Così come l’export del vino italiano nel 2025 è diminuito un po’ sul 2024 da record, ma non è crollato (7,7 miliardi di euro in valore, -3,7% sullo scorso anno, e 2,1 miliardi litri in volume, -1,8%), un flessione c’è stata, sensibile, ma non enorme, nei consumi interni passati dalla gdo, dove le vendite di vino nel 2025 hanno fatto -3,4% sul 2024 in volume, a 737 milioni di litri di vino e spumante, con un calo, però, anche in valore, a differenza degli ultimi anni, con un -1,1%, per un totale di 2,3 miliardi di euro, di cui 1,9 di vini Dop e Igp, con un prezzo medio, per i vini imbottigliati (che valgono 1,7 miliardi quasi il totale della categoria), di 5,69 euro al litro, in crescita del 2,1% sul 2024 (quando erano cresciuti del 2% sul 2023). In controtendenza, ancora una volta, gli spumanti, che mettono insieme 750 milioni di euro (+1,2%) e 109 milioni di litri (+1,5%), e spuntano un prezzo medio più alto della media, a 6,88 euro al litro (-0,3%). Con il Prosecco, tra Doc e Docg, che fa la parte del leone, con 392 milioni di euro di vendite in valore, +0,9% sul 2024, e 53,7 milioni di litri (+2,6%), e con un prezzo medio al litro tra i più alti, a 5,4 euro, nonostante una leggera flessione del -1,5 sull’anno precedente. E con la tipologia che è la prima scelta anche in tante Regioni, non solo Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove viene prodotto, ma anche Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Toscana, Lazio, Puglia e Campania. A dirlo sono le anticipazioni dello studio dell’Istituto di Ricerca Circana by Vinitaly (al centro della classica tavola rotonda “Il vino nella Grande Distribuzione: dinamiche di mercato e criticità emergenti”, organizzata da Veronafiere il 13 aprile, a Vinitaly), con i vertici di Crai, Conad, Coop Italia, Md Discount, NewPrinces Group, Federvini ed Unione Italiana Vini (Uiv).
“Se il 2024 aveva visto migliorare il dato (pur sempre caratterizzato dal segno negativo) delle vendite di vino nella Gdo, quest’anno il mercato è tornato indietro e si registra una decrescita su tutti i fronti - ha dichiarato Virgilio Romano, Business Insight Director Circana - e c’è da dire che è un trend che riguarda tutti i Paesi in cui si beve alcool, che stanno pagando il prezzo di una maggiore attenzione ai consumi di bevande alcoliche. E l’Italia lo paga sul vino perché storicamente grande produttrice e consumatrice di vino. Una delle domande che dobbiamo porci è se sia necessario agire da un punto di vista della produzione, visto che i cali sono un po’ più veloci di quanto non avvenga alla produzione annua”.
“Per incrementare la conoscenza e, di conseguenza, le vendite di vino non c’è che una strada: promuoverne la cultura, il racconto e il bere consapevole in tutti i canali commerciali - ha sottolineato Gianni Bruno, dg Veronafiere - è per questo motivo che ogni anno dedichiamo uno spazio di confronto privilegiato all’analisi del mercato del vino nella Grande Distribuzione italiana, che si conferma protagonista a Vinitaly 2026, con il prezioso supporto dell’Istituto di Ricerca Circana, nostro partner storico”.
Dai dati, emerge come, tra i vini fermi, il vino rosso rimanga la categoria più “pesante”, sebbene in calo, sia in valore (1,07 miliardi di euro, -1,7%) e in volume (261 milioni di litri, -4,2%), mentre il vino bianco fa 897,9 milioni di euro (+0,5%), per 243,6 milioni di litri (-2,1%). Tra le varie tipologie e denominazioni, come detto, se al top assoluto c’è il Prosecco, in volume gli altri vini più venduti sono il Lambrusco, con oltre 28 milioni di litri, che, però, perde il -7,2% (per 82 milioni di euro, -6,9%) e dal Trebbiano di varie Regioni con oltre 23 milioni di litri, che si mantiene sostanzialmente stabile sull’anno scorso (+0,3%, e muove 42,4 milioni di euro, +1,4%). In “top 5” per volumi seguono il Montepulciano d’Abruzzo (21,8 milioni di litri, -7%, per 68,8 milioni di euro, -4,9%), ed il Sangiovese nella sua versione varietale da diverse Regioni (18,1 milioni di litri, stabile sul 2025, mentre fa -0,3% in volume, a 44,5 milioni di euro). Appena fuori dai primi 5 in volume, ma secondo assoluto in valore, il Chianti, con 15,9 milioni di litri (-2,6%) per 93,7 milioni di euro (-2,6%), mentre il Vermentino (da Sardegna, Toscana, Liguria) continua a crescere, anche se decisamente meno rispetto al 2024 (+2,5% contro 11,7%) con oltre 12,3 milioni di litri venduti per 90 milioni di euro (+4,4%, terzo per valore assoluto), come i varietali da Chardonnay (12,6 milioni di litri, -0,6%, per 56 milioni di euro, -2,6%).
Tra le segnalazioni, la crescita degli spumanti Metodo Classico (Trentodoc e Franciacorta in primis) con poco più di 8 milioni di litri acquistati, in crescita del 6,3%, per un controvalore di 48,2 milioni di euro, a +4,9%. Ancora, spiega la ricerca, tra i vini più performanti, nel 2025, ovvero con la crescita percentuale in volume maggiore, crescono significativamente, rispetto all’anno precedente, il siciliano Grecanico, con il +13,7%, il Nebbiolo (Piemonte e Lombardia) con il +9,7%, l’internazionale Pinot Nero (+7,8%), seguito dal Metodo Classico con il +6,7%. A registrare il maggior tasso di crescita a valore sono i cosiddetti “vini emergenti”, in cui ritroviamo sul podio gli stessi vini che hanno registrato una crescita a volume, e quindi il Grecanico (+9,4%), il Nebbiolo (+9,1%) e il Pinot Nero, seguiti dal trentino Lagrein (+6%).
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