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ANTEPRIME

Nebbiolo Prima e Grandi Langhe 2020: Barolo, Barbaresco e Roero alla prova del clima

Dal 2014 al 2017, i risultati nel bicchiere di annate complesse di un territorio in crescita, fra grattacapi agronomici, enologici e comunicativi

Le Langhe, uno dei territori più importanti dell’Italia e del mondo del vino, come tutti, fanno i conti con il cambiamento del clima. Orizzonte costante di questi anni della viticoltura, ma che il territorio di Barolo e Barbaresco, e non solo, possono affrontare con un presente fatto di una certa solidità economica, e con grandi annate in bottiglia, nonostante vendemmie difficili. Sintesi del sentiment che emerge da Nebbiolo Prima (evento di Albeisa), appena conclusa, che lascia spazio a Grandi Langhe, oggi e domani ad Alba, con la firma del Consorzio di Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani (insieme a quello del Roero), che a febbraio, poi, volerà a New York, il 4-5 febbraio, per la prima edizione in assoluto di “Barolo e Barbaresco World Opening”, con 200 produttori, chiamando a raccolta il meglio della critica e dei media mondiali insieme alla grande cucina di Massimo Bottura, alla musica del fenomeno internazionale Il Volo e la conduzione del celebre Alessandro Cattelan. Intanto, i numeri dell’economia parlano chiaro: l’export enoico del Piemonte, di cui le Langhe sono pilastro primario, nel 2018 ha superato il miliardo di euro, e nei primi 9 mesi del 2019 la crescita è stata del 5,2, secondo l’Istat. Una solidità economica che fa ben sperare per il futuro, anche grazie ai vini che entrano in commercio in queste ore, le nuove annate e riserve di Barolo, Barbaresco e Roero, frutto di vendemmie felici, come la 2016, e altre non proprio facili, come la 2014 e la 2017 (per opposti motivi). Andamenti irregolari che mettono alla prova il territorio delle Langhe economicamente sano, che lavora su circa 10.000 ettari per poco più di 62 milioni di bottiglie coprendo 10 denominazioni d’origine diverse. Per il Barolo, nel 2015, dai suoi 2.091 ettari si è superata per la prima volta la produzione di 14 milioni di bottiglie, facendo desistere il Consorzio a indire l’annuale bando di ampliamento di 20 ettari della Denominazione (che ormai cresce dal 2010). “Una scelta dettata solamente dalla cautela - ha dichiarato Emanuele Coraglia, referente per la parte tecnica del Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani - in attesa di vedere come i mercati reagiscono a questo aumento significativo di bottiglie immesse”. Più stabile la produzione di Barbaresco, invece, attestata intorno a 4,5 milioni di bottiglie del 2015 da 750 ettari, con crescita regolare annua di impianti di 7 ettari.
Entrambe, sia il Barbaresco che il Barolo, sono denominazioni caratterizzate da aziende familiari: nel Barolo oltre il 60% (172 su 351) produce meno di 30.000 bottiglie l’anno di Barolo (2.300.000 in totale, circa il 18% della produzione totale) contando su una media di 5 ettari ciascuna. Una garanzia di filiera corta ancora più marcata nel Barbaresco, dove è l’87% a produrre meno di 30.000 bottiglie, coprendo oltre il 32% delle 3.884.000 bottiglie prodotte. Le menzioni geografiche aggiuntive, introdotte per il Barolo nel 2010 e per il Barbaresco nel 2007 (nate non tanto per definire graduatorie qualitative, ma per dare un ordine e un valore storico e territoriale), stanno lentamente entrando a far parte delle strategie aziendali. Nel 2014, ad esempio, le dichiarazioni a vendemmia hanno toccato in entrambe le denominazioni il 50%, mentre ne sono state poi effettivamente imbottigliate il 25%: a garanzia del fatto che i vignaioli stessi sono disposti anche a rinunciarvi, se non sono pienamente convinti del risultato a fine maturazione del vino.
