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MERCATI DEL MODO

Corea del Sud, l’import di vino vola, con l’Italia sugli scudi, per 86 milioni di euro nel 2022

I trend da un avamposto sempre più importante nell’Estremo Oriente, nella tappa di Seoul che ha chiuso il Road Show mondiale di Vinitaly

Piccolo e grande allo stesso tempo, il mercato della Corea del Sud rappresenta un approdo sempre più importante per il vino italiano nell’Estremo Oriente. Su 565 milioni di dollari di importazioni complessive di vino nel Paese, nel 2022 (con un crescita del +324% sul 2011, anno dell’accordo di libero scambio con l’Ue), 86 sono stati di vino del Belpaese, il 15% del totale, con una crescita, sul 2011, anno dell’accordo di libero scambio con l’Ue, la domanda sudcoreana di vino importato è aumentata in valore del 324%. Un mercato, quello della Corea del Sud, ad alto potenziale di crescita, che, dopo l’exploit dell’import a volume segnato nel 2021, con i vini fermi - in particolare i rossi - protagonisti di un rimbalzo a +60% sull’anno Covid, registra ora lo scatto degli sparkling tricolori, che, anche nel 2022, hanno rilevato un incremento delle importazioni del 25%. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, la tipologia di vino italiano più esportata è quella dei vini rossi, che nell’ultimo decennio ha segnato una crescita media annua del 13%, seguita dai bianchi (+8% annuo) e dagli spumanti, che grazie al balzo registrato nel 2021 (+100% netto) - e ora quello del 2022 - sono arrivati a sfiorare la soglia di 3 milioni di litri venduti, il 25% del totale vini made in Italy commercializzati. Dati che arrivano al termini della tappa di Seoul, che ha chiuso il road show by Vinitaly che, in un mese, ha toccato nove Paesi di tre Continenti (America, Europa, Asia), che rappresentano 2/3 delle esportazioni di vino made in Italy nel mondo.
“In questo Paese il vino tricolore sta diventando sinonimo di cultura e di italian lifestyle. Un paradigma di eleganza e bellezza e di forte attrattività che già coinvolge altri settori dal posizionamento più maturo come la moda, il design e l’arredamento. Il vino non è un prodotto di consumo abituale. Per questo serve fare leva sul forte richiamo del “brand Italia” e sulla capacità dei nostri vini di adattarsi perfettamente alla dieta locale e non solo in abbinamento ai menù occidentali”, ha detto l’Ambasciatore d’Italia in Corea del Sud, Federico Failla, intervenuto ieri sera all’High Street Italia, lo showroom del made Italy di Ice - Agenzia, partner Veronafiere nella campagna straordinaria di promozione e incoming iniziata il 19 gennaio scorso a Rust (Austria). “La Corea del Sud è la piazza emergente forse più interessante al mondo - ha detto il presidente Veronafiere, Federico Bricolo -, con una domanda sempre più competente e interessata a tutte le tipologie di vini. Un mercato in grande fermento che Veronafiere intende presidiare. Chiudiamo un road show eccezionale, anche sotto il profilo dell’investimento, con i primi risultati dell’incoming che saranno già evidenti già ad aprile in Vinitaly. Il potenziamento delle relazioni con i partner istituzionali della promozione sui diversi mercati ci consentirà di proseguire il piano di sviluppo della manifestazione”. All’incontro hanno partecipato una selezione di top buyer, importatori e stakeholder sudcoreani, che considerano “Vinitaly la piazza fondamentale per conoscere i vini italiani”. Per Ferdinando Gueli, direttore Ice-Agenzia Ufficio di Seoul, “il crescente successo del consumo di vino in Corea ha determinato in questi ultimi anni un andamento molto positivo per il nostro export, come dimostrano i recenti dati che ci indicano un raddoppio sia in valore che in quantità avvenuto in meno di tre anni. Questo trend ci incoraggia ad esplorare modalità innovative di promozione come l’idea di proporre l’abbinamento del vino italiano ai cibi della tradizione culinaria coreana”.
Veronafiere chiude così un road show mondiale articolato in tredici tappe nelle quali è stata anche presentata l’edizione n. 55 di Vinitaly, di scena a Verona, dal 2 al 5 aprile 2023 (www.vinitaly.com).

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