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MERCATI

Vino in Uk, i numeri nell’horeca non ritornano al pre-Covid, ma si spende di più per la qualità

Report “Premium On-Trade Wine Report” by Liberty Wines: in ristoranti e hotel, cifre a livello del passato, ma crollano vendite in pub e bar
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Nel Regno Unito i consumi di vino non sono tornati a livello pre-Covid

La Gran Bretagna è un mercato importante per il vino e con un feeling particolare con l’Italia tanto da esserne il terzo partner con un valore complessivo, in crescita, di 794,9 milioni di euro, secondo le ultime rilevazioni che abbiamo riportato su WineNews. Ma l’andamento dei consumi nel Regno Unito è in evoluzione continua, soprattutto negli ultimi anni, tanto che capire i nuovi trend potrebbe essere fondamentale per gli sviluppi del mercato, e questo a causa delle mutazioni portate dalla lunga finestra di convivenza con il Covid-19, un vero “terremoto” anche per il mondo del vino, tanto che i suoi volumi non sono ancora ai livelli del pre-pandemia. Ma, allo stesso tempo, i cambiamenti dicono che c’è una evidente apertura da parte delle persone a spendere di più per una bottiglia, così come ad esplorare vitigni ed etichette meno note, aspetto, quest’ultimo, che sta “sorridendo” soprattutto all’Italia con la sua varietà davvero notevole di uve autoctone. Ecco gli spunti che emergono da “Premium On-Trade Wine Report”, la pubblicazione annuale con la quale l’importatore e grossista Liberty Wines traccia ogni anno il bilancio delle vendite di vini di fascia pemium nei ristoranti e locali britannici. E che sottolinea come il rapporto tra il vino ed il mondo horeca può essere sempre più forte, ed incrementare le vendite, a patto che si guardi alla qualità, alla ricchezza della proposta, offrendo una vera esperienza al consumatore.
Il report copre il periodo giugno 2022 - maggio 2023, caratterizzato anche dal problema inflazione e dei dazi sugli alcolici, fattori che hanno avuto certamente il loro peso. Eppure, sul versante vino, l’horeca ha retto, dimostrandosi settore adattabile e resiliente, e questo nonostante il valore delle vendite, fino all’estate 2023, sia stato inferiore del 7% sul 2019. Ma se hotel e ristoranti sono tornati a quei livelli, a far scendere i numeri è stato il giro di affari in pub e bar. Le vendite in volume sono diminuite del 19%, sempre sul 2019, e c’è stato uno spostamento significativo verso il consumo di vino a casa con il rapporto tra bottiglie vendute nel settore “off-trade”, rispetto a quello horeca, in aumento del 32%. Il rovescio della medaglia, però, mostra un lato positivo ovvero che la disponibilità dei consumatori a spendere di più per bottiglia è cresciuta del 15%. Aumentare la qualità e saperla comunicare ai clienti, secondo il report, è l’unica soluzione praticabile per crescere nonostante il calo dei volumi in corso. E questo può avvenire arricchendo la carta dei vini, soddisfando la “sete” di curiosità dei wine-lover: non a caso i vini prodotti con uve fuori dalla “top-10” della popolarità è cresciuta dell’1,7% sul mercato e l’Italia, con le sue varietà autoctone, ha fatto il balzo più grande con il 15% in più nel post-Covid.
Non va dimenticato che le vendite di vino, nel Regno Unito, erano in calo molto prima del periodo Covid-19, con 44 milioni di bottiglie nel 2019 sul 2015, una discesa causata dai nuovi trend salutistici e dall’eplosione dei consumi “domestici”, un’emorraggia tamponata dall’aumento delle vendite in valore
