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SCENARIO

Russia-Ucraina, dalla guerra stop ad 1/3 dell’export del grano mondiale. Con i prezzi alle stelle

Così Coldiretti sui dati dal Chicago Board of Trade, punto di riferimento per le materie prime agricole
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Russia-Ucraina, dalla guerra stop ad 1/3 dell’export del grano mondiale

Mentre la guerra tra Russia e Ucraina prosegue, oggi iniziano le trattative per porre fine, prima possibile, al conflitto armato. Trattative in cui, di fatto, nessuno confida più di tanto. E mentre si dispiegano a più riprese le sanzioni da parte dell’Unione Europea e di altri Paesi Nato sulla Russia (dal blocco dello spazio aereo allo stop al sistema dei pagamenti Swift che dovrebbe avere il via libera oggi), la geopolitica del mondo disegna scenari nuovi, con l’Ucraina che chiede di essere immediatamente fatta entrare nell’Unione Europa, e con la presidente della Commissione Ue che apre a questa possibilità (da più parti, però, già criticata), e Putin agita lo spettro delle armi atomiche, sui mercati del mondo le conseguenze del conflitto si fanno sentire di giorno in giorno. Secondo l’Ansa, all’apertura delle borse di oggi, gli effetti più immediati sono il calo del Rublo del -15% sul dollaro, l’aumento del prezzo del gas che ad Amsterdam sale del 35%, ma anche un nuovo balzo per le materie prime alimentari: +8,7% per le quotazioni del grano, e avanzano anche mais (+5%) e soia (+3,9%).
Un allarme, quello sul costo e la fornitura di grano, rilanciato e sottolineato da molti. Compresa la Coldiretti, che sottolinea come “a far volare i prezzi del grano e degli altri prodotti agricoli è la sospensione a causa della guerra delle spedizioni commerciali dai porti sul mar Nero dell’Ucraina, che insieme alla Russia rappresenta quasi 1/3 del commercio mondiale di grano (29%), ma anche il 19% delle forniture globali di mais per l’allevamento animale e ben l’80% delle esportazioni di olio di girasole”. Dati che arrivano dal Chicago Board of Trade, punto di riferimento per le materie prime agricole.

“Una situazione che - sottolinea la Coldiretti - nei paesi più sviluppati sta alimentando l’inflazione ma a rischio c’è la stabilità politica di quelli più poveri con i prezzi del grano che si collocano sugli stessi livelli raggiunti negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto che è il maggior importatore mondiale di grano e dipende soprattutto da Russia e Ucraina. Una emergenza mondiale che riguarda direttamente l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame”, secondo l’analisi della Coldiretti, dalla quale si evidenzia peraltro che l’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais con una quota di poco superiore al 20% ma garantisce anche il 5% dell’import nazionale di grano.
L’aumento di mais e soia sta mettendo in ginocchio gli allevatori italiani che devono affrontare aumenti vertiginosi dei costi per l’alimentazione del bestiame (+40%) e dell’energia (+70%) a fronte di compensi fermi su valori insostenibili. Il costo medio di produzione del latte, fra energia e spese fisse - sottolinea Coldiretti - ha raggiunto i 46 centesimi al litro secondo l’ultima indagine Ismea, un costo molto superiore rispetto al prezzo di 38 centesimi riconosciuto a una larga fascia di allevatori.
L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati perché molte industrie per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera sostenuti da Coldiretti. E quest’anno sono praticamente raddoppiati in Italia i costi delle semine per la produzione di grano per effetto di rincari di oltre il 50% per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni ma ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare. Nonostante questo il grano duro italiano - sottolinea la Coldiretti - è pagato agli agricoltori nazionali meno di quello proveniente dall’estero da Paesi come il Canada dove è coltivato peraltro con l’uso del diserbante chimico glifosato in preraccolta, vietato in Italia.
Per fermare le speculazioni a livello internazionale e garantire la disponibilità del grano - continua la Coldiretti - occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali. Ci sono le condizioni per incrementare la produzione in Italia dove - precisa la Coldiretti - secondo l’Istat si stimano 500.596 ettari seminati a grano tenero per il pane, con un incremento dello 0,5% mentre la superfice del grano duro risulta in leggera flessione dell’1,4% per un totale di 1.211.304 ettari anche se su questa prima analisi pesano i ritardi delle semine per le avverse condizioni climatiche che potrebbero portare a rivedere il dato.
“La guerra sta innescando un nuovo cortocircuito sul settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria in alcuni settori ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che “nell’immediato occorre quindi garantire la sostenibilità finanziaria delle stalle con prezzi giusti che consentano agli allevatori di continuare a lavorare.”
Ma in ogni caso, la situazione non sembra destinata a risolversi a breve, come detto nelle scorse ore anche dal presidente francese, Emmanuel Macron: “la guerra in Ucraina “durerà, e dobbiamo prepararci. Sicuramente ci saranno conseguenze nelle nostre esportazioni per i grandi settori, come quello del vino, dei cereali e dei mangimi”, ha affermato Macron.

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