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GOVERNANCE TERRITORIALE

Le linee guida delle Città del Vino: “no agli impianti di fonti rinnovabili nelle aree Doc e Docg”

“I comuni devono tornare a essere protagonisti dei processi decisionali”. Pubblicato il bando per la migliore pratica urbanistica
CITTÀ DEL VINO, COMUNI, GOVERNANCE TERRITORI, PIANIFICAZIONE URBANISTICA, Italia
Angelo Radica, presidente Città del Vino

Promozione delle buone pratiche e degli strumenti virtuosi per la pianificazione urbanistica e territoriale dei territori del vino. Le Città del Vino, di cui fanno parte oltre 500 comuni a più alta vocazione vitivinicola d’Italia, attraverso la doppia iniziativa della pubblicazione de “Le Linee metodologiche per valorizzare i comprensori vitivinicoli di qualità nella disciplina territoriale ed urbanistica delle aree rurali” e del bando su “La migliore pratica urbanistica delle città del vino” rinnovano il proprio impegno nel solco di una visione caratterizzata dalla necessità di una stretta alleanza tra pianificazione urbanistica e produzione di vino, tra qualità della vita e imprenditorialità, laddove la cura di ciascuno dei fattori concorre in modo decisivo al rafforzamento dell’altro.
Le linee metodologiche hanno 25 anni, e quello appena pubblicato è un aggiornamento che tiene conto e valorizza le evoluzioni e le necessità emerse nel ciclo produttivo, le innovazioni della filiera, le nuove priorità degli abitanti e dei territori del vino. L’aggiornamento è stato redatto da un comitato tecnico scientifico composto dal presidente Città del Vino Angelo Radica (alla guida anche di Recevin, il network che riunisce oltre 1.000 Città del Vino in Europa, del Belpaese, di Francia, Spagna e Portogallo) e da esperti e da docenti universitari: Valeria Lingua, Iole Piscolla, Davide Marino, Roberto Mascarucci, Stefano Stanghellini, Catherine Dezio, Matelda Reho, Michele Manelli e Antonio Fassone.
Sono state individuate indicazioni di azioni, già messe a disposizione dei comuni, che vanno a costituire una strategia ideale di pianificazione urbanistica e territoriale per le Città del Vino, capace di esprimere al meglio aspetti economici, ambientali, sociali, culturali. Si sottolinea, inoltre, l’importanza e si suggerisce, tra le altre cose, nei territori del vino, di superare la separatezza delle diverse pianificazioni e politiche, assicurare l’equilibrio tra le esigenze della transizione energetica e la protezione dei luoghi, regolando attraverso criteri chiari l’installazione di impianti di energia rinnovabile, promuovere l’integrazione della produzione con la strutturazione del paesaggio, introdurre una politica integrata sul cibo, innovazioni per quanto riguarda l’accessibilità, la circolarità, la qualità dei suoli e la gestione idrica, la partecipazione e la qualità della vita e del lavoro nelle zone agricole.
Come si legge nelle linee guida 2026, nel capitolo “verso una transizione energetica sostenibile”, si parla di una sostenibilità che “non può essere ridotta a una mera questione quantitativa o tecnologica, ma deve basarsi su una pianificazione territoriale di qualità e su una governance realmente partecipata, capace di coinvolgere attivamente le comunità che vivono e presidiano quei luoghi”. Ed ancora che “in questa prospettiva, l’individuazione delle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili non può avvenire in modo indiscriminato. Al contrario, deve seguire un criterio gerarchico chiaro, che ponga al primo posto l’utilizzo delle superfici già artificializzate, delle infrastrutture esistenti, delle coperture degli edifici e dei parcheggi, riducendo al minimo il ricorso al suolo agricolo, da considerarsi solo come estrema ratio”. Le Città del Vino, inoltre, “esprimono una forte criticità nei confronti della definizione di soglie massime della Superficie Agricola Utilizzata regionale destinabile agli impianti Fer (Fonti di energia rinnovabile, ndr), ritenute eccessivamente impattanti per territori a forte vocazione agricola e vitivinicola. La proposta è quella di vincolare eventuali quote eccedenti esclusivamente all’adozione di impianti agrivoltaici avanzati, in grado di garantire la continuità delle coltivazioni e la piena funzionalità agricola dei terreni”.
Una “particolare attenzione viene riservata alle aree di alto valore identitario e paesaggistico. Secondo Città del Vino, la pianificazione deve escludere in modo tassativo i siti Unesco, i Paesaggi Rurali Storici, le aree di produzione di vini Doc e Docg e quelle legate a prodotti Dop e Igp, poiché rappresentano un patrimonio culturale, economico e ambientale non riproducibile. Anche nelle zone cuscinetto dei siti Unesco, si ritiene indispensabile che il parere dell’Autorità paesaggistica sia vincolante, al fine di salvaguardare l’integrità visiva e simbolica dei luoghi. In generale, l’individuazione delle aree idonee dovrebbe basarsi su criteri sistemici e integrati, capaci di tenere insieme aspetti ambientali, tecnici, sociali ed economici, superando approcci semplificati fondati esclusivamente sull’assenza di vincoli formali”.
Si sottolinea che, accanto alla pianificazione, le Città del Vino rivendicano con forza un modello di governance che restituisca centralità ai territori. Viene contestato l’attuale accentramento decisionale, che tende a marginalizzare il ruolo dei comuni a favore di scelte assunte prevalentemente a livello statale o regionale. Secondo le Città del Vino, “i comuni devono, invece, tornare a essere protagonisti dei processi decisionali, poiché sono i soggetti che conoscono più a fondo le caratteristiche, le fragilità e le vocazioni dei propri territori. In questa logica, le Città del Vino promuovono un modello di co-progettazione partecipata, che preveda il coinvolgimento delle comunità locali sin dalle fasi iniziali, attraverso consultazioni pubbliche trasparenti e percorsi condivisi. A supporto di questo approccio, viene proposta l’istituzione di comitati tecnico-scientifici e tavoli di monitoraggio regionali, aperti a tutti i portatori di interesse, con il compito di valutare nel tempo gli impatti ambientali, paesaggistici e socio-economici degli impianti installati”.
Il concorso sulla migliore pratica urbanistica delle città del vino discende dalle linee metodologiche ed è rivolto (scadenza 10 settembre 2026) ai comuni e agli enti territoriali che hanno in corso un processo di pianificazione e progettazione territoriale e urbanistica attento allo sviluppo sostenibile del territorio e nel quale assume rilievo la pianificazione delle zone di pregio vitivinicolo che hanno attivato o che hanno in corso di attivazione buone pratiche di progetti locali coerenti con le tematiche delle linee metodologiche. Il premio è conferito ad Urbanpromo, evento di marketing territoriale promosso dall’Istituto Nazionale di Urbanistica e organizzato da Urbit. Il concorso intende contribuire alla diffusione di buone pratiche, in quanto termini di riferimento per il perseguimento di ulteriori progressi nella pianificazione e progettazione dei territori vitivinicoli.

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