Un dato interessante è che le vendite di vino nei ristoranti sono tornate ai livelli pre-Covid, tanto con i vini fermi che con gli spumanti, una ripresa particolarmente evidente nella fascia “premium”. Vendite di vino tornate sui loro livelli anche negli hotel mentre nei bar e nei pub, locali dove i consumi sono forti, non sono riuscite a riprendersi al contrario di quanto avvenuto per birra e superalcolici. Secondo il report di Liberty Wines, ristoranti ed hotel pongono maggiormente l’accento sul servizio al tavolo ed i clienti, di conseguenza, “interagiscono” più facilmente con una carta dei vini. Anche il personale può fare la differenza, molto di più rispetto alla vendita al bancone anche se i consumatori di bar e pub sono forse più propensi a privilegiare bevande che generalmente non si trovano in casa, ad esempio la birra alla spina ed i cocktail. Per migliorare le vendite di vino, pub e bar dovrebbero, pertanto, sottolinea l’analisi, trarre ispirazione da ristoranti e alberghi, concentrandosi sul miglioramento della qualità della proposta, dal servizio alla carta dei vini, dalla degustazione prima dell’acquisto di una bottiglia alla selezione di materiali (ad esempio i calici, ndr) ad hoc.
Andando nello specifico sulla tipologia dei vini venduti, il rosato ha aumentato notevolmente la sua quota di mercato dal 2019, il bianco ha registrato una buona performance post-Covid mentre il mercato del vino rosso è contratto. Il rosé, dopo la pandemia, è stato l’unico ad aumentare il volume delle vendite incrementando anche il suo valore delle vendite del 15%. Tuttavia, la spesa media per una bottiglia di rosé è cresciuta più lentamente rispetto a quella per i vini rossi e bianchi.
Le vendite di vino rosso, invece, sono in forte calo dal 2019 (-26%), mentre il declino del vino bianco è stato inferiore (-14%), anche se nell’on-trade la quota di mercato è scesa solo dello 0,1% con una crescita della fascia premium nel settore horeca, probabilmente dovuta a scelte alimentari (si consuma meno carne) ed alla maggiore propensione al bere i vini al bicchiere. Il vino rosso può consolarsi con un dato significativo, ovvero che i clienti rimangono disposti a spendere di più su questa tipologia rispetto al 2019; la spesa media per bottiglia di rosso e bianco è aumentata del 20% dal 2019 a conferma che si beve meno ma si ricerca più qualità. Ma è altrettanto importante offrire una carta dei vini varia e accattivante come dimostra il boom di vini realizzati con uve “meno popolari” ed autoctone includendo comunque anche varietà ben note come Semillon, Riesling, Corvina e Gamay e la crescita di varietà del Nord Italia di uve storiche come Nebbiolo, Corvina e Barbera.
Di riflesso ci sono vitigni in sofferenza, l’esempio più “rumoroso” è quello del Merlot (il 2% in meno, sempre nel confronto tra il 2019 e l’estate 2023). E questo a dimostrazione che i consumatori che cercano la fascia premium nel settore horeca sono anche ben informati. Una “sperimentazione” al calice che cambia anche la geografia delle preferenze tra i vini premium nell’horeca: l’Italia, nella classifica delle variazioni di quote di mercato nel settore horeca, è in testa ma ottime performance arrivano anche da Portogallo, Argentina (grazie al successo del suo vitigno più popolare, il Malbec), Cile.
Lo Champagne è il trionfatore del post-Covid, ed anche se le vendite degli spumanti hanno registrato una certa ripresa, tra il 2022 e il 2023, le bollicine francesi hanno registrato risultati migliori in tutti i canali. Gli spumanti vanno a due velocità, nei ristoranti, bar e pub hanno recuperato, nell’estate 2023, il 90% delle vendite del 2019, mentre faticano gli alberghi, che recuperano solo il 68%, e che sono duramente colpiti dal lento ritorno dei grandi eventi, come convegni e matrimoni, ma forse anche dalla scelta dei consumatori verso vini fermi di qualità. La deludente performance negli hotel, ha avuto un grande impatto nel canale horeca, con vendite in calo del 20% rispetto al 2019. Giù anche il Prosecco, che in Inghilterra trova un canale di sbocco importante; nel 2023 lo spumante italiano (settore dove il Prosecco ha una grande incidenza) ha perso il 15% della sua quota di mercato sul 2019, ma ha recuperato l’1% sul 2022. Si tratta, comunque, di una quota di mercato importante nel versante degli spumanti (rappresenta il 37% nel premium on-trade) che vede le bollicine inglesi incrementare la propria performance anno dopo anno, toccando quota 15% nell’estate 2023.

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