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AGROALIMENTARE

Recovery Fund, l’Italia porta a casa 209 miliardi di euro. Ora, investire sull’agroalimentare

Il settore, simbolo dell’eccellenza Made in Italy, ha bisogno di grossi interventi: l’appello Coldiretti e Cia-Agricoltori Italiani
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Il Presidente del Consiglio Conte alla chiusura dell’accordo sul Recovery Fund a Bruxelles

Dopo mesi di speculazioni e giorni di trattative, l’accordo sul Recovery Fund in Europa è stato trovato, con l’Italia che porta a casa 209 miliardi di euro (il 28% delle risorse complessive). E a stare col fiato sospeso, ovviamente, era anche il mondo dell’agroalimentare del Belpaese, una filiera tra le più colpite dalla pandemia di Coronavirus, che necessita di aiuti ed interventi importanti. Con le principali associazioni di categoria che, all’unisono, invitano il Governo ad agire, in fretta possibilmente, destinando parte degli aiuti in arrivo dall’Europa agli attori del settore agroalimentare, finanziandone lo sviluppo tecnologico, le infrastrutture, ma anche l’autoapprovvigionamento: proprio durante il lockdown, sotto i riflettori è stato messo il problema dell’autosufficienza alimentare dell’Italia e degli Stati membri dell’Unione Europea, ma anche quello delle difficoltà in termini di mobilità delle merci e dei servizi, evidenziando la necessità di rendere le filiere agricola e alimentare più resilienti, soprattutto in un momento di instabilità politica e commerciale come quello in cui ci troviamo.
“Adesso è importante è che il governo non temporeggi - ha commentato Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani - ma costruisca fin da subito un concreto progetto di rilancio del Paese, destinando le cospicue risorse comunitarie a misure e investimenti in settori strategici, come l’agricoltura e l’agroalimentare.
L’agricoltura è sempre stata il simbolo dell’Europa, il primo settore ad avere una politica comune a tutti. Ora - osserva Scanavino - le risorse assegnate alla nuova Pac, pur aumentando rispetto alle prime proposte della Commissione, subiranno una riduzione del 10%. Per questo, è indispensabile che la diminuzione degli aiuti rispetto all’attuale programmazione possa essere controbilanciata e integrata da altre politiche e fondi Ue, considerato il ruolo primario dell’agricoltura per garantire l’approvvigionamento alimentare e per raggiungere l’obiettivo di un’Europa più verde, sostenibile e digitale”. L’Italia, insomma, dovrà definire un piano nazionale, per implementare la riforma della Pac, davvero strategico per la crescita del settore e che, valorizzando il lavoro degli agricoltori e il contributo ambientale, sociale ed economico che svolgono nelle aree rurali -evidenzia il presidente Cia/Agricoltori Italiani - preveda misure rivolte al mercato e un percorso verso la transizione verde in grado di sviluppare innovazione e competitività. “Ancora più importante - conclude Scanavino - è far sì che i fondi del “Next Generation Eu” per l’agricoltura, ovvero 7,5 miliardi destinati allo Sviluppo rurale, possano essere utilizzati già con le norme in vigore e non dal 2022 con la riforma della Pac come indicato dalla Commissione, per dare alle imprese la possibilità di restare sul mercato e investire sul futuro, confermandosi uno dei volani del sistema economico europeo”.
Futuro che, per Coldiretti, passa inevitabilmente dalla riorganizzazione dell’intera filiera, dopo che la pandemia ha portato all’interruzione delle catene di approvvigionamento, a difficoltà vissute in termini di mobilità delle merci e dei servizi. E tutto questo “rende strategico investire nel settore - ha dichiarato Ettore Prandini, presidente Coldiretti - aumentando la capacità di resilienza delle filiere agroalimentari nazionali, anche con investimenti infrastrutturali per rilanciare la competitività del Paese con le risorse in arrivo dall’Europa dopo il raggiungimento dell’accordo. L’allarme globale provocato dal Coronavirus - ha precisato Prandini - ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo e delle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con un piano nazionale, per difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali”. Il grado medio di autoapprovvigionamento dei prodotti agricoli in Italia, secondo l’analisi Coldiretti, è sceso al 75%, col Belpaese che è dipendente dall’estero per quasi tutti i prodotti agricoli, dalla carne al latte fino ai cereali, e fatta eccezione solo per vino, frutta e carni avicole. Serve quindi, sottolinea Coldiretti, un impegno per l’innovazione con l’agricoltura 4.0 di precisione per arrivare a coinvolgere il 10% della superficie coltivata in Italia, con lo sviluppo di applicazioni su diversi fronti: dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti.
Serve poi recuperare i ritardi strutturali, evidenzia la Coldiretti, e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo. “Una mancanza che ogni anno - ha denunciato Prandini - rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export e una “bolletta logistica” più pesante per la movimentazione delle merci. Ma insostenibili ritardi - ha concluso il presidente Coldiretti - riguardano anche le infrastrutture telematiche. Occorre che la fibra e tutti i servizi connessi cessino di essere uno slogan e siano portati nelle aree rurali nell’arco di qualche mese, e messi a disposizione degli imprenditori agricoli per poter usufruire di tutta la tecnologia dell’agricoltura 4.0 che andremo ad offrire loro”.

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