Il momento è difficile, ma il mondo del vino può uscirne e continuare a crescere ancora guardando ai nuovi mercati, avvicinandosi alle nuove generazioni di consumatori, facendo squadra, innovando e puntando su due “cavalli di battaglia” tutti italiani, dall’enoturismo alla Cucina Italiana Patrimonio Unesco di cui il vino è parte integrante ed elemento insostituibile della convivialità, aspetto che ha avuto un peso fondamentale nell’ottenimento del prestigioso riconoscimento. Il tutto con l’appoggio delle istituzioni, fermamente convinte nel sostenere il comparto in questo momento storico dove le tensioni internazionali, in primis, preoccupano. Questo, in pillole, lo scenario disegnato, oggi, in apertura di Vinitaly 2026 a Verona (12-15 aprile, Veronafiere, che WineNews racconta “day by day”), edizione n. 58 dell’evento di riferimento internazionale del vino italiano, alla presenza di Lorenzo Fontana, presidente Camera dei Deputati, Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri, Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Alessandro Giuli, Ministro della Cultura, Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo, Antonella Sberna, vicepresidente Parlamento Europeo, Matteo Zoppas, presidente Ita - Italian Trade Agency, Alberto Stefani, presidente Regione Veneto, Flavio Massimo Pasini, presidente Provincia di Verona, e Damiano Tommasi, sindaco di Verona. Una presenza istituzionale “corposa” e che è un messaggio di vicinanza al vino in attesa, martedì 14 aprile, dell’arrivo della Premier Giorgia Meloni, mentre domani ci sarà il Commissario all’Agricoltura Ue Christophe Hansen.
“Vinitaly - ha spiegato il presidente Veronafiere, Federico Bricolo - rappresenta oggi un’infrastruttura per sostenere e amplificare la proiezione internazionale del vino italiano, un presidio organizzato che, a partire da Verona, opera con continuità per rafforzare la presenza delle nostre imprese sui mercati globali. In uno scenario tra i più complessi sotto il profilo geopolitico ed economico, caratterizzato da instabilità, ridefinizione delle rotte commerciali e crescente competizione internazionale, Veronafiere avverte con chiarezza la responsabilità di evolvere ulteriormente il proprio ruolo: non solo luogo di incontro del business, ma leva concreta per consolidare il posizionamento del settore e ampliarne le opportunità di sviluppo all’estero. La promozione internazionale è una nostra priorità. Si inserisce in questa visione un programma strutturato di quasi 30 iniziative internazionali che presidiano in modo sistemico le principali aree strategiche: dagli Stati Uniti, fino all’Asia con Cina, India, Thailandia, Kazakistan, Giappone e Corea del Sud, dall’America Latina ai Balcani fino alle piazze europee e al Regno Unito. Una geografia che coincide con le rotte più promettenti per il nostro export e che amplieremo ulteriormente. Stiamo infatti già lavorando con Ita - Italian Trade Agency per nuove tappe di Vinitaly in Africa, Canada, Australia. Inoltre, raddoppieremo in Brasile, rafforzando così il presidio già attivo con Wine South America”.
Lorenzo Fontana, presidente della Camera, ha fatto un appello per la pace, alla luce anche delle novità delle ultime ore in Medioriente, “una questione morale importantissima, ma che va ad incidere anche sull’economia e le relazioni che ci sono nei vari Paesi” e, quindi, anche sulle difficoltà che impattano sul “sistema vino”.
Antonio Tajani, vicepresidente Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri, ha affermato come “la situazione in Medioriente e le esportazioni di vino non sono aspetti scollegati. Dove passano le merci non passano le armi, ma sono preoccupato dei colloqui tra Usa e Iran. Essere il primo produttore di vino al mondo significa rappresentare l’Italia nel miglior modo possibile. L’export è fondamentale, bisogna certamente guardare al mercato americano, il 15% dei dazi ottenuti è una misura competitiva rispetto ad altri Paesi. Il vino italiano è di grandissima qualità e il consumatore americano è disposto a spendere 10 euro in più per il nostro prodotto. Ci sono gli altri accordi commerciali, come il Mercosur e l’India, che è un mercato di grandissimo interesse. Il prezzo del petrolio, però, ci preoccupa. Ma per l’export italiano l’obiettivo è di raggiungere i 700 miliardi di euro in due anni”.
Matteo Zoppas, presidente Ita - Italian Trade Agency, ha ricordato le problematiche che il mondo del vino sta affrontando, “dai dazi al cambio euro-dollaro fino al comportamento del consumatore. Ma ci sono anche delle opportunità, come il Mercosur, l’India, l’Australia: noi ascoltiamo la voce degli imprenditori e delle categorie. Dobbiamo riuscire a portare l’export del vino a 10 miliardi di euro nel più breve tempo possibile”.
