Le dolci bollicine dell’Asti ed il Moscato d’Asti brindano in Asia: nel 2025 le vendite ad Oriente sono cresciute di ben il 55% per il Moscato d’Asti, facendo del “Celeste Impero” il terzo mercato per la tipologia (con i mercati asiatici che ora valgono il 18% del totale), e anche l’Asti Spumante è cresciuto nettamente nell’area asiatica (+20%), grazie soprattutto a Giappone, Emirati Arabi, Kazakistan e Cina. A dirlo i dati del Consorzio Asti Docg, guidato da Stefano Ricagno e condotto da Giacomo Pondini, che, nel “Far East”, dunque, disegnano uno scenario in netta controtendenza per la denominazione, soprattutto rispetto alla Cina, dove le importazioni di vino a livello mondiale sono diminuite del -14,6% in valore e del -26,7% in volume, con l’Italia che ha fatto -15,5% in valore ed il -14,1% in quantità (dati Oive).
Numeri, quelli che arrivano dall’Asia in generale e dalla Cina in particolare, che “addolciscono” un anno difficile per il mercato del vino, e anche per il territorio piemontese, penalizzato soprattutto dalle performance negative degli Usa, che assorbono quasi il 60% delle esportazioni, ma anche dalla Russia e dall’Europa.
“L’Asti Docg ha chiuso un 2025 complicato, stretto a tenaglia tra i dazi statunitensi - primo mercato per il Moscato d’Asti - e il conflitto in Ucraina, con la Russia prima destinazione per l’Asti Spumante. Il risultato - secondo i dati NielsenIQ - si riassume in un calo a volume delle vendite globali in Gdo e retail (quasi 75 milioni di bottiglie) del 9%”, spiega una nota del Consorzio.
“Che la fase sia difficile, non solo per la nostra denominazione, non è una novità - ha detto il presidente del Consorzio Asti Docg, Stefano Ricagno - ma per noi alla contrazione generale dei consumi si aggiungono le tensioni in due piazze che da sole sommano oltre il 40% delle nostre vendite, e questo ha pesato. Ma in un anno di tensioni non sono mancate le note positive, a partire da una crescita evidente della domanda asiatica, Cina in primis, che sta assumendo dimensioni importanti e che fa ben sperare. Abbiamo estrema necessità di allargare il nostro spettro commerciale”.
Secondo l’analisi del Consorzio, è l’Asti Spumante a pagare di più (-12,4%, a 49,3 milioni di bottiglie 0,75/l), mentre il Moscato d’Asti chiude con una perdita più contenuta, a -1,8% (25 milioni di bottiglie).
“Al netto del calo negli Usa (-7,6%, 58% lo share sul totale commercializzato) - rileva il direttore del Consorzio, Giacomo Pondini - il Moscato d’Asti avrebbe chiuso in positivo, forte della relativa tenuta in Europa (-0,6%), ma soprattutto della crescita (+11,3%) nei Paesi asiatici a cominciare dalla Cina, che mette a segno un +55% diventando, così, il terzo principale mercato per la tipologia. La quota dell’Asia sul totale delle bottiglie vendute all’estero sale così al 18%”.
Più complicato lo scenario dello spumante, dove a pesare è il gap riscontrato soprattutto in Europa (-14%, -4,2 milioni di bottiglie vendute sul 2024) e negli Usa (-50%, -2,6 milioni di bottiglie) prima ancora che in Russia, dove limita la discesa a -3%, con 14,1 milioni di bottiglie vendute. Pesanti le contrazioni in alcune destinazioni chiave europee, come la Gran Bretagna (-13%), la Germania (-49%) e la Polonia (-26%), mentre a Est risultano in buona crescita Ungheria e Lituania. Nell’extra-Ue, l’Asia conferma un alto gradimento anche verso l’Asti Spumante (+20%, 3,3 milioni di bottiglie vendute), grazie soprattutto a Giappone, Emirati Arabi, Kazakistan e Cina, mentre nelle Americhe prosegue il trend positivo del Messico, che supera il milione di bottiglie commercializzate seguito, a 750.000 pezzi, dal Perù, che aumenta di un terzo la propria domanda di bollicine astigiane.
In calo, infine, il mercato domestico, che vale il 10% della produzione: -5,7% per l’Asti Spumante (4,25 milioni di bottiglie) e -6,9% per il Moscato d’Asti (2,5 milioni).
Ma per rilanciare le sorti di una delle denominazioni storiche del vino italiano, il Consorzio punta sulla promozione nei mercati internazionali (da anni è anche lo Sparkling Wine Official delle seguitissime Apt Nitto Finals di tennis, che saranno ancora a Torino nel 2026, e comunque in Italia, in una città ancora da stabilire, anche nel 2027, ndr), e investirà oltre 1 milione di euro in attività rivolte principalmente agli Stati Uniti, tra eventi, degustazioni e campagne promozionali distribuite nell’anno.
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