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VISIONI DI TERRITORIO

Voci diverse che parlano in coro: il vino piemontese sempre più unito con “Piemonte” in etichetta

In arrivo, forse già con la vendemmia 2026, la “Menzione Geografica Allargata” (e volontaria) nelle etichette dei vini a denominazione

La Mole Antonelliana, la (fu) Fiat, la Juventus, la Nutella, le nocciole, la fassona, il tartufo bianco e, ovviamente, il grande vino. Sono sono alcuni tra i tanti simboli che fanno pensare al Piemonte. Al Piemonte, ancora prima che alle singole denominazioni del cibo e del vino di questa regione, ricca di storia, “culla” dell’Italia Unita e tra i motori del boom economico del Belpaese. Un nome, Piemonte, che sta per poter essere scritto in etichetta, da chi vorrà, insieme alla grandi e più conosciute (e quotate) denominazioni del vino piemontese, dal Barolo al Barbaresco, alla Barbera, a quelle più piccole o meno note, dal Roero alla Freisa d’Asti, dal Dolcetto al Brachetto, dal Dogliani al Grignolino d’Asti. Perché praticamente tutti i consorzi del vino piemontese hanno accolto la proposta lanciata nel 2025 da “Grandi Langhe ed il Piemonte del Vino”, e che, ad un anno di distanza, vede il traguardo vicino, tanto che se i passaggi burocratici e di modifica dei disciplinari andranno avanti spediti, già con la vendemmia 2026 potrebbero arrivare i primi vini con la “Menzione Geografica Allargata” in etichetta (con l’idea che per alcuni vini che escono sul mercato diversi anni dopo la vendemmia, ci sia la possibilità di una norma “retroattiva”, ndr). Uno strumento in più per valorizzare un patrimonio, quello del vino piemontese, che muove ogni anno ben oltre 1 miliardo di euro di esportazioni (553 milioni di euro nei primi 6 mesi 2025, secondo i dati Istat), quasi il 15% del totale nazionale, con una produzione 2025 di oltre 2,1 milioni di ettolitri, per il 93% di vini a denominazione (60 i vini Dop di cui 19 vini a Docg e 41 Doc), per un valore alla produzione di 1,1 miliardi di euro, che nascono da oltre 43.792 ettari di vigneto (il 7% del vigneto Italia). È uno degli spunti di “Grandi Langhe ed il Piemonte del Vino” 2026, edizione n. 10 della rassegna professionale, nata da un’iniziativa del Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, e del Consorzio del Roero, e oggi supportata anche dal Consorzio Piemonte Land of Wine, e dedicata, oltre che alle nuove annate di Barolo, Barbaresco e Roero, anche a tutti gli altri vini che raccontano l’eccellenza enologica delle colline piemontesi, di scena alle Ogr-Officine Grandi Riparazioni di Torino, oggi e domani. Con oltre 500 cantine da tutta la regione, Langhe e Roero in testa, ma anche da territori come il Tortonese, l’Ovadese, il Chierese, il Canavese e con un sempre maggiore coinvolgimento di realtà che raccontano come la kermesse sia diventata l’evento “en primeur” dell’intero Piemonte vinicolo. Che, appunto, lavora per promuoversi unito, a partire dall’etichetta delle sue eccellenze, come hanno raccontato a WineNews i vertici di alcuni dei principali consorzi del vino regionale, e l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni (qui la nostra intervista audio).
Per Francesco Monchiero, presidente Consorzio Piemonte Land che riunisce tutti i consorzi più importanti del vino del Piemonte, “sicuramente sarà un passo in avanti importantissimo perché noi siamo abituati a pensare che la gente, il consumatore finale, conosca tutte le nostre 425 denominazioni italiane di cui forse il Piemonte è quello che ne esprime di più perché addirittura ne abbiamo 60, che forse addirittura nemmeno tutti noi produttori piemontesi conosciamo. Però una cosa è sicura: il consumatore, a livello mondiale, ha già sentito pronunciare la parola “Piemonte” per molti motivi. Ed il vino è sicuramente uno dei più frequenti - spiega Monchiero - perché grazie ai nostri produttori, e soprattutto grazie a certe denominazioni, il vino piemontese è ormai arrivato nei quattro angoli del mondo e quindi si sa che il Piemonte è una delle regioni di produzione di qualità più importanti. È una semplificazione per il consumatore finale che potrà trovare in etichetta i nomi delle denominazioni che rappresentano dei territori, per esempio Freisa di Chieri, che magari noi