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AGRICOLTURA E POLITICA

Tra costi energetici, cereali (che non mancano) Pac e non solo: a tu per tu con Paolo de Castro

Dalla riforma del sistema delle Dop e Igp al bilanciamento tra tutela della salute e “proibizionismo”, il punto sui tanti dossier aperti in Europa
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Paolo de Castro, eurodeputato e tra i massimi esperti di agricoltura in Unione Europea

Sul fronte dei cereali, il problema reale, per l’Italia e per l’Europa, non è la scarsità o la mancanza di scorte, quanto quello dei costi, a partire da quelli energetici, che spingono al rialzo tutto il resto, e in tutte le filiere. La Pac (Politica Agricola Comunitaria), che entrerà in vigore con la sua riforma nel 2023, e che in 7 anni muoverà 387 miliardi di euro del bilancio Ue, non può essere messa in discussione nel suo complesso (e nella sua complessità) per la pur tragica ed incisiva contingenza della guerra tra Russia e Ucraina, ma può essere ricalibrata in alcuni aspetti, e per alcune tempistiche, anche con interventi di emergenza, come in parte già avvenuto, per esempio sbloccando le superfici agricole a riposto proprio per aumentare la produzione di cereali. Sulla riforma del sistema delle Dop e delle Igp (che valgono 17 miliardi di euro ogni anno nel Belpaese e 75 miliardi di euro in Europa), di cui l’Italia è leader, due sono i pilastri su cui lavorare: il rafforzamento del ruolo (e degli strumenti) dei Consorzi (a partire dalla gestione dell’offerta), ed il rafforzamento delle tutele delle denominazioni. Altro grande tema, il bilanciamento tra politiche di tutela della salute, sacrosante, e derive “proibizionistiche” spinte dal Nord Europa, con alcuni rischi sventati nel dibattito sul “Beating Cancer Plan”, come quello di vedere le bottiglie di vino con etichette simili a quelle dei pacchetti di sigarette, ma con tanti dossier ancora aperti, a partire da quello che deciderà il prossimo sistema europeo di etichettatura di tutti gli alimenti, e che vede contrapposti, tra gli altri, il sistema del “Nutriscore” “alla francese”, ovvero, semplificando, l’etichetta a semaforo, ed il sistema del “Nutrinform” all’Italia. Sono tanti e delicati i temi che riguardano il comparto agroalimentare europeo ed italiano affrontati in Unione Europea, su cui WineNews ha fatto il punto con Paolo De Castro, eurodeputato, primo vice presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Ue, ex Ministro delle Politiche Agricole italiano e tra i massimi esperti della normativa agroalimentare a livello europeo.
Con cui partiamo provando a fare una distinzione tra problemi reali e allarmismi, talvolta eccessivi, sul fronte dell’approvvigionamento di grano e non solo, di cui si parla quotidianamente dall’inizio del conflitto tra Russia ed Ucraina. “Senza dubbio viviamo un momento complicato, perchè la guerra - spiega De Castro - ha ulteriormente spinto i prezzi al rialzo, ma è un problema che già c’era prima della guerra, dobbiamo ricordarlo. I rincari energetici hanno portato ad un aumento di tutte le materie prime, situazione già grave che si è acuita dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. E questo sta mettendo in ginocchio gran parte del sistema produttivo, chiaramente con impatti diversi a seconda del consumo energetico: molte imprese particolarmente energivore, come tante del distretto delle piastrelle di Sassuolo, hanno chiuso, per esempio, mentre altre resistono. Accanto a questo, c’è un problema di turbativa dei mercati, che ha portato ad una riduzione significativa, nel complesso, della disponibilità di cereali. Ucraina e Russia fanno il 30% delle esportazioni di cereali del mondo, e tutti i Paesi che dipendono fortemente da questi due Paesi sono in difficoltà, e sono principalmente i Paesi poveri e quelli africani, in particolare del Nord Africa, come l’Egitto, dove i 2/3 dell’intero consumo di cereali arriva dall’export dalla Russia. Il problema ce l’ha anche l’Europa, ma solo in parte in parte. Dobbiamo ricordarci che l’Europa è la più ampia area di esportazione al mondo, nel 2021 abbiamo superato i 200 miliardi di euro di export, più degli Usa che sono sotto i 150 miliardi di euro, abbiamo un saldo attivo della bilancia commerciale di oltre 50 miliardi di euro”. Come dire che, dunque, il cibo in Europa non mancherà. “Il problema esiste, in particolare, per l’olio di semi di girasole, che, nell’industria alimentare europea, aveva sostituito l’olio di palma, che spesso viene da zone dove si deforesta, e quindi è stato sostituito per sensibilità al tema ambientale. Ora sta succedendo che le industrie si stanno riadattando all’olio di palma, che c’è, perchè c’è una produzione nel Sud Est Asiatico molto abbondante, anche se questo processo è lento, perchè i contratti non si cambiano da oggi a domani.
