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MONDO GREEN

Tinte naturali, eco-tessuti, riutilizzo degli scarti agricoli: i campioni del green per l’ambiente

Donne in Campo - Cia e Ispra presentano il volume “Filare, tessere, colorare, creare. Storie di sostenibilità, passione ed eccellenza”

Il mondo è tornato a parlare di emergenza ambientale e di cambiamento climatico, anche grazie alla giovane Greta Thunberg, la sedicenne svedese che ha dato vita al movimento Fridays For Future, un tema discusso e affrontato da anni anche dal mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare, forse anche perché proprio l’agricoltura è il settore che dei cambiamenti climatici risente di più e prima. E oltre alle buone pratiche di coltivazione, da questo settore arrivano anche molte innovazioni sul tema del riciclo delle materie: proprio ieri, a Roma, le Donne in Campo di Cia-Agricoltori Italiani e Ispra-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale hanno presentato “Filare, tessere, colorare, creare. Storie di sostenibilità, passione ed eccellenza”, volume che raccoglie i “campioni” italiani del settore, esempi di biodiversità, innovazione ed economia circolare. Colorare vestiti e accessori utilizzando tinte 100% naturali realizzate con gli scarti agricoli, come le foglie del carciofo bianco, le “tuniche” delle cipolle ramate, le scorze del melograno, i ricci del castagno o i residui di potatura del ciliegio e dell’ulivo, è solo una delle tante storie di eccellenza green, raccontate nel volume, o ancora portare in passerella, per la prima volta, una collezione moda di abiti di origine forestale, prodotti da filati di cipresso, pelle di fungo e tessuti in sughero, eucalipto e faggio, conquistando così un posto d’onore al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite di New York. O anche creare il primo allevamento di alpaca in Italia, costruendo una filiera completa dell’agro-tessile, che parte dal gregge, passa per la tosatura e filatura della lana e arriva fino al confezionamento di maglioni, sciarpe e coperte.
Come chiede l’ONU nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, spiegano le Donne in Campo di Cia e Ispra, bisogna costruire nuovi sistemi di produzione a minore impatto ambientale. Oggi una maglietta richiede, in media, 2.700 litri d’acqua per essere prodotta, genera elevate emissioni di CO2 e utilizza soprattutto fibre e coloranti di sintesi. Di fronte a questo, considerato che la produzione mondiale di indumenti è destinata a crescere del 63% entro il 2030, le potenzialità di una filiera del tessile ecologicamente orientata sono enormi, fino a rappresentare il 20% del fatturato del settore in Italia (4,2 miliardi di euro). D’altra parte, sottolineano le Donne in Campo, già ora il 55% degli italiani è disposto a pagare di più per capi di abbigliamento ecofriendly. Sono tanti i vantaggi delle tinture naturali, collegate all’uso di fibre vegetali e animali (dalla lana alla seta, dal lino alla canapa). Si va incontro alle esigenze di una quota crescente di popolazione che avverte problemi di dermatiti allergiche da contatto dovute ai coloranti sintetici, sottolineano Donne in Campo Cia-Agricoltori Italiani e Ispra . Soprattutto, recuperando piante e scarti di coltivazione a uso tintorio, si contribuisce a riqualificare aree dismesse o degradate, e a consolidare i versanti, grazie all’elevato adattamento pedo-climatico, tutelando al contempo biodiversità e paesaggio.
“La vicinanza tra le donne e il tessere è vivissima, nella storia e ancora oggi - ha detto Pina Terenzi, presidente Donne in Campo Cia-Agricoltori Italiani - come testimonia il grande contributo del mondo femminile alla sostenibilità della filiera dei tessuti naturali, cui apportano valore aggiunto e spiccata sensibilità. Con questo evento chiediamo di avviare con il Ministero delle Politiche Agricole e i Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, in collaborazione con l’Ispra, un percorso condiviso e partecipato per la costituzione di tavoli di filiera a sostegno della produzione certificata di fibre naturali per la produzione di agri-tessuti”.

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