi, perlopiù elettori di Donald Trump che, ricorda la Coldiretti, aveva stanziato in aiuto un piano di 16 miliardi di dollari per far fronte al pesante impatto della guerra commerciale con Pechino. A sbloccare l’intesa tra Usa e Cina è stato proprio l’aumento record del 67% delle importazioni di soia da parte del gigante asiatico a dicembre, ma anche il balzo del 75% nel 2019 degli arrivi di carne di maiale per effetto della peste suina che ha decimato gli allevamenti locali. Ora l’intesa raggiunta, sostiene la Coldiretti, è destinata a modificare in futuro la domanda di materie prime con scenari inediti nel commercio mondiale che vanno attentamente monitorati perché gli Usa sono il primo fornitore di soia sul mercato europeo. Un cambiamento che riguarda direttamente l’Italia che, ricorda la Coldiretti, è il primo produttore europeo con circa il 50% della soia coltivata ma che è comunque deficitaria e deve importare dall’estero.
Tornando alla spada di Damocle che pende su tre delle filiere principali dell’agroalimentare italiano (vino, olio e pasta), quella dei possibili dazi del 100% che Washington sta pensando di introdurre, per Ettore Prandini, alla guida della Coldiretti, sarebbe “una eventualità devastante per il made in Italy agroalimentare che mette a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari made in Italy fuori dai confini comunitari e sul terzo a livello generale dopo Germania e Francia. L’Unione Europea ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che come ritorsione ha posto l’embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come i formaggi, che è costato al Made in Italy oltre un miliardo in cinque anni ed è ora paradossale che l’Italia si ritrovi nel mirino proprio dello storico alleato, con pesanti ipoteche sul nostro export negli Usa”. Prandini chiede quindi a Bruxelles “di trovare risorse sufficienti e misure di compensazione per gli agricoltori e apprezza gli sforzi messi in campo per cercare di bloccare la disputa commerciale con l’amministrazione Usa anche alla luce della missione del commissario al commercio Phil Hogan a Washington”.
Anche Confagricoltura, tra le organizzazioni agricole, ha sottolineato i pericoli che si celano dietro all’accordo commerciale tra Usa e Cina. “L’intesa tra Stati Uniti e Cina può avere un rilevante impatto sul commercio di prodotti agroalimentari a livello mondiale”, commenta il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, sulla firma della “Fase Uno” dell’accordo sottoscritto alla Casa Bianca, che impegna Pechino ad aumentare in due anni le importazioni dagli Usa fino a 40 miliardi di dollari. Nel 2017, prima dell’inizio del contenzioso commerciale le esportazioni statunitensi sul mercato cinese ammontarono a circa 24 miliardi di dollari. “In pratica, è da mettere in preventivo un aumento dell’export Usa sul mercato cinese nell’ordine di 16 miliardi di dollari - ha evidenziato Giansanti -. Alla luce di queste cifre, i prodotti in arrivo dagli Stati Uniti arriveranno ad incidere per oltre il 30% sul totale delle importazioni annuali di prodotti agroalimentari da parte della Cina. L’aumento delle esportazioni statunitensi - ha proseguito il presidente di Confagricoltura - determinerà la perdita di posizioni di altri fornitori del mercato cinese, tra cui l’Unione europea. È, dunque, destinata a crescere la competizione sui mercati a livello globale”.
Sulla base dei dati della Commissione Ue, la Cina è il secondo mercato di sbocco per i prodotti agroalimentari in partenza dagli Stati membri. Nel periodo che va da novembre 2018 a ottobre dello scorso anno, l’export complessivo ha superato i 13 miliardi di euro. Secondo la Confagricoltura sarà soprattutto la soia prodotta negli Usa a beneficiare del nuovo accordo tra Stati Uniti e Cina. Aumenteranno anche le esportazioni di carni suine, pollame, prodotti ortofrutticoli, mais, sorgo ed etanolo. Per effetto del crollo delle esportazioni di soia verso la Cina, gli Stati Uniti sono diventati dalla seconda metà del 2018 il primo fornitore del mercato europeo. “Alla luce dell’intesa tra Usa e Cina - ha concluso Giansanti - dovremo rivolgerci maggiormente ad altri fornitori, per coprire il fabbisogno di proteine vegetali dell’Unione europea”.

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