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ACQUISIZIONI

Marchi italiani che tornano in Italia: è la volta di Beltè comprato da Sibat Tomarchio

I tè freddi rientrano in patria dopo la parentesi olandese. La presidente Maria Cristina Busi: “investiamo nel nostro territorio: la Sicilia”
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Marchi italiani che tornano in Italia: è la volta di Beltè

“Che sete, che buono, che gusto. Uè, tutti vogliono Beltè”. Ad esclamarlo era Massimo Boldi mentre, vestito da cammello, recitava in uno spot pubblicitario della Beltè datato 2001 e che si chiudeva con il solito jingle cantato: “Beltè, Beltè, più buono proprio non ce n’è”. Ma a “volere” il Beltè, 25 anni dopo, stavolta è stata la Sibat Tomarchio, società siciliana specializzata nella produzione di bibite della famiglia Busi, a cui fa capo anche la Sibeg, imbottigliatore esclusivo per la Sicilia di Coca-Cola, che ha riportato dopo anni lo storico marchio di tè freddi imbottigliati creato da Sanpellegrino, e poi ceduto all’olandese Refresco Group, di nuovo sotto un timone italiano.
Una storia, di made in Italy che “ritorna a casa”, che ricorda anche la recente vicenda della Plasmon, storica azienda italiana di alimenti per l’infanzia fondata a Milano, ceduta alla statunitense Kraft Heinz e poi comprata dal big alimentare italiano NewPrinces Group, che ha “rimpatriato” anche Delverde, Centrale del Latte e Giglio, e comprato anche Carrefour Italia, ma anche dei grandi player che fanno acquisti all’estero come il Gruppo Ferrero che ha comprato l’americana Wk Kellogg, tra i “big” nella produzione dei cereali per la prima colazione e con una lunga e prestigiosa storia ultracentenaria alle spalle.
“È una scelta che unisce visione industriale e responsabilità verso il territorio: mettere radici più profonde per crescere più lontano - ha detto la presidente Sibat Tomarchio, Maria Cristina Busi Ferruzzi - portiamo Beltè dentro un progetto industriale solido, fatto di competenze, persone e investimenti che continuano a generare valore in Sicilia. Vogliamo continuare a investire nel nostro territorio e questa operazione parla di sviluppo, nuove traiettorie e fiducia”. Ferruzzi sottolinea anche che “l’operazione s’innesta in una fase di grande evoluzione della nostra storica azienda, che nel 2026 compie 106 anni: affiancare al brand Tomarchio un altro marchio storico italiano, significa ampliamento dell’offerta, rafforzamento della presenza nella Grande distribuzione e accelerazione della crescita fuori dalla Sicilia. In un momento in cui spesso il valore si sposta altrove, noi scegliamo di fare il contrario: investire sul territorio e per il territorio, perché qui c’è know-how e un’energia imprenditoriale e professionale che non ha niente da invidiare a nessuno”.

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