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MACFRUT

Le IG della filiera ortofrutticola italiana valgono 400 milioni di euro, export +25% dal 2015

Ismea: adesso la sfida dell’aumento dei costi di produzione, che a marzo fanno segnare il +22% su base annua. E calano i volumi delle vendite

Un comparto che vale il 10% della superficie agricola utilizzata italiana, un sistema di organizzazioni di produttori che storicamente fa della filiera ortofrutticola una delle più organizzate, un valore alla produzione delle Indicazioni Geografiche di 400 milioni di euro per 550.000 tonnellate annue di prodotto certificato, un export cresciuto quasi del 20% dal 2015 al 2021, con un incremento dell’avanzo commerciale del 35% nello stesso periodo: sono i numeri del sistema-ortofrutta in Italia, che si trova adesso ad affrontare le sfide costituite dall’aumento dei costi di produzione, che fra carburanti, fertilizzanti e energia elettrica, a marzo 2022, fanno segnare un +21% su base annua, e un +12% sul dicembre 2021. Sul mercato, il confronto del primo trimestre 2022 (con lo stesso periodo del 2021), rispecchiando l’aumento dei costi di produzione, fa rilevare un’accelerazione dei prezzi dell’ortofrutta al dettaglio e una contrazione dei volumi acquistati (significativo il calo delle quantità rispetto alla media degli ultimi 3 anni), anche se nell’analisi generale vanno considerati fenomeni congiunturali legati alla scarsa disponibilità di alcuni prodotti, come pere, kiwi, pomodori e zucchine. È lo scenario, evidenziato da Ismea a Rimini, nel convegno MacfrutFiliera ortofrutticola: dall’analisi dei costi alla creazione del valore”, che ha focalizzato l’attenzione sugli elementi in grado di creare valore aggiunto per il comparto, e sugli ostacoli da superare per riuscirci. Si parte dalla sostanziale “staticità”, ormai da qualche anno, delle organizzazioni di produttori, che mostrano spesso problematiche di sottodimensionamento o di efficienza funzionale. Basti pensare che le organizzazioni di produttori aggregano ancora il 50% della produzione, e che solo solo l’8,7% delle organizzazioni di produttori, in termini di valore della produzione commercializzata, superare i 50 milioni di euro, mentre il 50,8% si colloca fra i 10 e i 50 milioni di euro, e il 40,5% sta sotto i 10 milioni di euro.

“Il settore ortofrutticolo, nonostante ormai si stiano diffondendo numerose best practices, ha ancora difficoltà a creare valore e a farlo percepire al consumatore finale”, ha detto il presidente Ismea Angelo Frascarelli. “Una quota importante di consumatori percepisce la categoria ortofrutticola come prodotto a basso costo, e il percorso per la creazione di valore nel prodotto passa, oltre che dalla necessaria crescita del sistema delle organizzazioni di produttori, anche da quegli ambiti più adatti a generare valore, come le filiere con prodotti a indicazione geografica, il bio, le filiere integrate, i mercati esteri, nonché qualità, gusto e facilità d’uso”.

“Negli ultimi due anni il settore ha vissuto una contingenza molto difficile per il sommarsi di alcuni fattori come le avversità climatiche unite a problemi strutturali”, aggiunge Renzo Piraccini, presidente Macfrut. “Oggi c’è una visione più ottimistica del futuro, che prende lo spunto da una campagna commerciale che si apre sotto i migliori auspici (non ci sono stati danni significativi da eventi climatici calamitosi) e dal dinamismo delle nostre aziende capaci di mettere a segno il record di export nel 2021. Quanto avvenuto negli ultimi tempi, e mi riferisco a Covid e tensioni internazionali, e il conseguente forte aumento dei costi del trasporto, porteranno a una globalizzazione più selettiva, creando nuove opportunità per le imprese. Macfrut 2022 è lo specchio di una filiera italiana che vuole ritrovare un nuovo protagonismo in Europa”.

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