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Panorama

Vietato ai minori ... Alcol da sballo... Emergenza giovani. Cominciano prestissimo a bere, per socializzare o per piacere di più al gruppo. Poi aumentano i consumi fino a perderne il controllo. Così passano a un’autentica dipendenza, alla quale spesso si sommano altre droghe. Una ricerca radiografa una generazione in pericolo... Gioia si strizza l’abitino bianco. All’una di notte è venuto giù un acquazzone che all’improvviso ha fatto accorciare il solito sabato in disco teca. Nella pista centrale del Panjghjna, locale all aperto di Bertinoro. vicino a Forlì, la musica continua lo stesso a tambureggiare: ballare sotto i goccioloni è ancora più eccitante e anche il deejay grida al microfono: “Mai vista una notte così”. Gioia è zuppa che sembra appena uscita dalla doccia ed è parecchio preoccupata per le condizioni dei suoi stivaletti neri morbidi: prova a strizzare pure quelli. Quanti anni hai? “Quattordici, ho appena finito la terza media.” Cos’hai bevuto stasera? “Drink. Vodka alla pesca”. Quando hai bevuto per la prima volta superalcolici? “L’anno scorso, volevo provare per sentire com’era. I miei genitori se lo immaginano, perché mi hanno raccontato che alla mia età facevano così anche loro. Però gli ho detto che prendo il rum. Che ha meno gradi. Altrimenti non lo so se poi mi fanno uscire”. Eccola la ragazzina tipo di cui parlano le statistiche: un’adolescente che ormai gareggia con i coetanei maschi a chi si avvicina prima agli alcolici. E che, se perde il controllo, può finire a un passo dal coma etilico, come è successo a Milano alla prima “vittima” dell’ordinanza del sindaco Letizia Moratti che, fatto inedito in Italia, ha deciso a luglio di far pagare 450 euro di multa non soltanto a chi vende alcolici agli under 16, ma anche ai genitori dei minorenni che bevono.
Una fotografia del mondo della primissima gioventù, e dell’abitudine che ha di stordirsi a furia di cocktail, scaturisce da una ricerca nazionale coordinata dall’Osservatorio metropolitano sulle dipendenze patologiche di Bologna che il 15 settembre finirà sul tavolo del committente, il ministero della Salute. Fissa a 13 anni l’età media dell’iniziazione dei maschi all’alcol, mentre in genere per le femmine il rito si compie un anno dopo. E comunque, sia gli uni sia le altre hanno sorseggiato il primo bicchiere di birra o il drink, come rigorosamente lo chiamano Gioia e tutti i giovanissimi italiani, un anno prima di quanto è successo ai maggiorenni intervistati nell’indagine.
“L’uso dell’alcol è diventato uno stile di vita che annulla le differenze di genere. Su questo problema non viene dato un messaggio chiaro, come è stato fatto per esempio con le sigarette. Ed è saltata la rete dei controlli da parte della famiglia, del vicinato, della scuola” è la sintesi dell’epidemiologo e sociologo sociale Raimondo Maria Pavarin, uno degli operatori che più hanno il polso della situazione nel nostro Paese: suo (con Antonio Mosti) il recente studio Alcol e alcolismo in Emilia-Romagna. E suo è il coordinamento della ricerca di cui Panorama dà un’anticipazione. Due sono gli aspetti su cui Pavarin focalizza la propria riflessione: “Per quanto riguarda i significati, cioè il perché si beve, le differenze tra alcol e droga si stanno annullando. I giovanissimi usano gli alcolici perché sono facili da procurare, i più grandi si sballano con la cocaina”. Inoltre, ad allarmare sono le percentuali dei minorenni che sperimentano il mix droga più superalcolico. Su 3.548 intervistati, almeno un maschio su quattro e il 15 per cento delle femmine hanno mescolato nel corso della stessa serata drink e hashish (se non addirittura sostanze più pesanti). “Si tratta di comportamenti persistenti e che si ripetono con periodicità” rileva il curatore della ricerca. E le ragazzine (9,2 per cento) sono infastidite, se vengono criticate, più dei coetanei maschi (8,7): “Ciò vuoi dire che c’è chi si accorge degli abusi e li fa notare”.