Nel talk dedicato al futuro del vino, moderato dal giornalista Gianluca Semprini, il presidente Unione Italiana Vini - Uiv, Lamberto Frescobaldi, ha sottolineato che “la “sveglia” generata dalle tensioni internazionali ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l’orizzonte commerciale. Il momento è, quindi, paradossalmente molto propizio per operare un ulteriore salto di qualità nelle scelte aziendali, a partire da una managerialità ancora più decisiva, da un maggiore ascolto e lettura dei mercati e delle analisi sulla domanda. L’obiettivo è duplice: essere più presenti sui mercati e conoscere i nostri clienti da una parte, produrre vini contemporanei in linea con la domanda dall’altra. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo con ancora più decisione, ma in questo momento serve più che mai una presa di responsabilità collettiva, con scelte nette e chiare a partire da tutta la filiera. La vigna produce sempre, serve avere il coraggio di fare scelte aziendali come produrre vini più contemporanei ed innovare”. Per Frescobaldi “che la situazione sia complicata non è un mistero. Però vorrei che si facesse lo sforzo di vedere le cose per quello che sono nella sua complessità. Nonostante un 2025 non certo fortunato il vino, anche lo scorso anno, si è confermato al secondo posto nella bilancia commerciale tra tutti i comparti del made in Italy tradizionale, grazie a un attivo commerciale con l’estero di +7,2 miliardi di euro”.
Il presidente Federvini, Giacomo Ponti, ha rimarcato la necessità, oltre della promozione, di “difendere strenuamente il mercato degli Stati Uniti, ma anche di avvicinare i giovani. Per i nuovi mercati, il Mercosur, nonostante l’export sia ancora basso, è quello con le potenzialità più grandi anche perché ci sono molti italiani ed è enorme, mentre quello dell’India è tutto da costruire”.
Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha fatto un excursus storico sul vino che è anche un elemento di diplomazia culturale: “basta leggere Omero per ricordarsi di come il vino sia anche uno strumento attraverso il quale dialogare. Ogni territorio italiano ha il suo modo di esprimere la propria specificità dei prodotti agroalimentari e così è anche per il vino”.
Alla giornata inaugurale di Vinitaly era presente anche il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso che ha spiegato l’importanza di “preservare il mercato degli Stati Uniti”, ma allo stesso tempo di aprire nuovi mercati ricordando, ed è anche un messaggio di fiducia, “che nell’anno orribile, il 2025, l’Italia è cresciuta nell’export agganciando il Giappone”.
Antonella Sberna, vicepresidente Parlamento Ue, è tornata sul tema “health warning” nelle etichette degli alcolici (tornato, nei giorni scorsi, al centro del dibattito Ue, come abbiamo raccontato su WineNews): “non abbiamo bisogno di allarmismi, le etichette intimidatorie non servono a nessuno”, mentre sul “Pacchetto Vino” il giudizio è positivo, “offre flessibilità e resilienza”.
Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha detto che “il vino non è solo una bevanda o un alimento, ma una storia millenaria di un grande sapere dell’uomo. Intendo puntare sull’enoturismo che vale 3 miliardi di euro ed è in crescita con il canale della vendita diretta che permette meno costi per le aziende. E può essere anche una risposta al fenomeno dell’overtourism”. Mazzi ha anche aperto al modello Napa Valley, che ha fatto scuola nell’enoturismo, dando disponibilità a discuterne con gli imprenditori.
Chiusura affidata al Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, con la consegna de i “Premi Vinitaly” 2026: “c’è una contrazione dell’economia, dobbiamo anche chiedere all’Europa di muoversi più in fretta. Le crisi non sono qualcosa di questi tempi, io ricordo quella del 1978, Papa Giovanni Paolo II all’epoca disse che bisognava “non avere paura”. L’Italia ha il diritto di dire la sua e di essere riconoscibile. Verona è la capitale mondiale del vino, qui il vino è un luogo di dibattito, si approfondisce. Le etichettature per il vino? Servono per informare e non per condizionare”.
Ieri sera, in Piazza Bra a Verona, è andato in scena lo spettacolo immersivo “Dentro c’è l’Italia”, la produzione originale che ha unito linguaggi artistici differenti - danza, teatro e musica - per raccontare l’anima del vino italiano, firmato e diretto con 150 performers della Peparini Academy da Giuliano Peparini con Fondazione Inda, e organizzato da Veronafiere con OpportunItaly, il programma di accelerazione dell’export del Ministero degli Affari Esteri e Agenzia Ice, e patrocinato dal Ministero dell’Agricoltura. Che, in fiera, ha inaugurato l’Expo con la grande bottiglia dove “Dentro c’è l’Italia”, e, tra vino, arte e cultura, ci sono 6 statue di epoca romana provenienti dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi e da Palazzo Pitti di Firenze, tutte opere scultoree che evocano il mondo mitologico e simbolico legato al vino e al culto di Bacco, rese disponibili grazie al contributo del Ministero della Cultura, e 22 vitigni, dal Nebbiolo del Piemonte al Primitivo della Puglia, dal Nero d’Avola di Sicilia al Friulano del Friuli Venezia Giulia, passando per i vitigni caratteristici delle regioni del Centro Italia come Sagrantino per l’Umbria e il Montepulciano per l’Abruzzo, oppure il Verdicchio per le Marche e il Sangiovese per la Toscana, solo per citarne alcuni, che raccontano la straordinaria ricchezza della viticoltura italiana agli eno-appassionati in fiera che, guidati dai sommelier della Fondazione Italiana Sommelier (Fis), possono vivere un’esperienza olfattiva alzando campane di vetro che ne custodiscono le essenze.
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