In un’Italia che, nel 2024, contava 721.572 ettari vitati (per oltre il 90% destinati alla produzione di uva da vino, dati dell’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino-Oiv), e con una produzione considerata oggi eccessiva sull’andamento di mercato (44,3 milioni di ettolitri il risultato della vendemmia 2025), si discute, da tempo, di ridurre il potenziale produttivo, abbassando le rese per alcune tipologie di vino, mentre si inizia a discutere, in maniera più o meno esplicita, di espiantare qualche vigna.
Ma in un quadro variegato come quello del vino italiano, fatto da centinaia di denominazioni e migliaia e migliaia di produttori, c’è anche chi vuole investire per far crescere il proprio vigneto. Cosa che, secondo il regolamento europeo in materia, è possibile nella misura dell’1% all’anno in ogni Paese Membro. E, per chi volesse farlo, anche in questo 2026, dal Ministero dell’Agricoltura, arriva la notizia della proroga, fino al 17 aprile 2026 (invece che al 31 marzo 2026) della scadenza “per la presentazione delle domande di autorizzazioni per nuovi impianti dell’annualità 2026”. Anche in virtù del fatto che “l’applicativo “Autorizzazioni di nuovo impianto 2026” è stato oggetto di significativi aggiornamenti, che hanno determinato dei ritardi nel funzionamento della piattaforma Sian”, come si legge nel decreto ministeriale n. 99377 del 27 febbraio 2026, consultabile qui.
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