Se il vino resta elemento centrale e simbolo della convivialità della tavola italiana, anche la birra si conferma uno dei cuori pulsanti della socialità nel fuori casa italiano e una leva strategica per l’esperienza Horeca, come rivela la nuova edizione 2026 del Centro Informazione Birra (Cib) by AssoBirra, presentata al “Beer & Food Attraction” di Rimini, nei giorni scorsi, con la collaborazione Ipsos Doxa e il contributo Fipe. Da cui emerge il valore del ruolo della birra nel canale Horeca, tra abitudini consolidate e segnali di evoluzione che attraversano locali, consumatori e territori. Per oltre 6 gestori su 10 (62%), per esempio, la birra è oggi molto o abbastanza importante per la socialità e la convivialità all’interno del locale (media 3,4 su 5), in particolar modo negli hotel (66%) e nei bar e locali serali/pub (64%), mentre si attesta al 58% nei ristoranti, confermando il ruolo privilegiato della birra nei contesti più informali e serali. A livello geografico, l’importanza attribuita alla birra per la socialità raggiunge il 69% nel Centro Italia, contro il 58% al Nord e il 61% nel Sud e isole.
La birra, emerge ancora dalla ricerca, accompagna soprattutto i momenti conviviali della giornata: viene scelta principalmente a cena (59%), ma è fortemente presente anche all’aperitivo (41%) e a pranzo (41%), mentre il dopocena (19%) resta più rilevante nei contesti di hotel e locali serali. In questo scenario, si rafforza anche la dimensione gastronomica: il 63% dei gestori dichiara che, nel proprio locale, ci sono clienti che scelgono consapevolmente di abbinare la birra al cibo, quota che sale al 73% nei ristoranti e al 67% nel Centro e nel Sud. Un segnale di evoluzione culturale che avvicina sempre più la birra a logiche tradizionalmente associate al vino.
Gusto e marca restano i principali driver di scelta - continua AssoBirra - con il 52% dei gestori che indica il gusto come fattore determinante e il 24% che attribuisce grande peso al brand, mentre il prezzo, rilevante soprattutto nei ristoranti, incide per il 14%. La domanda complessiva si mantiene stabile da 2-3 anni per il 75% degli operatori e la clientela continua a mostrarsi prevalentemente conservatrice, frenando l’introduzione di novità ma non impedendo la crescita delle birre artigianali locali e delle referenze low/no alcol.
Un orientamento confermato dal fatto che solo il 26% dei gestori descrive i propri clienti come aperti e curiosi verso nuove proposte, mentre il 74% li considera abitudinari, un atteggiamento che si riflette anche nelle scelte dell’offerta: solo il 9,5% degli operatori ha infatti introdotto nuove referenze o formati negli ultimi 12 mesi, quasi sempre per iniziativa propria (85%) e solo raramente su richiesta diretta della clientela (15%). In questo contesto, la lager/pils resta la tipologia più richiesta (56%, con un picco del 69% nei bar e nei locali serali), mentre le birre artigianali raggiungono il 36% del campione e arrivano fino al 49% negli hotel. Le birre a bassa o nulla gradazione - che rappresentano oggi il 10% della domanda complessiva - mostrano invece un dinamismo particolarmente marcato nel Nord Italia, dove toccano il 14%, confermando un’evoluzione lenta ma significativa del mercato anche in presenza di un pubblico ancora fortemente legato alle proprie abitudini.
Sul fronte del servizio - afferma il Cib - la birra alla spina emerge come un elemento chiave di qualità percepita e di arricchimento dell’esperienza del cliente: oltre la metà dei gestori (52%) ritiene infatti che contribuisca molto o abbastanza a valorizzare la permanenza nel locale, con una media di 3,1 su 5e percentuali simili tra aree geografiche e tipologie di esercizio. Parallelamente, la sostenibilità - pur presente - rimane un ambito ancora da sviluppare con maggiore decisione nelle scelte di assortimento: le pratiche più diffuse si limitano alla raccolta differenziata e all’uso di confezioni riciclabili, mentre è ancora ampia la quota di locali che non ha introdotto azioni strutturate.
Secondo i gestori, i clienti associano la sostenibilità soprattutto alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione delle produzioni locali, con un’attenzione crescente al packaging soprattutto nel Sud Italia, segnale di aspettative in evoluzione che richiedono una risposta più organica lungo la filiera. In questo scenario, si rafforza anche il ruolo del supporto offerto da produttori e distributori: il 44% degli operatori ne riconosce l’importanza in termini di formazione, materiali e promozioni per innovare la proposta birraria, una quota che cresce fino al 56% nei locali serali, evidenziando come collaborazione e competenze possano diventare leve decisive per valorizzare sia la sostenibilità sia l’esperienza legata alla birra alla spina.
“La dimensione sociale e conviviale dei pubblici esercizi è il vero motore del consumo fuori casa e, di conseguenza, anche della birra: è nei locali che il prodotto smette di essere una semplice bevanda e diventa parte di un’esperienza, costruita su servizio, competenze e qualità dell’offerta - dichiara Luciano Sbraga, vice direttore generale e direttore Ufficio Studi Fipe/Confcommercio - per questo è fondamentale affiancarla a buoni prodotti locali capaci di interpretare i diversi momenti di consumo, evitando che il valore della birra scivoli verso una logica di commodity”.
Dal punto di vista dei pubblici esercizi, la creazione di valore passa dalla capacità di costruire esperienze coerenti con il contesto: nei locali serali attraverso l’integrazione tra ambiente e proposta beverage, nella ristorazione grazie a assortimenti più strutturati e a un rafforzamento delle competenze. In questo quadro, innovazione e sostenibilità diventano leve non solo ambientali, ma anche economiche e strategiche di medio-lungo periodo. “Investire nella professionalità dell’imprenditore e del personale, nella qualità del servizio e in una gestione consapevole dell’offerta è la condizione necessaria per rafforzare il modello del fuori casa”, afferma Sbraga. “Solo così è possibile costruire un sistema più solido, capace di generare valore duraturo per le imprese, per i consumatori e per l’intera filiera”.
“Questa edizione restituisce l’immagine di un fuori casa che, pur mantenendo abitudini consolidate, mostra segnali chiari di evoluzione nelle scelte e nelle aspettative legate alla birra - commenta Andrea Bagnolini, direttore generale AssoBirra - gusto, marca e prezzo restano fattori centrali, ma accanto a questi crescono l’attenzione verso qualità dell’offerta e proposte low e no alcol, a testimonianza di un mercato stabile ma ricettivo. Un contesto in cui la birra continua a svolgere un ruolo chiave nell’esperienza di consumo fuori casa, accompagnando l’evoluzione del canale Horeca e rafforzando il ruolo della filiera come protagonista di un’esperienza sempre più consapevole e contemporanea”, conclude Bagnolini.
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