Per ogni 100 bottiglie di vino italiano che finiscono nel mondo, 15 vengono dalla Toscana. O meglio, l’export enoico della regione, a 1,2 miliardi di euro nel 2024, vale il 15% di quello nazionale (dati Istat). Con la terra del Chianti Classico e di Bolgheri, del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano, del Chianti e della Maremma, di San Gimignano e del Morellino di Scansano, dell’Igt Toscana e di tante altre piccole denominazioni, dal Val d’Arno di Sopra al Montecucco, dall’Orcia al Pomino, tra le le altre, che, dunque, guarda con fiducia al futuro, pur in una fase complessa di mercato, soprattutto per i grandi rossi, e che tutto sommato valuta non troppo negativamente, ma con la consapevolezza che serve anche un cambio di passo comunicativo, al -2,7% del 2025 sul 2024, relativo a fascette ed imbottigliamenti (che se non sono una fotografia precisa al dettaglio sono, comunque, una cartina tornasole del mercato) secondo i dati Avito, l’associazione che riunisce tutti i consorzi del vino di Toscana. Una regione in cui il comparto vitivinicolo si conferma asse portante dell’economia rurale, rappresentando il 12% del valore della produzione agricola totale a fronte di una media nazionale del 9%. Con oltre 23.000 ettari coltivati a biologico, inoltre, la Regione Toscana guida la transizione green nazionale: il 38% del vigneto regionale è bio, una quota che rappresenta ben il 17% dell’intera superficie vitata biologica italiana. E se il volume produttivo si attesta a 2,2 milioni di ettolitri - un calo fisiologico e programmato sull’annata record 2024, frutto di una precisa strategia di governance concordata tra Regione e consorzi che privilegia il valore sul volume, oltre che una diretta conseguenza dei noti impatti climatici - la solidità del “modello Toscana” è garantita da un patrimonio di filiera d’eccellenza, che vede il 97% della superficie vitata a denominazioni Dop, contro una media nazionale del 65%. Numeri (presentati oggi, a Firenze) che arrivano dal report Ismea per “PrimAnteprima”, di scena domani al Cinema La Compagnia di Firenze, la giornata che apre ufficialmente la “Settimana delle Anteprime di Toscana”, che vedrà susseguirsi, nell’ordine, l’Anteprima Vino Nobile di Montepulciano (Fortezza di Montepulciano, 14-15 febbraio, 22-23 febbraio per i wine lovers), la Chianti Classico Collection (Stazione Leopolda, Firenze, 16-17 febbraio, con porte aperte al pubblico il 17 febbraio), l’Anteprima “L’Altra Toscana” (Palazzo degli Affari, Firenze, 18 febbraio) - che, all’edizione n. 5, racconta, a media e addetti ai lavori, una parte di Toscana meno nota e sempre più rilevante dell’enologia regionale, con 8 consorzi rappresentativi di 12 denominazioni Dop e Igp (Bianco di Pitigliano e Sovana, Chianti Rufina, Maremma Toscana, Montecucco e Montecucco Sangiovese, Orcia, Suvereto, Rosso della Val di Cornia e Val di Cornia, Terre di Casole, Vino Toscana) e l’Associazione “L’Altra Toscana”, guidata da Francesco Mazzei (e la firma dello Scaramuzzi Team) - Chianti Lovers & Rosso Morellino (Fortezza da Basso, Firenze, 19 febbraio, per media) e, per finire, il Valdarno di Sopra Day (Il Borro-Ferragamo, San Giustino Valdarno, 20 febbraio, sempre per media). In un lungo programma che si chiuderà poi con “Buy Wine Toscana” (l’11 e il 12 marzo, Stazione Leopolda, a Firenze), la vetrina business to business dedicata agli operatori internazionali (190 aziende, 175 buyer da 49 Paesi, Usa e Canada in testa, ma con tanti operatori anche da Mercosur, Asia ed Europa, e con le cantine che potranno anche partecipare al “Concours Mondiale de Bruxelles”, tra i più longevi a livello internazionale).
