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IL 3 MARZO 1966

Sessant’anni fa, la Vernaccia di San Gimignano è stata il primo vino italiano ad ottenere la Doc

La ricorrenza, celebrata oggi dal Consorzio nella “New York del Medioevo” in un 2026 in cui ricorrono anche 750 anni dalla prima menzione documentata

Unico vino italiano a poter vantare una storia ed una fama così lunghe, e tra i pochissimi al mondo, da quando il suo nome compare per la prima volta nel 1276 nelle Gabelle di San Gimignano, la Vernaccia diviene la “regina” delle tavole di Papi e di re di tutta Europa. Un bianco “regale” e “prezioso”, il solo vino in Toscana declinato “al femminile”, e forse è anche per questo che ha fatto parlare di sé anche i più grandi poeti, da Dante, unico vino chiamato per nome dal Sommo Poeta nella “Divina Commedia”, al Boccaccio, che la fa scorrere in un “fiumicel” nel Paese del Bengodi nel “Decamerone”, da Folgòre da San Gimignano a Cecco Angiolieri, da Eustache Deschamps a Geoffrey Chaucer, da Ludovico Il Moro a Lorenzo Il Magnifico, da Francesco Redi, che addirittura maledice colui a cui non piace nel “Bacco in Toscana”, a Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III Farnese, da Michelangelo Buonarroti Il Giovane alla corte del Granduca Cosimo I de’ Medici, dove è così “ammirata” che nel Cinquecento Giorgio Vasari la raffigura nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze. Il Seicento è un “secolo d’oro” sia per la Vernaccia che per San Gimignano, la “New York del Medioevo”, Patrimonio Unesco, con la quale sovrappone la sua storia e la sua fortuna, anche quando nel Settecento questo vino andrà in declino, pur non interrompendo mai la produzione, fino alla rinascita negli anni Sessanta del Novecento, quando per naturalisti, scienziati e intellettuali, il suo pregiato vitigno autoctono, tra i più antichi d’Italia, merita di riconquistare l’antica considerazione. E così sarà: il 3 marzo 1966, esattamente 60 anni fa, la Vernaccia sarà il primo vino italiano ad ottenere la Doc, un anniversario celebrato proprio oggi nella “città delle 100 torri” nel convegno “Vernaccia di San Gimignano: le radici del futuro”, promosso dal Consorzio in un 2026 che è anche l’anno in cui si festeggiano i 750 anni dalla prima menzione documentata della Vernaccia. Che, Docg dal 1993 e “di nicchia”, è prodotta esclusivamente nel territorio di San Gimignano, in 2.000 ettari di vigneti bellissimi e curatissimi - 750 atti a produrre Vernaccia Docg, accanto ai 450 ettari per la Doc San Gimignano nelle diverse tipologie Rosato, Rosso, Vin Santo Occhio di Pernice e Vin Santo, tra gli altri - che danno vita ad un vino bianco longevo, tra i pochissimi a vantare anche la tipologia Riserva - per una produzione, da parte di 170 aziende, attorno a 5 milioni di bottiglie all’anno, oltre il 50% destinate all’export, in Usa, Germania e Svizzera in testa, e ben il 40% consumate localmente - e che guarda al futuro, con uno sguardo aperto al mercato globale e alle nuove generazioni.
Così è stato, oggi, in un momento di riflessione collettiva che ha riunito protagonisti del mondo istituzionale, accademico e della comunicazione del vino per tracciare la rotta dei prossimi decenni per questo vino che è uno dei più antichi testimoni della storia vitivinicola italiana. Una longevità che non appartiene solo agli archivi, ma che continua a esprimersi con vivacità nei calici di tutto il mondo, come hanno ricordato il sindaco di San Gimignano Andrea Marrucci ed il presidente del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano Manrico Biagini. Filippo Mobrici, vicepresidente Federdoc, ha portato una prospettiva di sistema, affrontando con concretezza le sfide più urgenti per le denominazioni italiane: la competitività sui mercati globali, la sostenibilità come leva strategica, la digitalizzazione come strumento di visibilità e racconto, e il tema generazionale, ovvero come avvicinare i giovani consumatori a una cultura del vino responsabile e consapevole. A queste riflessioni si è collegato il contributo di Michele A. Fino, professore di Fondamenti del Diritto Europeo all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo di Slow Food, con una lettura trasversale dei 60 anni di mercato del vino, ripercorrendo le trasformazioni che hanno segnato il settore dalla nascita delle Doc a oggi, un percorso che intreccia mutamenti sociali, dinamiche economiche e nuove sensibilità dei consumatori. A chiudere il quadro Angelo Peretti, giornalista e strategist del settore vitivinicolo, che ha presentato le prime anticipazioni di un’analisi Doxa commissionata dal Consorzio: una fotografia aggiornata della percezione della Vernaccia di San Gimignano tra i consumatori, con dati che aprono riflessioni importanti sul posizionamento del vino, sulla sua identità percepita e sulle opportunità ancora da cogliere, in Italia e all’estero. Ma un filo conduttore ha attraversato tutti gli interventi: la volontà condivisa di coniugare identità e innovazione, custodendo il valore storico della denominazione e rafforzandone al tempo stesso la capacità di dialogare con i mercati internazionali e con le nuove generazioni. Lisanna Boschini, vicepresidente del Consorzio, ha sottolineato come questo anniversario rappresenti, infatti non solo un traguardo, ma soprattutto un punto di partenza per il futuro della denominazione: “sessant’anni di Doc non sono solo un anniversario: sono un invito a guardare al futuro con lo stesso coraggio e la stessa visione che nel 1966 portarono a riconoscere ufficialmente ciò che il territorio sapeva da secoli. La Vernaccia di San Gimignano è una storia che attraversa il tempo, che resiste, evolve e continua ad affermarsi: una tradizione viva che, ieri come oggi, conferma la Vernaccia come la vera regina dei vini bianchi”. Un messaggio che riassume lo spirito dell’incontro e rilancia l’impegno del Consorzio nel guidare la Vernaccia di San Gimignano verso le sfide dei prossimi anni, forte di una storia lunga sette secoli e mezzo e di una visione chiara per il domani.
Ed i cui festeggiamenti proseguiranno, sempre a San Gimignano, dal 30 al 31 maggio, “Regina Ribelle - Vernaccia di San Gimignano Wine Fest” 2026, il Festival dedicato al celebre vino bianco toscano, promosso dal Consorzio in collaborazione con il Comune, insieme ai wine lovers, in un racconto fatto di linguaggi, esperienze e contenuti contemporanei che caratterizzeranno gli eventi nel cuore della città: degustazioni itineranti, masterclass tematiche, incontri con i produttori e laboratori dedicati agli abbinamenti cibo-vino, in dialogo con le eccellenze gastronomiche toscane e le proposte dei ristoratori locali, approfondimenti culturali e intrattenimento, tra cui il suggestivo Dj-set serale nell’incantevole cornice della Rocca di Montestaffoli. E con le giornate aperte al pubblico anticipate, il 28 ed il 29 maggio, da quelle dedicate ai media nazionali ed internazionali, con la presentazione delle nuove annate, convegni e tour nelle aziende del territorio.

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