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ALIMENTAZIONE E SOSTENIBILITÀ

Zootecnica, in Italia calano le emissioni di gas serra prodotte dagli allevamenti

Ispra: in 18 anni -13% di emissioni in agricoltura. Nel 2020 leggero aumento del consumo di carne. La case history “Il Mannarino”
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Il Mannarino, le macellerie di quartiere con cucina che punta su qualità ed etica

Un singolo passeggero emette più CO2 con un volo andata e ritorno Roma-Bruxelles che con un consumo moderato di carne e salumi per un intero anno. A dirlo è uno studio condotto dall’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e da Eurispes, l’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali, a dimostrazione del fatto che il consumo di carne ha un impatto sull’ambiente minore di quanto comunemente si creda, e comunque marginale rispetto ai combustibili fossili per i settori energetico, residenziale e dei trasporti, responsabili dell’85-90% delle emissioni. Mentre il carbonio fossile prodotto dai settori più inquinanti impiega 1.000 anni per essere smaltito, il carbonio biogenico prodotto dalla zootecnia permane in atmosfera per un ciclo di 11 anni e, non accumulandosi, non contribuisce alla formazione dei gas serra. Tra il 1990 e il 2018, stando agli studi scientifici condotti dall’Ispra, si è assistito a un trend positivo: nel 2018 le emissioni di gas serra sono diminuite del 17% rispetto al 1990, passando da 516 a 428 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, e dello 0,9% rispetto all’anno precedente. In particolare, quelle del settore agricoltura, che costituiscono il 7% del totale (ci cui il 5,6% imputabile al settore zootecnico), segnano un netto calo: -13%.
Un dato significativo che pone l’attenzione sull’incidenza dell’agricoltura, inclusi gli allevamenti, nelle emissioni di gas serra, mostrando un miglioramento rispetto al ventennio precedente. L’Italia si classifica come eccellenza nel settore zootecnico la cui filiera produttiva è volta al riciclo di tutti prodotti di risulta in modo da alimentare l’economia di aziende produttrici di pellame e fertilizzanti naturali. L’Istituto Eurispes ha poi indagato i fenomeni di veganesimo e vegetarianismo. I Rapporti Italia evidenziano che la percentuale di vegani e vegetariani italiani è rimasta pressoché invariata dal 2015 al 2020: se nel 2015 era pari all’8% del totale della popolazione, nel triennio 2018-2020 si assiste a lievi oscillazioni, rispettivamente 7,3%, 8,9% e 8,2%. Un’ulteriore conferma del fatto che la popolazione italiana non voglia rinunciare alla carne e alle sue proprietà arriva dai dati riportati dall’Osservatorio Carni: nel 2020 il consumo pro capite di questo alimento è stato pari a 79 chili, in leggero aumento rispetto al 2019 (pari a 77 chili). I dati scientifici emersi dagli studi citati avvalorano la filosofia de “Il Mannarino”, celebre insegna della ristorazione nota per aver ideato il format di macelleria di quartiere con cucina (tra a Milano ed una ad Arcore) che si fa portavoce di un consumo consapevole di carne di qualità.
“Le evidenze scientifiche ci spronano a portare avanti con ancora più convinzione la nostra filosofia volta al benessere delle persone e degli animali. Allevamenti selezionati con cura, rispetto della salute degli animali e consumo consapevole di carne sono alla base di un’alimentazione sana e completa”, commentano Filippo Sironi e Gianmarco Venuto, co-founder de “Il Mannarino”.

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