Un settore, quello del vino, che, come ricordato, a WineNews, dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, è sostenuto con “bandi su fondi europei che noi stiamo supportando con costanza, con un aiuto concreto sul marketing e sulla promozione con le nostre strutture che poi hanno portato a un coordinamento di quello che sono le Anteprime di Toscana, ma con un supporto anche dal punto di vista dell’agevolazione al credito per le imprese”.
“Le difficoltà sui mercati ci sono - ha aggiunto Leonardo Marras, assessore all’Agricoltura della Regione Toscana - ma non dobbiamo perderci d’animo perché abbiamo necessità di aggredire nuovi mercati e conquistare nuovi consumatori, e quindi dobbiamo sostenere sicuramente investimenti in promozione, in cantina e in vigna per la capacità di modulare, anche rispetto ai cambiamenti di gusto, le nostre produzioni. E poi dobbiamo legare ancora di più il vino al territorio e alla promozione turistica perché evidentemente l’esperienza fatta sul territorio, in Toscana, in cantina, può essere legata di più all’offerta più generale che naturalmente non conosce confini, in una regione, la Toscana, che in questo senso è ancora la regione più ricercata e più apprezzata d’Italia”.
A fare il punto sul mercato anche il presidente Avito, Andrea Rossi, che, a WineNews, ha commentato: “i dati di imbottigliamenti e fascette in leggero calo sono dati su cui consorzi e produttori devono riflettere. Comunque, vanno letti in maniera propositiva e positiva, nel senso che veniamo da un anno estremamente impegnativo, con alcune variabili importanti che hanno avuto in parte i loro effetti durante il 2025, anche se annunciate nel 2024. Mi riferisco ad alcuni nuovi asset di carattere politico, ma anche agli stessi dazi sul mercato nordamericano, gli Stati Uniti. Tante variabili che hanno inciso su questo aspetto. Ma credo che, ad inizio anno, tutti avremmo sottoscritto quello che, in sostanza, è un pareggio. Il vino toscano, con tutte le denominazioni, ha, quindi, chiuso un’annata impegnativa con tante variabili, ma, comunque, mantenendo le quote di mercato. E questo lo ritengo positivo. Inoltre, in questo inizio anno ci sono aspettative da parte dei consorzi e dei produttori, ancora una volta positive. Lo sono anche alla luce della tre giorni della fiera mondiale Wine Paris (che si è chiusa ieri, a Parigi, ndr), in cui abbiamo riscontrato interesse e interlocutori assolutamente pronti ad affrontare le nuove sfide del mercato, le sfide dovute anche a tante importanti nuove condizioni, tipo il continuo calo dei consumi, piuttosto che motivazioni di carattere salutistico e cambiamenti delle abitudini. I consorzi registrano la volontà, da parte di tutti, anche di rilanciare una comunicazione più propositiva da parte del mondo della produzione, forse anche un po’ meno strutturata di quello che abbiamo fatto fino ad oggi, anche per provare ad intercettare nuovi consumatori, non giovanissimi, ma nuovi consumatori, trentenni, quarantenni, che, comunque, in questo momento, per la loro cultura, per il loro vissuto, per quello che hanno vissuto nel mondo del vino, forse hanno anche necessità di sentir parlare del vino in maniera un po’ meno impegnativa di quello che abbiamo fatto fino ad oggi”.
Sullo sfondo, resta il grande progetto, mai definitivamente compiuto, di una vera e propria “fiera del vino di Toscana”, unitaria, a Firenze, concomitante con le Anteprime. E se l’assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Leonardo Marras, sottolinea come “nel mercato del fieristico bisogna essere molto attenti e poco presuntuosi, perché, orma,i si sono consolidati appuntamenti nel mondo e noi dobbiamo essere in quegli appuntamenti ovunque essi siano”, il presidente della Regione Eugenio Giani, con una battuta, a WineNews, conclude: “sarebbe il mio sogno e spero in questi quattro anni di realizzarlo. Il problema è che i toscani sono guelfi e ghibellini” ...
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