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API E AMBIENTE

Miele, gli apicoltori italiani chiedono politiche di rilancio. “Non chiamateci hobbisti o amatori”

Il messaggio della Fai (Apicoltori Italiani) in Commissione Agricoltura: patrimonio da difendere. L’Italia è il quarto Paese in Europa per alveari (1,
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Miele, gli apicoltori italiani chiedono politiche di rilancio

Con oltre 56.000 apicoltori, 1,6 milioni di alveari e 256.000 sciami l’Italia è il quarto Paese su scala europea, con un valore ecosistemico di 150 miliardi di euro. Numeri in crescita costante, che riguardano un indotto articolato di produzioni dell’alveare (miele, polline, pappa reale, propoli, idromele), servizi di impollinazione all’agricoltura e all’ambiente, tecnologie e attrezzature apistiche, laboratori per le analisi del miele, ricerca specializzata e un’ampia parte di società che guarda agli apicoltori come esempio didattico nella scuola. Dati illustrati, ieri, dalla Fai (Federazione Apicoltori Italiani) all’audizione della Commissione Agricoltura e Attività Produttive del Senato fdella Repubblica.

“La legge classifica l’apicoltura attività di interesse nazionale, finalizzata a garantire l’impollinazione naturale e la biodiversità - spiega il presidente della Fai, Raffaele Cirone - non chiamateci “hobbisti” o “amatori, sono categorie inesistenti sotto il profilo legislativo e sminuiscono chi non sceglie la strada del reddito o dell’allevamento commerciale. In realtà gli apicoltori sono tutti allevatori con un elevato livello professionale teso a preservare anche una sola famiglia di api. Questo patrimonio dell’Italia va difeso nell’interesse di tutti”.

Un tema, l’apicoltura, che mette d’accordo i gruppi parlamentari, dalla Lega del presidente della Commissione Agricoltura al Senato della Repubblica Giampaolo Vallardi al M5S, dal Pd a Forza Italia, tutti concordi, almeno a parole, nel considerare l’apicoltura comparto meritevole di maggiori attenzioni da parte delle istituzioni, cui si chiede di attivare politiche di difesa e rilancio.

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