Discorso a parte merita il Roero, piccola denominazione nata nel 2014 che oggi contribuisce con i suoi 2.475 ettari ai 10.000 nominati prima, di cui 249 dedicati al Nebbiolo con una produzione di oltre 482.000 bottiglie nel 2017. “Dalla fondazione ad oggi gli ettari iscritti all’albo sono aumentati del 20% - ha spiegato Francesco Monchiero, presidente del Consorzio Tutela Roero - segno positivo dettato sia dall’aumento di aziende, che dal contributo di leve giovani”. A differenza di Barbaresco e Barolo (che, trovando situazioni spesso già definite, hanno pagato in compromessi un certo ritardo storico), qui le menzioni geografiche aggiuntive sono state delineate dai produttori seguendo la conformazione geografica e le esposizioni degl’impianti. Un praticità pedo-climatica che definisce anche i due tipi di Nebbiolo che produce questa denominazione: più strutturati dai terreni argillosi (che necessitano, quindi, di maturazioni più lunghe per diventare Roero Riserva) e più eleganti e pronti da terreni sabbiosi, ottimi per i Roero Annata, certo con le dovute eccezioni aziendali e, ancor più, annuali.
Confrontarsi con tante versioni diverse di Nebbiolo - uva principe del Piemonte che è riuscita ad affascinare mezzo mondo (o forse tutto) - in annate così diverse fra loro, è un esercizio decisamente stimolante, che riesce a dare una buona misura, non solo della capacità di adattamento e reazione del vitigno alle condizioni pedo-climatiche a cui viene sottoposto, ma anche del polso e della maturità di gestione che i vignaioli (e il territorio che vanno a rappresentare) riescono ad attuare. La vite, del resto, è un albero rampicante, e come tutti gli alberi deve - originariamente - diffondersi in natura casualmente, senza sapere in che tipo di situazione e terreno si troverà a crescere. Questo la rende molto adattabile alle risorse che via via trova. E se vale per la vite, vale ancor di più per i vitigni autoctoni, di cui l’Italia è ricca e di cui il Nebbiolo fa parte.
Le viti piantate in un vigneto sono, però, sottoposte a forzature e a condizioni di stress ormonale, dovute allo spazio limitato, all’organizzazione dell’impianto e alle pratiche agronomiche che si mettono in atto, ed è per questo che, secondo il professor Monticelli, docente agronomo presso la Scuola Enologica Umberto I di Alba, “l’obiettivo del produttore di vino non dev’essere quello di predisporre la vite alla produzione, ma di attuare interventi che provvedano al benessere diffuso delle piante all’interno del vigneto”. Benessere - dalla chioma alle radici - che permette poi di ottenere una produzione ottimale di uve e quindi di vino, ma che permette anche alle piante di crescere più equilibrate e quindi più resistenti anche ai sempre più frequenti eventi atmosferici estremi e alle sue conseguenze anche in termini di pressione patogena.
Queste annate profondamente diverse hanno conseguenze non indifferenti sulle piante, sulla terra su cui crescono e, di conseguenze sull’uva che si raccoglie e il vino che se ne ottiene. La crisi climatica, del resto, sta interessando anche le Langhe, coi suoi eventi repentini (bombe d’acqua e grandinate), periodi stagnanti (siccità, calore, umidità) e generiche condizioni meteorologiche irregolari e “fuori stagione”, le quali influenzano i cicli fisiologici della vite e di conseguenza anche le tipicità aromatiche delle uve langhesi, Nebbiolo compreso. Cambiamenti che i produttori di vino (ma non solo) faticano a gestire, soprattutto nel lungo periodo, ma anche a raccontare: perché richiedono, innanzitutto, una capacità di programmazione ed investimenti agronomici lungimiranti difficili da attuare in mancanza di dati solidi scientifici (che non mancano, ma spesso non vengono cercati, né tanto meno diffusi) e perché dall’altra parte “mancano professionisti in grado di creare ponti di comunicazione chiari e precisi sia fra la scienza e i produttori, sia fra i produttori e i consumatori”, come ha spiegato Mauro Buonocore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, che ha messo insieme gli esperti di fisica, calcolo, economia, agronomia e comunicazione, per costruire modelli di predizione climatici e trovare risposte concrete ai problemi socio-economici che le popolazioni dovranno affrontare con l’aumento previsto delle temperature.
