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INCROCIO WINENEWS

Guide: en plein per Tramin, Ca’ del Bosco, Fonterutoli e Petrolo

Le cantine premiate con almeno un vino da Gambero Rosso, Veronelli, Bibenda, Doctor Wine, Ais, Slow Wine, Vinibuoni d’Italia e “Corriere della Sera”
AIS, BIBENDA, CA' DEL BOSCO, CORRIERE DELLA SERA, DOCTOR WINE, FONTERUTOLI, GAMBERO ROSSO, GUIDE, INCROCIO, PETROLO, SLOW WINE, TRAMIN, VERONELLI, VINIBUONI D'ITALIA, vino, Italia
I vigneti di Tramin, Ca’ del Bosco e Petrolo, e la cantina di Fonterutoli

Come ormai accade da anni, nessun singolo vino riesce a metterle d’accordo tutte le guide dedicate all’Italia enoica, guardando alle più autorevoli, storiche, seguite e diffuse voci della critica italiana, che valutano i vini con criteri più o meno omogenei, almeno sotto il profilo organolettico. Discorso diverso, invece, se si guarda alle cantine premiate, per almeno uno dei loro vini, con i massimi riconoscimenti delle varie pubblicazioni. Strada che, nel nostro storico “incrocio” di fine anno, abbiamo scelto di seguire, per cercare di raccontare uno zoccolo duro di produttori di qualità, su cui convergano la maggior parte delle guide. E, così, ecco l’altoatesina Cantina Tramin, tra i riferimenti del territorio celebre soprattutto per i grandi vini bianchi, la lombarda Ca’ del Bosco, una delle stelle più luminose della Franciacorta, e le toscane Castello di Fonterutoli (Mazzei), che racconta un pezzo di storia del Chianti Classico, e Fattoria di Petrolo di Luca Sanjust, bandiera della denominazione del Valdarno di Sopra: sono le quattro cantine premiate, per almeno uno dei loro vini, dalle 8 guide a “copertura nazionale”, edizione 2023, selezionate da WineNews, nel consueto confronto di fine anno, offerto dalle pubblicazioni di genere più importanti d’Italia. A partire da quelle delle “guide classiche” e con maggiore “anzianità di servizio” (“Vini d’Italia Gambero Rosso”, “I Vini di Veronelli”, “Bibenda” della Fondazione Italiana Sommelier, “Guida Essenziale ai Vini d’Italia” di Daniele Cernilli, “Vitae” dei sommelier Ais, Slow Wine), a cui, per completare il quadro, sono state affiancate nel confronto due guide dal carattere peculiare, la guida “Vinibuoni d’Italia - Tci” (che, per sua scelta editoriale, prende in considerazione prevalentemente i vini da vitigni autoctoni) e “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia” del “Corriere della Sera” (a cura di Luciano Ferraro e Luca Gardini, guida che condensa il meglio del panorama enoico italiano, proponendo una selezione molto ristretta di vini). Un incrocio dal quale abbiamo scelto di escludere, invece, non per minore valore, ma per altri motivi, gli assaggi di Luca Maroni, che segue per sua scelta il peculiare concetto del “vino-frutto”, e che oltretutto per pubblicare il suo “Annuario dei Vini Italiani”, come da lui stesso annunciato, dovrà aspettare la metà di gennaio 2023. E, gioco forza, quelli della guida de “L’Espresso”, in attesa di conoscere la sua nuova formula dopo il passaggio di proprietà sotto l’egida di Bfc Media, con la direzione affidata a Luca Gardini (che, dunque, secondo rumors, lascerà la guida del “Corriere della Sera”, ndr), ed Andrea Grignaffini (dopo tanti anni con il direttore Enzo Vizzari al timone).
Da questo incrocio Winenews, che parte dai vini ma guarda alle cantine, dunque, emerge un risultato limpido anche se, probabilmente, sottodimensionato alle aspettative dal punto di vista del numero delle aziende che indica. E che evidenzia, oltre ai diversissimi criteri di valutazione adottati dalle varie guide, anche una strategia delle cantine italiane che, rispetto al passato, non destinano i loro campioni proprio a tutti. I motivi sono i più vari, ma centrale pare la scelta dei produttori di riservare i propri vini migliori (solitamente in tirature ristrette o poco elevate, e dal prezzo talvolta stellare) solo ad una più ristretta platea di critici, rispetto al passato. E, in aggiunta, privilegiando sempre di più, come il mercato impone, la critica straniera. Perchè, come è lecito, guardando ad un platea di appassionati al vino sempre più amplia ed eterogenea, e che ha molti più strumenti di prima per informarsi ed orientarsi, sono le cantine stesse, sempre più a, decidere con chi dialogare, ed a chi far assaggiare e recensire i loro vini. E non per forza solo le guide, selezionando quali, tra le tante possibili. Ma puntando, magari, su realtà presenti esclusivamente su web e social, o su questa o quella testata. Con i produttori stessi che, dunque, in qualche modo decidono il futuro della critica, determinando, con le loro scelte, il “peso”, ed il futuro, di chi si occupa di recensioni e giudizi.
