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IL PUNTO DI VISTA

Tra zonazione e mercato, territori e non solo: il vino italiano per Kerin O’Keefe (Wine Enthusiast)

Riflessioni su “hot topic” del settore, ed il commento sulle tante nomination italiane per i prestigiosi “Wine Enthusiast Wine Star Awards”
ITALIA, KERIN O' KEEFE, vino, WINE ENTHUSIAST, Mondo
Kerin O'Keefe, italian editor di Wine Enthusiast

Tra la “zonazione” in sviluppo in tanti territori del vino, determinante per il futuro, “ma ad oggi più delimitazioni geografiche che altro”, ad un Asia che per l’Italia cresce ma non corre, dalle denominazione da tenere d’occhio alle tante “nomination” italiane dei “Wine Enthusiast Wine Star Awards”: sono tante le riflessioni affrontate, con WineNews, da Kerin O’Keefe, tra le giornaliste straniere più esperte del vino italiano, ed italian editor della popolare rivista americana “Wine Enthusiast”. Che a proposito del percorso verso le Menzioni Geografiche Aggiuntive (Mga), in alcuni territori già in fase avanzata, in altri appena iniziato, spiega: “sono stata tra i primi a scrivere - nei miei articoli e anche nel mio libro sul Brunello di Montalcino - sull’importanza della zonazione nelle più importanti denominazioni italiane. Perchè in ogni denominazione, ci sono le zone e le vigne che sono superiori alle altre. Quindi, per i grandi vini di qualità, le zonazione è molto importante, anche se sono almeno per ora solo delimitazioni geografiche. Saranno i consumatori che decideranno se a loro piacciono di più i vini di una zona o di un’altra della stessa Docg o Doc. Ma è anche molto importante il nome e la reputazione dei singoli produttori: vedo ancora oggi i produttori con delle vigne splendide, che, però, non fanno dei grandi vini. Quindi, ci vogliono entrambe le cose: zonazione e produttori con l’esperienza e la capacità di fare grandi vini”.
Aspetti fondamentali per conquistare il mercato degli appassionati, con un’Italia del vino che ormai è leader in tanti mercati, ma non in Asia, dove, forse, la struttura e l’articolazione complessa del vino italiano, tra vitigni e territori, e troppo complessa da far capire. “Ho visto ultimamente che i consumatori asiatici stanno apprezzando sempre di più i vini italiani. Soprattutto i rossi - sottolinea la O’Keefe - che, però, non sono sempre adatti ai loro cibi tipici, e credo che ci voglia ancora un po’ di tempo per far decollare i vini bianchi. Ma per i vini rossi, in Cina ad esempio, vedo un grande desiderio dei consumatori di scoprire di più sui produttori, le zone, i vitigni e la vinificazione. Al momento, l’interesse è, secondo me, soprattutto i grandi rossi: Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino e Chianti Classico”. Ovvero, i grandi classici del vino italiano. Ma in Italia c’è molto di più, ed è sempre lecito aspettarsi che qualche territorio meno famoso conquisti prima o poi il palcoscenico. “Belle sorprese non ne sto aspettando , spiega in realtà Kerin O’Keefe - ma posso dire che il Barbaresco 2016, uscito quest’anno, mi ha colpito per la sua eleganza, energia e longevità e quindi ho grande aspettative anche per il Barolo 2016 che uscirà nel 2020. L’Alto Piemonte, ancora, sta crescendo sempre più in termini di qualità e in volume, e Lessona, Boca e Gattinara sono fra i vini più interessanti al momento. Come del resto l’Etna, sia con i rossi che con bianchi. Tra gli altri bianchi, Soave e Soave Classico stanno sempre crescendo dal punto di vista della qualità, mentre per le bollicine, sono una vero fan di Lessini Durello Metodo Classico, e Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene, sopratutto per Le Rive Brut ed il Dosaggio Zero”.
Eppure, sono tante le eccellenze che il Belpaese sa esprimere, come testimoniano le tante nomination italiane per i “Wine Enthusiast Wine Star Awards”, che verranno svelati e consegnati dal magazine americano il 27 gennaio 2020 al Palace of Fine Arts di San Francisco. E se un tocco d’Italia c’è nel Lifetime Achievement Award, assegnato al produttore regista Francis Ford Coppola, la cui famiglia ha origini italiane (la famiglia era di Bernalda, paese in provincia di Matera, in Basilicata), e nella categoria “Importer of the Year”, dove è in corsa Prestige Wine Imports, realtà con sede a New York, ma creata da una delle cantine leader dell’Italia del vino, il Gruppo Mezzacorona, italianissime sono le nomination di Tasca d’Almerita come “European Winery of the Year”, della Sicilia come “Wine Region of the Year”, di Elisa Scavino, quarta generazione alla guida della griffe del Barolo Paolo Scavino, come “Winemaker of the Year”, e di Nonino, come “Spirit Brand/Distiller of the Year”.
Tasca d’Almerita non è solo uno dei produttori più storici della Sicilia - spiega la O’Keefe - ma la famiglia ha sempre puntato sulla qualità. Oggi hanno cinque tenute sull’isola (ed a Salina e Mozia) dove lavorano soprattutto con i vitigni autoctoni, ma anche con le uve internazionali, sempre con un occhio alla particolare storia della tenuta, rispettando il posto, le vigne e i vitigni. In più, la strada della sostenibilità che Alberto Tasca ha intrapreso qualche anno fa è fondamentale:non soltanto per l’ambiente e per quelli che lavorano per loro, ma anche per la qualità dei vini che oggi trovo più alta che mai. Sulla Sicilia, poi - continua - ormai tutti sanno che è un posto magico, bellissimo, dove si mangia bene e dove si fanno dei buoni vini. Ma oggi la Sicilia sta producendo non soltanto vini buoni, ma anche dei vini davvero eccellenti: dall’est all’ovest, da nord a sud, ci sono dei produttori seri che stanno facendo dei vini straordinari, e spesso unici al mondo, dato che l’isola ha un patrimonio incredibile di uve indigene. Ci sono vini fatti con il Grillo nella zona di Marsala, Syrah nella zona di Menfi, Nero d’Avola dalla zona di Noto, Frappato a Vittoria e Nerello Mascalese e Carricante dall’Etna, ma anche tanti altri vini che sono “world class”, con grande eleganza e complessità. Elisa Scavino, insieme a suo padre Enrico poi, sta facendo dei vini meravigliosi, sopratutto i Baroli delle vigne singole, come il loro Bric dël Fiasc (ho dato alla 2010 100 punti) e Monvigliero. Elisa cerca sempre l’eleganza e a lei, come al suo bravissimo padre Enrico, piace sperimentare ma senza mai perdere la tipicità. Elisa ha sempre capito da suo padre che ha a sua volta imparato da suo padre Paolo, che il lavoro in vigna è fondamentale”. Infine, il pensiero su Nonino, la storica distilleria friulana guidata da Giannola Nonino con le figlie Cristina, Antonella ed Elisabetta: “non solo è una casa storica che ha creato la grappa da singolo vitigno negli anni Settanta, ma continua a fare tanta ricerca e sperimentazione, e a produrre nuovi prodotti, come il loro Amaro profumato alle erbe che ha catturato l’attenzione delle nuove generazioni”. Tante storie legate all’Italia del vino e dell’ingegno, che tengono alto il nome del Belpaese nel mondo.

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