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L’incoronazione di Carlo III, “re-agricoltore”, tra banchetti diffusi e ricette vegetariane

Produttore ed ecologista, da sempre in prima linea per l’ambiente e la sostenibilità, è anche un grande appassionato di vino e cibo made in Italy

Ecologista da decenni, imprenditore agricolo, paladino dell’ambiente, fine gourmet: mancano solo pochi giorni all’attesissima e fastosa incoronazione - il 6 maggio all’Abbazia di Westminster, insieme alla moglie Camilla ed a 2.000 invitati blasonati, tra famiglie reali, capi di stato e vip - di re Carlo III, un monarca da sempre particolarmente vicino al mondo del food & wine. Grande appassionato di cibo e vino italiano (oltre che sostenitore storico di Slow Food e sommelier ad honorem), con amicizie consolidate con le grandi famiglie del vino del Belpaese, come i Frescobaldi, e numerosi viaggi in Italia in cui la scoperta di sapori e territori è stato uno dei fil rouge, King Charles presta da sempre grande attenzione a quello che viene messo sulla tavola: non mancano dunque le curiosità e le anticipazioni riguardo agli aspetti conviviali della sua incoronazione. A partire dalla scelta controcorrente di abolire il tradizionale e sontuoso ricevimento di corte per lanciare invece un banchetto innovativo, “diffuso” e democratico, il Coronation Big Lunch: mentre subito dopo l’incoronazione il re e la regina si concederanno un pranzo privatissimo e ristretto a Buckingham Palace (solo per la famiglia e il personale anziano, prima di un’apparizione sul famoso balcone), domenica 7 maggio, in tutto il Regno Unito, piccoli e grandi gruppi di persone - familiari, amici, vicini di casa, comunità - festeggeranno tutti insieme, nei giardini privati, nelle strade e nei parchi, in una sorta di “connessione” virtuale a tavola che coinvolgerà con migliaia di eventi l’intera nazione, per celebrare una giornata storica e condividere amicizia, cibo e divertimento.
Il Big Lunch è un’iniziativa, ideata dalla onlus Eden Project Communities, che la regina Camilla sponsorizza dal 2013, e il cui obiettivo è utilizzare il cibo come mezzo per riunire le comunità. La onlus mette a disposizione per la giornata un kit completo (da scaricare sul sito) con bandierine e decorazioni. Carlo e Camilla hanno scelto anche il piatto ufficiale dell’evento, ovvero la “Quiche dell’incoronazione”: una ricetta vegetariana a base di spinaci, fave, formaggio e dragoncello. In un video diffuso sull’account Instagram ufficiale della famiglia reale, si vede una chef preparare la ricetta, così che tutti possano replicarla a casa. E chissà che non diventi iconica come quella che contrassegnò l’incoronazione della Regina Elisabetta, il “Coronation Chicken” (un’insalata di pollo, maionese e spezie), servita al banchetto della monarca nel 1953. Sempre il 7 maggio, al Castello di Windsor, il re e la regina si godranno, insieme a 20.000 fortunati spettatori, un concerto con grandi nomi della musica internazionale (da Andrea Bocelli ai Take That, senza Robbie Williams, a Katy Perry e Lionel Richie) che sarà trasmesso in diretta dalla BBC. Secondo i sondaggi, 3 britannici su 4 si recheranno al pub, nel fine settimana dell’incoronazione, con Heineken che prevede la cifra record di 36 milioni di pinte di birra versate, nei pub autorizzati a rimanere aperti fino all’una di notte per celebrare l’evento, oltre ad un boom degli spumanti inglesi che saranno versati