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Una ricerca dell’Università di Neuchâtel, in Svizzera, rileva la presenza di pesticidi neonicotinoidi nel miele: sui campioni prelevati da tutti i continenti tra il 2012 e il 2016, il 75% sono contaminati, con rischio per le api (e forse per l’uomo)

È un anno difficile il 2017 per molte delle produzioni simbolo del made in Italy, dal vino alle olive, fino al miele. Come ha raccontato l’Unaapi - l’Unione Nazionale Associazione Apicoltori Italiani, a WineNews (https://goo.gl/iDbMLQ) il raccolto di quest’anno è ai minimi storici, con un risultato di 1/3 della produzione media, e raccolti quasi a zero in alcuni territori (fino all’80% in meno). Ed i guai per le api e il loro nettare non sembrano finire qui: una ricerca di biologi, tossicologi e chimici dell’Università di Neuchâtel, in Svizzera pubblicata su “Science” (www.sciencemag.org), prendendo in analisi campioni di miele prelevati in tutti i continenti, ha rilevato tracce di pesticidi neonicotenoidi, sia pure a livelli in genere ben inferiori a quelli ammessi dall’Unione Europea per il consumo umano. L’esposizione cronica delle api a basse dosi di queste sostanze può, però, ridurne sia le capacità di foraggiamento sia quelle di riproduzione delle colonie.
Dei 198 campioni di mieli, collezionati tra il 2012 e il 2016, il 75% presentava quindi tracce di pesticidi neonicotinoidi che, pur essendo nella quasi totalità dei casi ben al di sotto delle soglie di sicurezza per la tollerabilità umana stabilite dall’Unione Europea, destano preoccupazioni per la salute delle popolazioni di insetti impollinatori: i neonicotinoidi sono sostanze che si legano ai recettori nicotinici dell’acetilcolina nel cervello, responsabili negli insetti dell’apprendimento e della memoria. La loro iperattivazione acuta da parte dei neonicotinoidi porta a fenomeni di tipo epilettoide, seguiti da un blocco della capacità di attivazione di quelle cellule cerebrali, con conseguente morte dell’insetto.
L’allarme però non è confermato:
studi recenti hanno effettivamente suggerito possibili effetti dei neonicotinoidi nei vertebrati, come riduzione dell’efficienza del sistema immunitario e una riduzione della crescita, ma i risultati non sono stati accertati. Inoltre, nonostante nell’Unione Europea e negli Stati Uniti sia richiesta la registrazione dei pesticidi usati nelle aziende agricole, i dati non vengono raggruppati in una banca dati, e quindi non è possibile correlare direttamente l’uso di pesticidi e danni all’ecosistema.

Comunque, se i danni causati dai neonicotinoidi dovessero essere confermati, concludono i ricercatori, potrebbe essere opportuna una revisione dei limiti attualmente considerati accettabili per il consumo umano di alimenti.

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