piemontesi sappiamo cosa e dove è, ma non è detto che lo sappiano in giro per il mondo, e se ci aggiungiamo Piemonte probabilmente il consumatore finale che comunque apprezza i vini piemontesi, magari sarà incuriosito rassicurato, e magari più disposto ad assaggiare quel vino”. Una modifica importante, dunque, ormai approvata da tutte le denominazioni regionali, e che “dovrebbe entrare in vigore con la vendemmia 2026, quindi dal 2027 si potrebbero trovare le prime etichette che potranno riportare il nome della denominazione e poi Piemonte. E sarà importante che, soprattutto per le denominazioni che hanno dei lunghi periodi di invecchiamento, potrà essere “retroattiva”, e quindi valere per le annate precedenti”.
Sulla stessa linea di pensiero anche Sergio Germano, presidente Consorzio di Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani: “è un progetto molto interessante, che dovrà essere recepito nei singoli disciplinari. Ma l’idea è di presentarsi con il cappello di una regione importante, forse meno conosciuta di altre perché ha avuto tante anime diverse, ma che ora vogliamo riunire come facciamo a “Grandi Langhe”, nato in origine da Langhe e Roero, ma poi arrivato ad includere anche la poliedricità della produzione vinicola piemontese: credo che sia un bel messaggio al mondo. Perché se una città o una denominazione sono un piccolo puntino su una mappa, una regione è già più grande, più semplice da connotare geograficamente, e magari stimola la voglia di venire in Piemonte anche per scoprire le piccole particolarità dei territori. E credo che sia importante per tutte le denominazioni, perché anche Barolo e Barbaresco sono più conosciute e famose di altre, ma tante volte quando si va all’estero ci chiedono se siamo a Nord o a Sud dell’Italia, e quindi penso che cominciare a dare un’informazione in più, chiara e che venga promossa e divulgata da un gran numero di produttori e di messaggi è sicuramente di aiuto”.
“In Piemonte tutto il vino è legato al food e quindi l’idea di fare una comunicazione di territorio, nel senso più ampio del termine, legata ai vini d’eccellenza, che poi allo stesso tempo è legata anche ai cibi d’eccellenza, sotto il nome Piemonte, penso che sia un volano importante per tutti - aggiunge Filippo Mobrici, vicepresidente Consorzio Barbera, d’Asti e Vini del Monferrato - e quindi il mondo del vino ha fatto bene, a mio parere, a sposare questa idea suggerita dall’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni, che, di fatto, ci consente di promuovere il territorio intero, a tutto tondo”. E se, come detto, tutti i consorzi hanno aderito all’idea, ora è importante che lo facciano le aziende, a partire dalle più note ed importanti. “Sì, perché i brand sono importanti, ma come è naturale - dice Mobrici - il brand lavora per se stesso, quindi per l’azienda che rappresenta, mentre il marchio Piemonte, invece, rappresenta un territorio intero. Ma se i marchi delle singole aziende, i brand, sposano questo progetto, è evidente che il risultato è garantito. Il nostro compito, quello delle istituzioni, quello dei consorzi, è sensibilizzare proprio questi grandi marchi di singole aziende che sono già presenti sul mercato a usare sempre di più il marchio Piemonte”.
In un percorso che la Regione Piemonte ha appoggiato dall’inizio ed appoggerà ancora, anche andando incontro alla possibilità della retroattività, come detto, per le passate annate ancora in cantina, come spiega lo stesso assessore all’Agricoltura, Paolo Bongioanni. “Ho partecipato quasi a tutte le assemblee dei vari consorzi, incontrando i rappresentanti di tutte le denominazioni e raccontato il progetto. C’è stato un accoglimento totale che ha permesso di votare positivamente questa modifica dei disciplinari inserendo in etichetta la denominazione Piemonte. Non tutti, ovviamente, quando leggeranno la scritta “Piemonte” sapranno cosa vuol dire in dettaglio, ma sapranno che è buono, perché Piemonte vuol dire buono, sapranno che il vino sarà di alto livello e quindi lo associeranno a qualcosa di positivo. Se si vorrà fare un discorso sulla retroattività ben venga, sarà sicuramente strumentale a costruire questo percorso nuovo per la vitivinicoltura piemontese”.

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