“Vedere una ragaaza che ha bevuto mi fa strano, la sera stessa non mi innamorerei di lei. Poi se un altro giorno è diversa, allora...”. Nicola ha 17 anni, faccia pulita, jeans al ginocchio, fidanzato ventitreenne della sorella al seguito. E in mano il bicchiere di plastica dal contenuto blu elettrico. “E’ un cocktail che si chiama Invisibile, in genere arrivo fino a tre. Mi accorgo quando è ora di smettere e comunque il problema non c’è perché tanto non guido”.
Nicola è di Alfonsine, in provincia di Ravenna, e al Panjghjna in genere ci arriva con la corriera messa a disposizione dai gestori del locale, punto di ritrovo estivo degli adolescenti del Centro Italia. “L’ultima volta sono arrivati in 1.760 e il più grande poteva avere al massimo vent’anni” dice la titolare. Stasera a fare prevenzione ci sono anche gli operatori del Servizio tossicodipendenze (Sert) di Forlì con in testa il responsabile Enzo Polidori, ed è arrivato il direttore generale Claudio Mazzoni mentre i volontari della Croce rossa si sono dipinti fiori coloratissimi sul viso. Uno stand bianco di fronte a una delle tre piste disseminate nella grande pineta, manifesti che invitano all’uso del profilattico, opuscoli sui danni di droghe e alcol, un erilometro che, quando la musica si spegne, cioè alle 3 del mattino, servirà a controllare lo stato di chi deve rimettersi macchina o in motorino.
Nicola, lo sai che a Milano chi ha appena qualche mese meno di te non potrebbe bere un Invisibile? “Mi sembra un provvedimento un po’“sballato”. Se vai oltre l’uno con l’etilometro e ti tolgono la patente, ok. Ma una birra a 15 anni che male c’è se è una?”. Gli esperti definirebbero le sue parole “sottovalutazione del rischio”. E Raimondo Maria Pavarin direbbe, come dice, “che prima ancora dell’alcolismo, il pericolo è non solo quello di farsi male in un incidente stradale. Ma di finire a fare a pugni in una rissa o, per le femmine, di venire violentate”
In Italia il nesso tra alcol e stupri non è stato adeguatamente studiato, come invece succede nei paesi anglosassoni. “C’è una forte correlazione tra il consumo di alcol da parte dell’autore e della vittima di violenza sessuale” spiega Stefano Caneppele dell’istituto di ricerca Transcrime. Il quale cita le analisi eseguite a Londra dal Forensic science service su 391
donne stuprate: nell’81 per cento dei casi nelle loro urine è stata riscontrata la presenza di alcol e ben 233 di loro presentavano un tasso pari a 1,5 grammi per litro, tre volte superiore a quello ammesso per la guida nel nostro Paese.
“Mi è rimasta in mente una ragazza che una volta mi ha detto: “Avevo bevuto ed è stato difficile reagire e dire che non volevo farlo”” racconta Maria Gabriella Piatus, sostituto procuratore a Sassari. Nella sua esperienza professionale sono molti i casi di violenza connessi alle eccessive bevute del sabato sera. “Si esce, si beve birra, qui almeno è così. Tra gli amici si crea una situazione di euforia che non è infrequente sfoci nella violenza di gruppo. Magari quando a restare in giro con i maschi sono le amiche più deboli, quelle che hanno famiglie meno stabili”.
“Ho amici che bevono perché vògliono dimenticare” racconta Federica, 16 anni. Per lei il sabato sera non è obnubilamento ma impegno. Ha sulla maglietta il simbolo della Croce rossa e al Panjghjna fa quel che può per convincere
coetanei “a fermarsi”. Ma cos’ha da dimenticare chi è appena ai primi assaggi della vita? “I problemi: i genitori separati, la scuola oppure gli amori. Sì, se
genitori si lasciano i ragazzi stanno male. Anch’io sono in questa situazione, ma non credo che l’alcol possa aiutarmi, preferisco piangere”.