“Esistono soluzioni concrete che la scienza è in grado già oggi di dare, insieme alle previsioni” ha sostenuto Buonocore nell’invitare giornalisti e produttori a rimettere in comunicazione la ricerca scientifica con chi quotidianamente fa i conti con la crisi climatica. Ad esempio studi climatici divisi per settori larghi ognuno 5 chilometri attuati a Prato, che danno informazioni solide in campo previsionale per attuare reazione positive di lungo periodo agli eventi atmosferici. Progetti che avrebbero di certo un utilizzo utile nel caso di gelate, come quelle che hanno stroncato non solo la produzioni, ma intere piante nei vigneti delle Langhe nell’Aprile 2017, oppure nel caso degli intensi fenomeni piovosi registrati nel 2014, o ancora nelle lunghe settimane di siccità sempre più frequenti.
Vediamole, quindi, nel concreto queste 4 annate così diverse che hanno accompagnato i vini del Roero, Barolo e Barbaresco. Un 2017 (che interessa l’anteprima di Roero e Barbaresco) dall’inverno mite e una primavera calda, entrambe con poche precipitazioni, che hanno risvegliato in anticipo le viti, messe in difficoltà sia a fondovalle che in cima alle colline (a causa del vento) da una gelata a fine Aprile. Le temperature alte dell’estate solo parzialmente sono state mitigate dalle nottate fresche, costringendo le viti a interrompere i processi metabolici. Vendemmia, quindi, anticipata (di due settimane - fra le più precoci), ma con gradazioni alcoliche e ph nella norma, bassi valori di acidità totale e minore resa. Ne sono risultati vini tendenzialmente profumati, ma più squilibrati al sorso, con una tendenza amarognola a fine sorso per il Roero e qualche squilibrio gustativo per il Barbaresco (con Treiso che però stupisce per punte di eleganza).
L’inverno 2016 (in riferimento al Barolo Annata e al Roero Riserva) ha apportato buone riserve idriche ma tardive (febbraio e marzo) ritardando il risveglio delle piante e lo sviluppo fenologico, protratto fino alla fine dell’estate a causa di una primavera fresca e piovosa e un’estate senza picchi di calore significativi che si è protratta a lungo, permettendo di vendemmiare un Nebbiolo a maturazione ottimale a partire da metà ottobre, che ha beneficiato di buone escursioni termiche autunnali. Ne sono nati vini intensi, dai tannini ancora decisi, netti profumi varietali e ottime capacità d’invecchiamento (sia per il Roero Riserva, ma indubbiamente per il Barolo Annata, in modo significativo per le zone di Monteforte d’Alba e Verduno).
Si ricorda caldo il 2015 (per il Barbaresco Riserva), non stabilmente ma per i picchi di calore. Le abbondanti nevicate invernali e la primavera mite hanno sicuramente aiutato le piante a farvi fronte, regolandone bene il ciclo vegetativo e non mandandole in stress idrico. Una buona gestione agronomica per diminuire l’irradiamento solare dei grappoli è stato necessaria. Un leggero anticipo di vendemmia per il Nebbiolo, che ha presentato concentrazioni insolite di tannini, buona acidità totale (6,5 grammi/litro) e gradazioni alcoliche significative (14-14,5% vol), caratteristiche gestite abbastanza bene dai produttori di Barbaresco Riserva. Il Barolo Riserva, infine, si è presentato per il 2014, complesso per umidità, temperature basse e pressione patogena, che hanno determinato una diminuzione della produzione d’uva e un risultato enologico mediamente buono, ma non sorprendente. Il Nebbiolo in particolare ha potuto godere di un settembre e ottobre decisamente migliore rispetto ai mesi precedenti, beneficiandone in extremis dal punto di vista della maturazione. Pochissime, in ogni caso, le etichette presentate.
