In una Francia del vino che, pur rimanendo una superpotenza, vede uno dei suoi settori di punta e più rappresentativi, attraversare una crisi forse senza precedenti, tra consumi in calo, proteste per i prezzi bassi nei supermercati, richieste di ulteriori fondi per le estirpazioni e così via, si cerca di ragionare sul futuro, con il tipico pragmatismo francese. E va in questo senso la decisione (in attesa di convalida dal Cnaov - Comité National des Appellations d’Origine relatives aux Vins, boissons alcoolisées et spiritueuse, il 12 febbraio 2026) - stabilita in un incontro avvenuto a fine novembre 2025, in cui si è discusso di “modernizzazione delle denominazioni, aggiustamenti tecnici ed innovazione”, e sono state adottate “una serie di decisioni fondamentali volte ad adattare le specifiche alle realtà economiche, climatiche e tecniche attuali, riaffermando al contempo il requisito di qualità e il legame con il terroir” - di aprire all’edulcorazione dei vini a denominazione. Non aggiungendo zuccheri in fase di fermentazione per aumentare il grado alcolico, va detto, ma successivamente, per modificarne appunto il gusto, rendendolo più morbido. Lo spiega, a WineNews, l’Inao - Institut National de l’Origine et de la Qualitè (sotto la cui egida opera il Cnaov), che abbiamo interrogato sul tema dopo le notizie apparse, nei giorni scorsi, su vari media, come il quotidiano “Il Sole 24 Ore”.
In sintesi, conferma l’Inao, sarà dato il via libera (ovviamente, come sempre avviene per i vini a denominazione, dopo le opportune ed eventuali modifiche ai disciplinari), ad un’edulcorazione con prodotti che “dovranno essere elaborati a partire da mosti d’uva idonei alla produzione della denominazione interessata”. E questo, spiega l’Inao, comunque, per “garantire un forte legame tra il vino e il suo terroir, elemento essenziale dell’identità di un vino a denominazione”. Chiaramente sarà richiesta una tracciabilità rigorosa a chi eventualmente volesse adottare la pratica, anche prevendendo modifiche ai piani dei controlli dei disciplinari. In particolare, ci spiega ancora l’Inao, nel quadro dell’edulcorazione, “il tenore massimo di zuccheri fermentescibili (glucosio + fruttosio) previsto da disciplinare non dovrà superare i 9 grammi per litro”, con un tenore dell’acidità totale (qualora il limite di zuccheri fermentescibili deciso dalla Dop sia fissato tra 4 e 9 grammi per litro) non inferiore a più di 2 grammi per litro rispetto al tenore degli zuccheri fissato.
“Questa apertura all’autorizzazione dell’edulcorazione, per gli Organisme de Défense et de Gestion (ovvero quelli che in Italia chiamiamo consorzi, ndr) che ne facciano richiesta, si inserisce in un percorso di sostenibilità per i viticoltori, in un contesto difficile per il settore, che deve innovare preservando al contempo la propria identità. L’orientamento adottato dal Comitato Nazionale si inserisce pienamente in questa dinamica. Attraverso questa evoluzione, l’Inao dimostra la propria capacità di rispondere alle richieste dei professionisti e di far evolvere le proprie dottrine di fronte alle nuove sfide, sia climatiche sia legate all’evoluzione del mercato”.
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