Sul grano, ed in particolare sul grano tenero - perchè di grano duro l’Europa non ne importa da Russia e Ucrina, sottolinea ancora De Castro - dobbiamo sottolineare che l’Europa ne importa il 4-5%, e quindi non c’è un reale problema di approvvigionamento. Stiamo diversificando le fonti di importazione, e stiamo aumentando la produzione: l’Europa è una potenzia agricola, non c’è il rischio di non soddisfare la domanda. Il problema sono i costi, ed in particolare quello dei fertilizzanti, perchè non è semplice sostituire i fertilizzanti azotati che provengono dalla Russia, che sono di grandissima qualità, senza residui, e sarà complicato poterli sostituire”. In ogni caso, dopo lo scoppio del conflitto, c’è chi ha chiesto di rivedere, quasi completamente, la Politica Agricola Comunitaria (Pac). “Ci sono voluti 3 anni per arrivare alla riforma, la Pac parte il 1 gennaio 2023 - sottolinea De Castro - e non ci sono discussioni. Poi è evidente che sono possibili alcuni aggiustamenti che il nuovo clima generato dalla guerra, a partire dal tema della sicurezza alimentare che è tornato centrale, in una discussione ampia che vede l’Europa con una grande responsabilità su un aspetto di cui è leader mondiale. Ma da qui a dire che dobbiamo smontare la Pac ce ne passa. Aggiustamenti ci potranno essere e ci sono già stati, come quelli del “pacchetto Ucraina” con cui gli agricoltori possono mettere a cultura tutta la superficie arabile, anche quel 5% che doveva essere a riposo, così come la direttiva fitofarmaci sarà probabilmente rinviata, e come probabilmente accadrà con quella sulle emissioni, perchè non ha senso, ora, aggravare i costi delle aziende zootecniche. Sono tutte cose che stiamo già facendo, ma non c’è motivo per rinviare la Pac. Cosa che, tra l’altro, è praticamente impossibile a livello tecnico: è una misura da 387 miliardi di euro in 7 anni, comporterebbe lo spostamento del bilancio europeo. Si possono fare aggiustamenti quando e dove servono, magari rivedendo alcuni aspetti spinti dalla lotta ambientalista, sacrosanta, soprattutto nella loro velocità di applicazione. Ma non smontare la riforma”.
Per una riforma fatta e pronta ad entrare in vigore, ce n’è una tutta da scrivere, che è quella del sistema delle Dop e Igp, di cui lo stesso De Castro è relatore, con un ruolo guida, dunque, assegnato all’Italia. “Anche questa è una riforma complessa, come del resto lo sono tutte. Si parte da un testo di più di 90 articoli. Ma è la prima volta che l’Europa mette mando ad un regolamento quadro, ad una sorta di “libro bianco” sulla politica della qualità europea, è un’occasione straordinaria. Ciò non toglie, come hanno sottolineato in molti, dal Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, a tante organizzazioni di filiera, del vino e dell’agricoltura, che ci sono delle criticità, ma è sempre così. È un’occasione per incidere su due punti cruciali del sistema dalla qualità certificata.
Una è il rafforzamento dei Consorzi di tutela, che sono lo strumento principale che gestisce e crea valore intorno alla Denominazione di origine, a cui dobbiamo dare più strumenti. Per esempio, guardando al vino, penso - precisa De Castro - a quanto sarebbe importante il sistema di gestione dell’offerta che abbiamo già da tempo nel settore dei formaggi, e dei prosciutti. Oggi Parmigiano Reggiano e Grana Padano, per esempio, pagano il prezzo del latte quasi il doppio del prezzo “spot”, e riescono a farlo perchè possono regolare l’immissione del prodotto sul mercato in base alla domanda. Questo strumento il vino non lo applica, e allora i grandi consorzi, quelli che impattano sull’offerta complessiva, dove si parla di milioni e milioni di bottiglie, devono entrare nella logica della programmazione dell’offerta, perchè il rischio, se la crescita si ferma, è quello di veder pagare il prezzo dell’uva molto poco, mandando in crisi la filiera. Il secondo punto è quello dall’aumento, del rafforzamento delle tutele. Oggi, per esempio, abbiamo il problema del Prosek: forse la riforma è il modo per risolverlo definitivamente, o quanto meno di mettere qualche puntino sulle i. Perchè non è possibile che un Paese membro, in questo caso la Croazia, utilizzi come menzione tradizionale una Denominazione già certificata in un altro Paese. Poi serviranno altri aggiustamenti, ma invito tutti, anche attraverso WineNews a lavorare insieme, a mettere nero su bianco 5-6 idee forti, che possono rafforzare questo sistema delle Dop e delle Igp, che vale 17 miliardi di euro in Italia, 75 miliardi di euro in Europa”.
Un’altra grande partita che si gioca in un’Unione Europa fatta da 27 Paesi diversissimi tra loro, è quella dell’equilibrio tra tutela della salute e derive proibizionistiche.
“È un grande tema. Sul piano europeo di lotta contro il cancro, sacrosanto, il rischio di vedere avvisi sulle bottiglie di vino come quelli che ci sono sulle sigarette, anche grazie al grande lavoro dell’Italia, lo abbiamo superato in maniera definitiva. Ma chiusa questa partita ce ne sono altre, c’è una pressione Nord Europea che guarda a temi salutistici in maniera diversa dalla nostra, che è fatta di cultura mediterranea ed educazione alimentare, che vuol dire accompagnare il consumatore nelle scelte, non indurlo a fare certe scelte. Il modello del “Nutriscore” (la famigerata “etichetta a semaforo”, ndr) è il simbolo di questa cultura: con il semaforo, con dei bollini colorati, ti dico cosa devi comprare e mangiare. La visione italiana è diversa: a te consumatore do le informazioni sul prodotto, poi compra quello che vuoi. È una battaglia culturale da fare. La Commissaria per la Salute e la Sicurezza Alimentare Stella Kyriakides, che è la responsabile del dossier sull’etichettatura, non ha ancora messo sul piatto nessuna proposta concreta. Ma dobbiamo avere armi ben affilate per contrapporre ad una visione nordeuropea estrema, una visione sud europea, legata alla cultura e ai successi della dieta mediterranea”.

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