Qui di seguito i migliori assaggi della redazione.

BAROLO
Morra Diego, Barolo Monvigliero 2016
vino dal naso elegante di rosa, fragola e viola, altrettanto gentile e bilanciato in bocca, leggermente agrumato
Pelassa, Barolo San Lorenzo di Verduno 2016
ricorda le dune profumate di elicriso, fiori di rosmarino e muschio, ma non mancano la violetta e la rosa; il sorso complesso è dolce, di lunga freschezza e buona sapidità, succoso infine
Fratelli Barale, Barolo Bussia 2016
sorso elegante, caldo ed accogliente, profumato di fiori rossi e fragola, dal tannino ben presente che infine concede spazio a sapidità e freschezza
Borgogno, Barolo Liste 2016
un naso dolce e pepato, profumato di arancia rossa e dragoncello che ritornano anche in bocca compensando un sorso molto aderente e centrale
La Fusina, Barolo Perno 2016
chinotto, erbette, muschio, arancia rossa e uva spina: naso complesso per un sorso dal tannino deciso ma non invadente, che parte dolce e finisce fresco
Bruna Grimaldi, Barolo Bricco Ambrogio 2016
rosa netta, poi lamponi e la freschezza delicata dei fiori di rosmarino; sorso bilanciato, fresco e pepato, che finisce coerente al naso
Brovia, Barolo Brea Vigna Cà Mia 2016
ciliegia croccante, lamponi e violetta a cui in bocca si arricchisce di rosa; caldo e centrale, il sorso si aggrappa piacevolmente alla bocca finendo profumato
Batasiolo, Barolo Briccolina 2016
ciliegia e spezie, qualche nota di aromi freschi, per un vino che si evolve largo, sapido in entrata e fruttato lungo tutto il sorso
Mauro Sebaste, Barolo Cerretta 2016
ha la profondità del bosco e la sua freschezza, con dolci ricordi di ciliegia al naso, questo vino fruttato in bocca, che evolve poi sapido e caldo
Dosio, Barolo 2016
un naso croccante di ciliegia ma non di meno caldo, e un sorso sapido e pepato, che chiude infine fresco promettendo eleganza nel tempo
Gagliasso Mario, Barolo Torriglione 2016
un naso vivo e piacevole di rosa e fragola, un sorso altrettanto fresco, leggero e profumato, che si svolge centrale con ritorni di rosa
Alessandria Fratelli, Barolo San Lorenzo di Verduno 2016
c’è la dolcezza della ciliegia e della vaniglia, sai al naso che in bocca, dove il tannino la bilancia bene, cedendo poi spazio alla freschezza e al finale di violetta
Vajra, Barolo Bricco delle Viole 2016
vino profondo, dolce di pesca e ciliegia, fresco di uva spina, si dipana con decisione ma senza mai risultare spiacevole
Poderi Luigi Einaudi, Barolo Cannubi 2016
naso vivo di frutta croccante e fiori freschi con un tocco agrumato, per un sorso fresco e pepato, molto aderente che cede inesorabile verso un ricordo di rosa
Boroli, Barolo Brunella 2016
La rosa e le radici, si presentano anche al sorso, avanzando prima dolci, poi balsamici, finendo caldi e satolli
Bava, Barolo Scarrone 2016
speziato e fruttato questo naso: arancia rossa, rosa canina, mentolato anche in bocca, dove prevalgono inizialmente le durezze per poi addolcirsi e regalare ritorni minerali
Broccardo, Barolo Bricco San Pietro 2016
sentori più balsamici che dolci: chinotto, alloro, menta e poi violetta, per un sorso che volve dolce, fresco, poi aderente per chiudere floreale

BARBARESCO
