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L’anno nero dell’agricoltura: verso un nuovo calo in valore anche nel 2023

Il Report “Agrimercati” by Ismea (relativo al terzo trimestre): i prezzi tornano a crescere. Per il vino produzione giù e scorte elevate
AGRICOLTURA, CRISI, ISMEA, Non Solo Vino
La campagna nell’immagine di wirestock da Freepik

Un anno non certo da ricordare per uno dei settori trainanti dell’economia italiana, in grado di garantire numerosi posti di lavoro e una ricchezza di varietà che finiscono sulle tavole degli italiani. Prodotti che, però, sono in calo con la conseguenza che il loro prezzo è aumentato. Condizionata, anche quest’anno, dalle anomalie del clima, l’agricoltura si avvia a chiudere il 2023 con un contributo negativo all’economia nazionale, per effetto del calo produttivo che ha interessato diversi comparti. Emerge dal Report “Agrimercati” by Ismea relativo al terzo trimestre del 2023, da cui si evince anche che la contrazione del valore del settore sta avvenendo nonostante la crescita dei prezzi agricoli all’origine e il contestuale rallentamento dell’incremento dei costi di produzione.
Uno scenario che non sorride nemmeno al comparto vino che, trascorsi i primi due mesi della nuova campagna vitivinicola (agosto e settembre), conferma il deciso calo delle produzioni e l’elevato livello delle scorte, eredità delle campagne precedenti. L’elemento di novità è costituito da un primo segnale di risalita dei listini sia dei bianchi che dei rossi, che avviene, però, in un contesto di debolezza della domanda interna ed estera. Più nel dettaglio, secondo l’indice elaborato dall’Ismea, i prezzi dei prodotti agricoli, trascinati dal comparto vegetale, hanno ripreso a correre nel terzo trimestre dopo lo stop osservato nella prima metà dell’anno, registrando un +5,7% su base annua, sintesi del +12,2% delle coltivazioni e del -1,5% del comparto zootecnico
. Al contrario decelera, sempre secondo l’indice elaborato dall’Ismea, la corsa al rialzo dei prezzi dei mezzi correnti di produzione, sulla scia delle riduzioni di mangimi, concimi e prodotti energetici, con un -3,1% su base trimestrale che riduce la crescita su base annua a un +0,5%. I costi a carico delle imprese agricole, sottolinea l’Istituto, si mantengono tuttavia su livelli molto elevati, se si considera che la crescita cumulata nei primi nove mesi del 2023 è del 6,6% e incorpora anche il dato del 2022 (+23% sul 2021).
Per i cereali, a partire dalla seconda metà dello scorso anno si è assistito a un generalizzato raffreddamento dei mercati internazionali, che va tuttavia contestualizzato in uno scenario mondiale ancora molto teso e incerto, dove però i fondamentali si annunciano solidi (crescita della produzione mondiale di mais e di soia, stimata al record storico). Produzione nazionale, nel 2023 cresce il mais dopo la debacle della scorsa stagione caratterizzata da caldo, siccità e aggravata dall’alta presenza di aflatossine, grazie solo alla ripresa delle rese per ettaro, mentre le superfici segnano un nuovo minimo storico. Aumenta anche la produzione di soia per effetto del forte incremento delle rese e rimangono sostanzialmente stabili i raccolti nazionali di orzo.
Le dinamiche del settore ortofrutticolo risultano condizionate, anche nel terzo trimestre del 2023, dall’aumento dei costi di produzione e dal meteo anomalo e instabile che ha ridotto significativamente l’offerta dei prodotti tipici della stagione, determinando l’aumento dei prezzi in tutte le fasi di scambio. L’olio di oliva ha visto a settembre il raggiungimento di livelli dei listini mai registrati prima, con il prezzo medio dell’extravergine saldamente sopra i nove euro, di riflesso alle minori disponibilità sia in Italia che nei principali paesi produttori. Per la produzione nazionale, le prime stime per la campagna 2023/24 prevedono un’altra campagna non facile, soprattutto nel Centro e al Nord, dopo il crollo produttivo dello scorso anno, a causa di molti problemi climatici che hanno accompagnato le diverse fasi vegetative. Nell’aggregato zootecnico si evidenzia, relativamente alle carni, un netto calo della produzione nazionale di carne bovina, compensata dalla crescita delle importazioni e un incremento dell’offerta di quella avicola.
La filiera suinicola nazionale continua a evidenziare una tensione dei prezzi nelle varie fasi di scambio, di riflesso alla riduzione delle macellazioni. Per quanto riguarda i lattiero caseari, prosegue la riduzione delle consegne di latte in Italia, ma la pressione esercitata dai principali fornitori esteri ha contribuito a contenere il prezzo corrisposto agli allevatori. Tra i formaggi ovicaprini, il prodotto di riferimento, il Pecorino Romano, sta mostrando, nel terzo trimestre del 2023, i primi segnali di cedimento del prezzo, dopo la dinamica positiva culminata con le quotazioni record del mese di giugno.

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