per l’occasione. Come il Royal Collection Coronation 2023 English Sparkling Wine, un Millesimato (a base di Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier) prodotto appositamente per l’incoronazione nella tenuta di Highgrove, residenza privata di Carlo dal 1980. Si tratta di un’edizione limitata, dal costo di 45 sterline, che fa parte della collezione ufficiale di memorabilia creata per l’evento, che comprende anche sciarpe e peluche, e il cui ricavato andrà in beneficienza. Nessuna comunicazione trapela da Buckingham Palace sui brindisi privati dei reali, che stapperanno sicuramente bottiglie di grandissimo pregio, visto l’amore di re Carlo III per il vino: ma si possono fare sicuramente previsioni sui cocktail, da sempre i drink prediletti nella Royal Family (la Regina Elisabetta amava notoriamente il Gin Tonic, come anche la Regina Madre, scomparsa nel 2002 a 101 anni, che ne beveva fino a quattro al giorno). Nella Beverage list ufficiale dei Windsor c’è sicuramente il Gin Buckingham Palace, nato nel 2020 e prodotto con le botaniche raccolte nei giardini del palazzo, sotto la supervisione del giardiniere Mark Lane. La Regina Elisabetta d’Inghilterra aveva svolto un ruolo attivo nella sua creazione, assaggiando i sample di volta in volta proposti. La verbena, il biancospino, l’alloro, il gelso sono alcune tra le dodici componenti botaniche selezionate nei giardini, mentre i fiori di camomilla sono utilizzati per una componente floreale. Tra gli spirits preferiti c’è anche il Porto Taylor’s, che arriva dalle “Quintas” (tenute) più pregiate nella regione dell’Alto Douro e detiene il sigillo di Fornitore Ufficiale della Casa Reale d’Inghilterra. Il Vintage Classic Port di Porto Taylor’s è addirittura tra i migliori e i più rari tra tutti i vini Porto. Non mancherà sicuramente il Cognac Hine, uno dei più prestigiosi al mondo e unica azienda di cognac a detenere l’esclusivo Royal Warrant, vale a dire il sigillo di fornitore ufficiale della Casa Reale. Nei suoi 250 anni di storia, la Maison Hine si è affermata in tutto il mondo come specialista nella produzione di millesimati, un’autentica rarità nel settore del cognac. Infine, nel bicchiere del re potrebbe esserci anche il whisky Laphroaig, che arriva da una delle distillerie più antiche e famose della Scozia, nell’isola di Islay. Dal 1994 Laphroaig è infatti l’unico whisky scozzese a potersi fregiare del Royal Warrant, un titolo che gli è stato conferito direttamente dall’allora Principe di Galles, grande esperto di whisky e amante del Laphroaig 15 Years Old. Una passione dimostrata in varie occasioni, dalla scelta del Laphroaig per festeggiare i suoi 60 anni o quando nel 2015, con la moglie Camilla, ha presenziato alla festa per i 200 anni della distilleria.
Ma gli impegni conviviali per Carlo e Camilla inizieranno in realtà dal giorno precedente all’incoronazione: il 5 maggio, secondo il “Daily Mail”, il re e la regina offriranno un ricevimento a Buckingham Palace per salutare i loro ospiti. Non una tradizionale cena da seduti, ma un evento più informale, seppure con teste coronate e capi di stato, inclusi quelli che per motivi di spazio sono stati esclusi dalla cerimonia di incoronazione a Westminster. Certamente ben diverso dal famoso banchetto di re Giorgio IV nel 1821, così sontuoso che accanto alla Westminster Hall furono costruite 23 cucine temporanee per produrre 160 zuppiere di zuppa, insieme a 3.271 piatti freddi.
