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SALUTE

Obesità, l’emergenza che colpisce sei milioni di italiani e un bambino su tre

Oggi, 4 marzo, è la “Giornata Mondiale”: in Italia crescono casi, complicanze precoci e abbandono delle cure. Oms: “pandemia non trasmissibile”
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Obesità, l’emergenza che colpisce sei milioni di italiani e un bambino su tre

Sei milioni di italiani convivono con l’obesità e un bambino su tre cresce già con un eccesso di peso: numeri che delineano una vera emergenza sanitaria, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) una “pandemia non trasmissibile”, e che oggi, 4 marzo, Giornata Mondiale dell’obesità, tornano al centro dell’attenzione. In Italia il 12% della popolazione è obesa e il 47% degli adulti è in sovrappeso, ma nonostante tre persone su quattro riconoscano l’eccesso di peso come un grave rischio per la salute, solo il 2,7% si percepisce come obeso, segno di un profondo divario tra consapevolezza e percezione di sé.
Il quadro appare ancora più preoccupante osservando i dati sull’età evolutiva: secondo il Global Obesity Observatory, nel 2025 in Italia circa 742.000 bambini tra i 5 e i 9 anni e 1,258 milioni tra i 10 e i 19 anni erano in sovrappeso o obesi, per un totale che supera i due milioni di minori, con migliaia già esposti a conseguenze metaboliche precoci legate all’eccesso di massa corporea, tra cui circa 148.000 casi di ipertensione, 68.000 di iperglicemia, 214.000 con trigliceridi elevati e oltre 417.000 con segni iniziali di malattia epatica metabolica associata al fegato grasso, indicatori che mostrano come il rischio cardiovascolare e diabetico inizi ben prima dell’età adulta.
A rendere il quadro ancora più critico è la scarsa aderenza alle cure: un paziente su due abbandona il trattamento entro il primo anno, come rilevato da Obesity Reviews, confermando quanto la gestione del peso richieda un approccio strutturato e di lungo periodo.
“Se l’obesità è una patologia cronica, va affrontata come tale, con stabilità e adattamento nel tempo”, sottolinea l’endocrinologa, ricercatrice e docente alla Sapienza Università di Roma Mikiko Watanabe, richiamando la necessità di percorsi terapeutici a 360 gradi che tengano conto anche della dimensione psicologica. Un aspetto cruciale, se si considera che il 17% dei pazienti seguiti dai Servizi di salute mentale presenta obesità contro circa il 10% rilevato nella popolazione generale, percentuale che sale in modo allarmante tra i giovani adulti (13,7% tra i 18-34enni rispetto al 5,5%), con un rischio quasi triplo rispetto alla popolazione generale, come emerge da un’indagine della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf). “L’obesità rappresenta una delle principali malattie croniche del nostro tempo e colpisce in modo particolarmente significativo le persone con disturbi mentali - spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, presidenti Sinpf - numerosi studi dimostrano che chi vive con disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia presenta un rischio doppio di sovrappeso e obesità rispetto alla popolazione generale”.
Sul fronte dell’obesità infantile, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma punta su interventi precoci e multidisciplinari per bambini tra i 6 e gli 11 anni, coinvolgendo attivamente le famiglie per ripristinare il corretto controllo del metabolismo: “non basta prescrivere una dieta, serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo”, evidenzia Melania Manco, dottoressa dell’Unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva dell’ospedale. I dati del Global Obesity Observatory indicano, inoltre, che quasi nove adolescenti italiani su dieci tra gli 11 e i 17 anni non raggiungono i livelli raccomandati di attività fisica e che fattori precoci, come l’esposizione a rischi nutrizionali e ambientali sin dall’infanzia, contribuiscono alla progressione dell’eccesso di peso lungo tutto l’arco della crescita.
In occasione della Giornata Mondiale, anche le associazioni ribadiscono l’urgenza di combattere lo stigma e rafforzare le tutele: “l’obesità non è una colpa, ma una malattia complessa, e troppe persone rinunciano a curarsi per vergogna o discriminazione”, conclude Iris Zani, presidente Amici Obesi, rilanciando l’appello a colorare di blu le sedi istituzionali come segno di vicinanza a chi vive questa condizione.

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