Masseria, Barbaresco Masseria 2017
dolce di pesca, asprigno di melograno e leggermente mentolato, chiude con un leggera nota ammandorlata, ben integrata nel sorso
Adriano Marco e Vittorio, Barbaresco Sanadaive 2017
violetta e lampone, note di sottobosco, un sorso ballerino che invade la bocca fresco e infine dolce
Manera, Barbaresco 2017
un naso largo, di frutti di bosco, arancia rossa e tamarindo, elegante in bocca ritorna con note di violetta e una buona complessità gustativa
Luigi Voghera, Barbaresco Cottà 2017
un sorso di fragola sorridente, dall’ingresso dolce e lo sviluppo sapido, leggermente amarognolo; un vino che sembra lieve ma si svela poi deciso
Prinsi, Barbaresco Gaia-Principe 2017
vino vino e croccante di fiori rossi e note di pesca, in bocca è garbato, quasi impalpabile e sì presente
Paitin, Barbaresco Serraboella Sorì Paitin 2017
naso di note fruttate e terziarie, di tabacco, il sorso inizia dolce, poi deciso, dal tannino centrale e aderente che poi cede alla ciliegia
Pelissero, Barbaresco Nubiola 2017
vino dal naso profondo e fruttato e dal sorso aderente, che cede il passo alla succosità profumata di ciliegia
Il Bricco, Barbaresco Il Bricco del Bricco 2017
naso netto di rosa damascena, accompagnata da garbate note balsamiche, sorso coerente dal tannino deciso ma non invadente
Pertinace, Barbaresco Marcarini 2017
fragoline e arancia rossa su fiori di rosmarino e melissa, che ritornano nel sorso succoso a cui si aggiunge la nota di rosa; piccantino e centrale
Castello di Verduno, Barbaresco Rabajà Riserva 2015
naso profondo e caldo, di ciliegia matura, melograno e note di tabacco, leggermente ematico anche al sorso, morbido e sapido dal bel tannino levigato
Marchesi di Barolo, Barbaresco Rio Sordo Cascina Bruciata Riserva 2015
naso lieve di rosa e arancia rossa, che si ripropongono al sorso con la dolcezza fresca di fragolina di bosco e un tannino definito
Massimo Rivetti, Barbaresco Serraboella 2015
naso caldo e pepato, condito di rosa appassita e arancia rossa si spiega profumato in bocca e leggermente vegetale in centro al sorso

ROERO
Bric Castelvej, Roero Bric Volta 2017
un vino garbato ed esile, dolce al sorso di fragoline di bosco ben accompagnato da freschezza e note agrumate
Marsaglia, Roero Brich d’America 2017
rosa appassita e note ematiche, dolce di fragola, per un sorso sapido, centrale e fresco di uva spina nel finale
Enrico Serafino, Roero Oesio 2017
lampone e note mentolate per un sorso piacevole e grazioso, sapido e pepato, ancora un po’ vegetale
Cascina Ca Rossa, Roero Mompissano Riserva 2016
vino elegante: fragolina di bosco e ciliegia croccante, che si ripropongono nel sorso ben bilanciato fra durezze e morbidezze
Pelassa, Roero Antaniolo Riserva 2016
molto fruttato di ciliegia e lampone, ha un sorso vivo, fresco e piacevole che chiude di rosa
Angelo Negro, Roero Sudisfà Riserva 2016
vino lineare e confortante, mentolato e profumato di rosa, che si sviluppa in bocca centrale e si addolcisce infine
Cascina Chicco, Roero Valmaggiore Riserva 2016
vino complesso e caldo al naso, floreale in bocca: inizia dolce, prosegue fresco e trova lunga aderenza tannica

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