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Le esportazioni di ortofrutta italiane volano nel 2017 a 5,2 miliardi di euro, +2% sul 2016, ma il primato è messo a rischio secondo la Coldiretti dalle sempre maggiori importazioni di frutta e verdura si qualità inferiori da Paesi esteri

Il made in Italy che piace all’estero non è solo vino, Grana Padano e Prosciutto di San Daniele: nel mondo sono richieste anche le nostre verdure e la nostra frutta. Lo afferma la Coldiretti sulla base di dati Istat, che evidenziano come le esportazioni del settore dell’ortofrutta italiano hanno raggiunto nel 2017 il record di 5,2 miliardi di euro, aumentando del 2% sull’anno precedente. La Germania, continua la Coldiretti, è la principale importatrice, acquistando dal Belpaese un terzo del totale esportato. Ma questo primato, che dimostra ancora una volta come “made in Italy” sia sinonimo di qualità in tutto il mondo, è messo in pericolo, secondo la Coldiretti, dalle importazioni di prodotti ortofrutticoli da altri Paesi, che nel 2017 hanno fatto segnare un balzo del 5% per un valore che sfiora i 5 miliardi di euro.
Un fenomeno indubbiamente spinto, denuncia Coldiretti, dagli accordi che favoriscono le importazioni, come il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli e zucchine o all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi. Accordi, sottolinea ancora la Coldiretti, fortemente contestati perché nei Paesi di origine è spesso permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa. Il risultato è un flusso di prodotti ortofrutticoli delle più svariate provenienze che, però, molto spesso perdono la loro identità, la loro origine e vengono spacciati come made in Italy. A preoccupare ci sono ora, conclude la Coldiretti, anche le trattative in corso per i prodotti frutticoli con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay).

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