Re Carlo III è da sempre attento ai temi dell’agricoltura. Non solo come produttore di alimenti biologici, allevatore e produttore di vini nella sua tenuta di Highgrove, nel Gloucestershire, in cui produce una linea di prodotti, la Duchy Organic - tra frutta, salumi, uova e marmellate - che vengono venduti nei supermercati Waitrose in tutta la Gran Bretagna. Ma Carlo è anche un sostenitore degli agricoltori inglesi, per esempio con il “The Prince’s Countryside Fund”, lanciato nel 2010, in veste di Principe del Galles, per supportare le famiglie agricole del Regno Unito. Re Carlo, da tempo, è anche amante dell’Italia e del suo patrimonio vinicolo, agricolo e gastronomico, come raccontano tante cose che WineNews, negli anni, ha riportato. A partire dall’amicizia storica della famiglia Windsor con la famiglia Frescobaldi, che, da settecento anni, ha rapporti con la Corona inglese, della quale, per il vino e per l’olio, è fornitrice storica, anche grazie alla personale frequentazione di Bona e Vittorio Frescobaldi con la Real casa, tra i pochissimi italiani tra gli invitati al matrimonio di William, figlio di Carlo, con Kate Middleton, ai quali donarono il Brunello di Montalcino Riserva di Castelgiocondo, senza dimenticare la visita, nel 1986, di Carlo in Toscana.
Un legame, quello di Carlo III con il vino italiano, già sbocciato negli anni Ottanta del Novecento, e rinsaldato anche nel 2017, quando in veste di Principe di Galles, insieme alla compagna, Camilla Parker Bowles, duchessa di Cornovaglia e già presidente della United Kingdom Vineyards Association, a Firenze, a Villa Michelangelo, incontrò personalmente tanti protagonisti del vino italiano da Jacopo Biondi Santi, all’epoca alla guida della Tenuta Greppo Biondi Santi a Montalcino e della sua tenuta a Scansano in Maremma Toscana Castello di Montepò, a Giovanni Manetti (Fontodi), nel Chianti Classico, dalla famiglia Antinori a Vittorio Moretti, patron del gruppo Moretti (che comprende Bellavista, Contadi Castaldi, in Franciacorta, Sella & Mosca in Sardegna e Teruzzi, a San Gimignano), oltre, ovviamente, alla famiglia Frescobaldi, nell’incontro organizzato da Franco Ricci, patron della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), che, in quell’occasione, consegnò a Carlo e Camilla il diploma di Sommelier d’Onore.
Un sovrano amico del vino italiano, dunque, ma dell’Italia tutta, anche sul fronte enogastronomico e agricolo. Che ha conosciuto anche grazie al lavoro impagabile di Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, che sapendo delle sensibilità di Carlo sui temi dell’agricoltura lo invitò al Salone del Gusto, nel 2004, con Carlo d’Inghilterra che, insieme a Petrini, visitò anche la Banca del Vino, si innamorò del progetto Slow Food, e se ne fece entusiasta promotore in Inghilterra. Nacque un’altra amicizia con Petrini, che Carlo, tra le altre occasione, rincontrò ancora a Firenze nel 2017, ai Magazzini del Sale del compianto chef Fabio Picchi, dove Petrini raccontò a Carlo e Camilla il valore dei prodotti artigianali dei territori colpiti dal terremoto che devastò parte del centro Italia. E non mancano curiosità, come quando, nel 2009, l’allora principe Carlo affidò allo chef stellato e salumiere Massimo Spigaroli, dell’Antica Corte Pallavicina, i suoi maiali di antiche razze inglesi, per capirne le potenzialità. Amante del vino italiano, attento alle tematiche ambientali, e all’agricoltura di tradizione così come a quella innovativa, Carlo III, che, nel maggio 2022, ha aperto alla genetica green, annunciando che “il Genetic Technology (Precision Breeding) Bill svilupperà il potenziale delle nuove tecnologie per promuovere un’agricoltura ed una produzione alimentare efficiente e sostenibile”.
Re Carlo III sembra avere da sempre idee chiare su temi come l’agricoltura biologica e lo sviluppo sostenibile. E, vista l’influenza che ha la monarchia inglese, in termini di visioni e opinioni, con una portata ben più ampia del Regno Unito e dei 56 Paesi che fanno parte del Commowealth, potrebbe segnare, a suo modo, una svolta nel rapporto tra agricoltura, sostenibilità e lotta al cambiamento climatico, vera emergenza del mondo intero.

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