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LO SCENARIO

Unionfood: nonostante la crisi e i costi delle materie prime, 1 azienda alimentare su 3 è ottimista

Emerge dalla prima indagine realizzata dalla più grande associazione di categorie alimentari in Ue. L’export resta al centro delle strategie
INDUSTRIA ALIMENTARE ITALIANA, UNIONFOOD, Non Solo Vino
Dolci e cioccolato i settori più performanti dell’alimentare italiano

Il costo delle materie prime (per 8 aziende su 10) e il crescente lievitare dei costi della componente energetica (75,7%) sono i due elementi che figurano in cima alle preoccupazioni del settore del food. Malgrado questo, per 2 aziende su 3 (67,6%) l’export resterà al centro delle loro strategie e 1 azienda su 3 punta sull’ottimismo vedendo un rientro progressivo delle ragioni che oggi creano tensioni sui mercati per i prodotti alimentari. Emerge dalla prima indagine realizzata su un campione di oltre 100 aziende di Unione Italiana Food (uif), la più grande associazione di categorie alimentari in Europa che rappresenta 550 aziende italiane. Secondo il Rapporto Attività 2021, il food italiano archivia il 2021 in crescita, con il fatturato complessivo del settore che avanza del 4% e arriva a sfiorare i 45 miliardi di euro. Le esportazioni dell’agroalimentare italiano hanno superato la soglia dei 50 miliardi di euro, di cui circa 40 miliardi imputabili all’industria alimentare.
Nonostante uno scenario internazionale estremamente complesso, il sistema alimentare è determinato a resistere e getta lo sguardo al futuro con ottimismo, tanto che per 7 aziende su 10, le difficoltà attuali non fermeranno gli investimenti in corso oramai da anni in sostenibilità e per l’84,5% delle aziende, la crisi darà una spinta al nostro sistema, diventando una vera e propria opportunità. “Il sistema economico globale - spiega il presidente UnionFood, Marco Lavazza - è messo a dura prova dalle sfide che stiamo affrontando. Dopo la pandemia e il conseguente blocco nella logistica dei trasporti, speravamo di essere all’alba di un periodo di ripresa, ma la guerra in Ucraina e gli aumenti dei costi dell’energia ci hanno portato a nuove e inaspettate difficoltà”. Per il comparto alimentare “la scarsità di materie prime è un problema complesso capace di creare danni significativi”, ma “nonostante lo scenario possa scoraggiare, vogliamo mantenere uno sguardo ottimista; gli imprenditori italiani sono un esempio di bravura, inventiva e, per quanto oggi come termine molto inflazionato, resilienza”. Il futuro del cibo “passa anche attraverso il futuro dell’industria alimentare e la sua innata capacità di fare innovazione”, evidenzia Lavazza. E “i prossimi anni potranno essere comunque caratterizzati da una forte spinta verso la crescita”.
L’industria alimentare “non si ferma mai e negli anni si è confrontata con sfide sempre nuove che ne confermano il forte ruolo sociale, oltre che economico - sottolinea Paolo Barilla, vicepresidente UnionFood - nel secondo Dopoguerra dovevamo sfamare una popolazione che non aveva cibo, poi abbiamo vinto le sfide della qualità e della sicurezza alimentare, portando nel mondo la bandiera del mangiare italiano. La responsabilità della nostra generazione è di garantire al Pianeta l’accesso a cibo di qualità, sano, sicuro e sostenibile”. È, in pratica, “l’identikit del made in Italy: da sempre il nostro cibo è sinonimo di eccellenza per gusto, qualità e sicurezza, ma anche di gioia e convivialità”.
I settori merceologici rappresentati da UnionFood, all’indomani di due anni estremamente difficili, hanno registrato performance nel complesso positive: nel dolciario, bene in particolare il cioccolato (+7,8%) e i prodotti da forno (+6,7%). Cresce il caffè (+5,6%), mentre le performance dei prodotti vegetali (+6,7%, con punte per la cosiddetta IV gamma) e dei cibi funzionali (+7%) rispecchiano la nuova attenzione degli italiani a cercare il benessere anche nel cibo che portano in tavola. Bene, infine, anche i surgelati (+5,3%). Sui mercati esteri, la parte del leone la fanno gli integratori (+20%), il caffè (+14,3%) e prodotti vegetali come conserve, marmellate e confetture (+9%). Questi risultati “raggiunti in un anno così difficile per l’economia mondiale sono il segno tangibile di un settore che non si arrende di fronte ai problemi e non rinuncia a guardare al futuro con forza e determinazione - spiega Mario Piccialuti, dg UnionFood - all’insegna dell’ottimismo e della capacità di rigenerarsi”. Del resto “i settori che hanno performato meglio nel 2021 sono un mix di continuità nella tradizione e grande capacità di fare innovazione. Il tutto nel rispetto, costante oggi come domani, ci dicono le aziende, del Pianeta e dei contesti sociali in cui le aziende operano, visto che la sostenibilità resterà, nonostante gli investimenti che richiede, in cima alle strategie del nostro made in Italy alimentare”.

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