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VINO E SCENARI

“La distribuzione del vino cambierà”: parola di Meregalli, che lancia l’e-commerce per l’Horeca

Marcello Meregalli: “gli agenti sempre più consulenti e formatori, gli ordini passeranno via web. Si intravede qualche piccolo segnale di ripresa”
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Marcello Meregalli, alla guida del gruppo Meregalli

Se l’e-commerce è stato uno dei canali privilegiati in fase di lockdown per tenere in contatto appassionati e cantine, la tecnologia giocherà un ruolo sempre più importante in futuro, anche tra i professionisti. Cambiando in parte anche il mondo della distribuzione. Dove gli agenti saranno ancora punto di contatto tra enoteche, ristoranti e distributori, ma in modo diverso, con un funzione più di consulenza, di formazione, con un ruolo quasi da “brand ambassador”, piuttosto che da “raccoglitori di ordini”, che posso tranquillamente passare da internet. Almeno, è la visione del Gruppo Meregalli, storica azienda nata nel 1856 a Monza ed oggi leader nella distribuzione di wine & spirits in Italia - che lavora con marchi come Tenuta San Guido, Ciacci Piccolomini d’Aragona, Argiolas, Di Majo Norante, Oddero, Speri, Badia a Coltibuono, Bastianich, Boscarelli, Cottanera e Agripunica, per citarne alcuni tra gli italiani, e realtà come Ayala, Bollinger, Chateau d’Yquem, Penfolds e Beringer, per fare qualche nome straniero - che sta per lanciare il primo e-commerce destinato proprio all’Horeca. Che sarà al tempo stesso una piattaforma per gli ordini di vino, ma anche di analisi di mercato a disposizione degli utenti, e che non bypasserà, come detto, l’anello della catena rappresentato dagli agenti, che avranno la loro commissione, come spiega a WineNews Marcello Meregalli: “nella settimana del 15 giugno partirà il nuovo sito istituzionale Meregalli, con tutta la comunicazione, le schede tecniche dei prodotti e così via, e poi ci sarà l’area Horeca per i nostri clienti, da dove potranno fare ordini, guardare statistiche di quello che hanno comprato e venduto, le fatture aperte, il tracciamento delle spedizioni e così via. Inoltre, ogni utente, potrà vedere, per esempio, quali tipologie di vino comprano e vendono gli altri nostri clienti nel territorio intorno a lui, e non solo. E, così decidere se seguire un certo trend, o differenziare. E ci sarà anche una forma di “vendita predittiva”: il nostro sistema segnalerà al cliente che, per esempio, nell’anno precedente ha fatto un grosso ordine di un certo vino o di un certo produttore che ha venduto bene, e glielo riproporrà, magari con una scontistica ad hoc”.
Insomma, un piccola grande rivoluzione tecnologica, che ridisegna anche il ruolo dell’agente. “L’idea, nella nostra visione, è - spiega Meregalli - che l’agente sia più libero di essere sempre più consulente, di fare pr, serate, staff training del personale di ristoranti ed hotel, piuttosto che rimanere quello che firma i classici contratti. Sarà ancora un venditore, ma sempre più anche un brand ambassador, e dovrà avere più tempo per farlo liberandosi dalla firma degli ordini e dei contratti, che viaggeranno sempre più con la tecnologia. Anche perchè sono sempre di più i giovani che lavorano in ristoranti ed enoteche e quindi che hanno già dimestichezza con strumenti come questi. Una categoria, quella degli agenti, che va tutelata, non può essere cancellata, perchè saranno sempre loro i titolari delle loro zone, e quindi manterranno le loro provvigioni sugli ordini”.
Un concetto questo, che Meregalli estenderà anche ad un progetto dedicato ai privati, che dovrebbe prendere il via a settembre 2020, mettendo in rete centinaia di enoteche di tutta Italia, che manterranno comunque i loro margini sulle vendite.
Ma il sistema pensato per l’Horeca da Meregalli, intanto, avrà un altra peculiarità. “La logistica sarà gestita tutta da noi, attraverso il nostro magazzino e con il corriere unico con cui collaboriamo che è Arco Trasporti. Ma non tutto sarà completamente automatico, nel senso che se chi fa l’ordine è a posto con i pagamenti, questo passa direttamente in logistica attraverso il portale, e se si ordina alle ore 10 di mattina, già nel pomeriggio il vino viene spedito. Se, invece, il cliente è un po’ in ritardo, o molto in ritardo, con i pagamenti, l’ordine passa per l’amministrazione, che vede come procedere. Perchè l’intervento umano è sempre e comunque fondamentale, e avendo tanti clienti diversi e tante casistiche diverse non si può affidare tutto al computer”.
Quello che è evidente, in ogni caso, è che la pandemia, con i suoi effetti, cambierà anche il mondo della distribuzione, di vino, magari accelerando processi già in atto, come avvenuto in tanti settori. “Se già prima dicevamo che il servizio era importante, oggi diventa fondamentale, e vuol dire grande flessibilità ad ogni livello, dall’amministrazione all’on line, all’ufficio marketing che manda materiale per comunicazione ed eventi. In questa fase, ovviamente, ci sono tante aziende che soffrono dopo tre mesi di chiusura, e bisogna andar loro incontro, aiutarle - spiega Meregalli - e, quindi, anche avere un’amministrazione presente e flessibile nella giusta maniera, diventa fondamentale. Di certo, in futuro, i trend cambieranno molto più rapidamente, invece che fare scorte di cantina i ristoratori cambieranno molto più rapidamente i vini che non girano, e sicuramente ci saranno ordini più piccoli, magari più frequenti”.
Anche per questo arriva questo strumento innovativo, dunque, che parte in un momento difficilissimo per la ristorazione italiane, e di conseguenza per il vino. Ma con qualche primo timido segnale di ripartenza. “Ad oggi i locali stanno ancora smaltendo le scorte, come è logico, ma, ad inizio settimana, l’85% della nostra clientela aveva riaperto, saremo vicini - sottolinea Meregalli - al 100% a metà mese, anche se, purtroppo, c’è un 1,4% che non riaprirà perchè già in difficoltà prima del Covid, e non riuscirà a ripartire. Con la possibilità di utilizzare lo spazio aperto c’è un po’ più di serenità, e per fortuna pare ci sia anche clientela, che era la grande incognita. Sul vino in particolare, nell’ultima decade maggio, quando ancora molti non erano aperti, noi abbiamo fatto un -12% di fatturato sul 2019 che era stato da record, e vista la situazione è un bel segnale, quasi un ritorno alla normalità, segno che qualcosa che torna a muoversi. In questa fase va molto meglio il prodotto italiano rispetto a quello straniero, e soprattutto i top brand ed i prodotti conosciuti, perchè oggi, come è naturale, si preferisce giocare sul sicuro, su vini, cantine e territori che hanno meno bisogno di essere raccontati e spiegati. Poi, magari, tra tre mesi, si tornerà a fare più ricerca anche di prodotti meno conosciuti”.

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