Detto questo, a mancare di poco l’“en plein”, riuscendo a convincere 7 guide su 8 tra quelle selezionate da WineNews, almeno con una etichetta, ampliando la base della piramide della cantine la cui qualità produttiva è largamente premiata e riconosciuta troviamo l’abruzzese Torre dei Beati, le altoatesine Falkenstein, Nals Margreid, Cantina Girlan e Cantina Terlano, la lucana Cantina del Notaio, la campana Marisa Cuomo, la romagnola Fattoria Nicolucci, la marchigiana Umani Ronchi, le piemontesi Vietti, Vajra, Cavallotto e Pio Cesare, la pugliese Agricola Vallone, le siciliane Passopisciaro, Tasca d’Almerita e Donnafugata, Planeta, le toscane Tenuta San Guido (Sassicaia), Poggio di Sotto, Il Marroneto, Castellare di Castellina, Boscarelli e Il Borro, le trentine Letrari e Ferrari-Lunelli, l’umbra Antonelli-San Marco, la valdostana Les Crêtes e le venete Inama, Pieropan, Speri e Tenuta Sant’Antonio.
Totalizzano “6 centri su 8”, invece, posizionandosi su un virtuale ed amplissimo podio della qualità, le abruzzesi Valentini, Cataldi Madonna, Valle Reale e La Valentina, le altoatesine Cantina Bolzano, Produttori San Michele Appiano, Cantina Cortaccia, Muri-Gries, Tiefenbrunner e Manincor, la lucana Elena Fucci, le campane Di Meo, Rocca del Principe e Villa Raiano, le romagnole Fattoria Zerbina e Noelia Ricci, le friulane Vie di Romans e Marco Felluga-Villa Russiz, le lombarde Ar.pe.pe., Barone Pizzini, Il Mosnel e Nino Negri, le marchigiane Bucci e Velenosi, la molisana Di Majo Norante, le piemontesi Bruno Giacosa, Burlotto, Giovanni Rosso, Sottimano, Bartolo Mascarello, Massolino, Gaja, Giacomo Borgogno e Figli, Angelo Negro, Ceretto, Giuseppe Rinaldi e Domenico Clerico, le pugliesi Vespa, Polvanera e Gianfranco Fino, le sarde Argiolas, Santadi, Fradiles e Contini, la siciliana Benanti, le toscane Grattamacco, Biondi Santi, Tenuta di Trinoro, Ricasoli, Col d’Orcia, Capezzana, Piaggia, Pietroso, Fuligni, Panizzi, Isole e Olena, Fontodi e Tenuta Setteponti, la trentina San Leonardo, le umbre Arnaldo Caprai, Tabarrini e Lungarotti e le venete Tommasi, Allegrini e Tedeschi.
E, riducendo a 5 o 4 il numero delle guide, ovviamente, il parterre delle cantine pluripremiate da tutte crescerebbe a dismisura, a testimonianza, comunque, di una grande pluralità di attori del vino capaci di esprimere eccellenza nelle loro bottiglie. Ma se anche scovare semplicemente le aziende che mettono tutti d’accordo, in un quadro enoico sempre più complesso ed articolato con i suoi pregi ma anche (in questo caso) con i suoi difetti, è diventata ormai un’impresa non proprio scontata, figurarsi trovare un’etichetta capace di essere premiata da tutte le guide che abbiamo preso in esame. Ed, infatti, come detto, anche quest’anno, non c’è, anche se più di un vino ha sfiorato l’impresa. Come l’Amarone della Valpolicella Classico Sant’Urbano 2018 di Speri, per esempio, o il Passito di Pantelleria Ben Ryè 2019 di Donnafugata, premiati da 7 guide su 8. Così come il Romagna Sangiovese Superiore di Predappio Vigna del Generale Riserva 2019 della Fattoria Nicolucci; il Graticciaia 2017 di Agricole Vallone, dalla Puglia, e ancora i toscani Bolgheri Sassicaia 2019 di Tenuta San Guido, I Sodi di San Niccolò 2018 di Castellare di Castellina, il Brunello di Montalcino Riserva 2016 di Poggio di Sotto ed il Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2017 de Il Marroneto. Fino al Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva di Marisa Cuomo, (anche se, come spesso accaduto, alcune guide hanno considerato l’annata 2020 e altre la 2021). Ma nessuno, ancora una volta, fa il percorso netto.

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