“Noi adulti non conosciamo il mondo dei giovani. E abbiamo lasciato i figli alle pressioni pubblicitarie che inducono al bere” tuona dall’istituto superiore di sanità Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio alcol e presidente della Società alcologia.
“E poì chi l’ha detto che ci si debba divertire a partire dall’una di notte, scusate. E perché mai non
potrebbe andare avanti fino alle 7 del mattino?”. Tutto, numeri e iniziative a livello nazionale, transita dall’uffìcio di Emanuele Scafato, che l’8 settembre si incontrerà a Milano con il sindaco Moratti e con il vicesindaco Riccardo De Corato per fare un primo bilancio dell’ordinanza che sanziona il consumo. Un’iniziativa subito imitata da comuni grandi e piccoli (Buccinasco, Caltagirone, Palermo, Matera e Gallarate), e che ha spinto la grande distribuzione (Coop, Esselunga e AlìMarket) all’auroregolamentazione.
Sono 1,5 milioni i giovani italiani tra 11 e 24 anni definiti “consumatori a rischio”, la metà dei quali non ha raggiunto ancora la maggiore età. E poi: il 17 per cento dei ragazzi che
finiscono al pronto soccorso per una intossicazione da alcol ha meno di 14 anni. “Toccatemi tutto ma i minori no, i bambini me li dovete lasciar stare. Ne faccio una questione di civiltà” ammonisce Scafato che, attraverso il senatore del Pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri, ha fatto presentare un disegno di legge perché si arrivi a vietare la somministrazione e la vendita di bevande alcoliche a chi non ha compiuto 18 anni. Perché, va sottolineato, già dal 1929 il Codice penale sanziona (meglio, dovrebbe sanzionare) gli esercenti che vendono vino, birra e qualsiasi liquore ai sedicenni. Ma i baristi continuano ad agitare gli shaker in assoluta tranquillità e, sulle strade, i mororini non vengono fermati come invece dovrebbero. “Per fortuna siamo passati da 286 mila controlli con l’etilometro di 3 anni fa a 1,38 milioni del 2008. Ma è niente rispetto ai 9 miliom della Francia” nota ancora Scafato. Il quale fornisce un’altra cifra allarmante: “L’1,5 per cento degli alcoldipendenti ha un’età inferiore a 19 anni. Parliamo di 1.600 ragazzini che hanno cominciato a bere a 9 anni e si trovano a 19 in carico ai servizi per le tossicodipendenze. Mai successo prima in Italia”.
Tania fa fatica a pronunciare la parola “alcolista”. Ha 34 anni e, se non fosse per la couperose che le infiamma le guance, sembrerebbe una liceale. La segue il direttore del Sert di Padova, Franco Marcomini, che a proposito delle imperanti abitudini al divertimento “drogato” commenta: “Abbiamo importato stili di consumo dal Nord Europa ed esportato l’iniziazione precoce all’alcol diffusa nella cultura mediterranea, dove si insegna a bere presto e il vino è sempre presente
a tavola”. Tania racconta: “La prima ubriacacura a 16 anni in montagna, con lo spumante. Alle superiori era una cosa sporadica. Non so dire come sia successo che poi, a 25, andavo a comprare il Martini al supermercato e dovevo sempre avere una bottiglia in camera per non soccombere all’ansia”. Davide, 16 anni, anche lui di Padova, invece dalle troppe birre è passato a fumare eroina. “Ce lo ha confessato pochi giorni fa, a Ferragosto” spiega la madre Silvia, un’operaia di 45 anni. “Cosa mi rimprovero? Di non essermi accorta. A volte mi dico che noi genitori non vogliamo sapere”.

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