Parte da Londra, capitale di quel Regno Unito che è il terzo mercato consolidato del vino italiano, guardando a piazze emergenti come Messico e Vietnam, il percorso 2026 di Wine Experience, la nuova piattaforma internazionale dedicata alla promozione del vino e del food italiano di qualità, sviluppata da United Experience, in collaborazione con Fiere Italiane Sea e BolognaFiere, che ha investito in maniera importante, negli ultimi anni, soprattutto sul comparto vino, diventandone un hub di primo piano, con kermesse come Slow Wine Fair (nel 2026 di scena tra pochi giorni, dal 22 al 24 febbraio, insieme a Sana Food), Champagne Experience (in calendario il 4 e il 5 ottobre, con Excellence Sidi) ed il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti by Fivi (in calendario dal 21 al 23 novembre).
Il debutto del nuovo progetto internazionale “Wine Experience” a Londra è in programma domenica 26 e lunedì 27 aprile nel ExCeL London, uno dei principali hub fieristici europei, nel cuore di quel Regno Unito che, nonostante le difficoltà del 2025, dove il vino italiano ha esportato 770 milioni di euro di vino nei primi 11 mesi del 2025 (-4,2% sul 2025) e 240 milioni di litri in volume (-2,4%), resta stabilmente la terza destinazione straniera del vino italiano, con un peso intorno al 10-11% delle esportazioni di vino tricolore, per quello che è il sesto mercato di destinazione dell’export italiano complessivo, con una quota del 4,3% (gennaio-ottobre 2025, ed un interscambio tra Londra e Roma di 26,9 miliardi di euro, con un saldo commerciale fortemente positivo per l’Italia (19,5 miliardi).
“La manifestazione rappresenta un momento strategico per il progetto Wines Experience - spiega una nota - inserendosi in un mercato maturo, altamente competitivo e centrale per l’export del vino italiano. Il Regno Unito si conferma uno dei principali paesi di riferimento per i produttori italiani, sia per volumi che per valore, e un hub internazionale per buyer, importatori e operatori del settore horeca. In continuità con “Real Italian Wine & Food Experience”, fiera che da oltre 15 anni è punto di riferimento per il trade britannico, la nuova edizione si presenta con un format rinnovato, fortemente orientato al business e alla qualità delle relazioni. L’evento prevede la partecipazione di oltre 250 produttori del settore wine & food, selezionati per l’eccellenza delle materie prime e per il posizionamento premium, offrendo un contesto altamente qualificato per l’incontro con buyer internazionali”. Al centro, spiegano gli organizzatori, “un modello espositivo evoluto che integra spazi di degustazione immersivi, un sistema avanzato di matchmaking digitale, percorsi di tasting guidati e contenuti dedicati alla cultura del vino italiano. L’obiettivo è favorire incontri mirati, generare opportunità commerciali concrete e rafforzare il posizionamento dei brand italiani nel mercato Uk e internazionale”. “Londra rappresenta una piazza fondamentale per il vino italiano e un punto di partenza ideale per il progetto Wines Experience - commenta Maurizio Muzzetta, presidente Fiere Italiane Sea e fondatore United Experience - e con Real Italian Wine & Food Experience vogliamo offrire alle aziende un contesto altamente professionale, capace di valorizzare la qualità del prodotto e di creare connessioni efficaci con i principali operatori del trade”.
La tappa londinese, come detto, è la prima di un calendario che proseguirà, nel 2026, con Ho Chi Minh City (25-26 giugno) e Città del Messico (10-11 novembre), delineando una strategia di presidio continuativo dei mercati chiave per il vino italiano. In Vietnam, in particolare, il vino italiano, che, nei primi 11 mesi 2025, ha esportato vino 14,4 milioni di euro (+13,3% sul 2024), cerca di crescere in un Paese in cui è già al n. 2 tra i partner enoici (dietro la Francia), dove vige un accordo commerciale con l’Unione Europea, dal 2020, che ha ridotto notevolmente le barriere tariffarie, e che conta, comunque, oltre 100 milioni di abitanti, con una popolazione giovane (il 70% ha meno di 35 anni) e un Pil in forte crescita, superiore al 7% nel 2024, con prospettive di ulteriore espansione. Mentre in Messico, l’Italia enoica, che, nei primi 11 mesi 2025, ha esportato vino per 52,9 milioni di euro (-2,7%), cerca di riprendere un percorso di crescita che è stato importante negli ultimi anni, in un Paese da 130 milioni di abitanti, con una struttura demografica giovane, considerando che la metà della popolazione ha meno di 28 anni e da un progressivo ampliamento della classe media e medio alta. E dove, anche in questo caso, un accordo tra Ue e Messico prevede il riconoscimento e la tutela di 64 indicazioni geografiche italiane e una riduzione significativa dei dazi su prodotti alimentari e bevande. Occasioni che un Paese come l’Italia, che per il successo delle sue imprese, anche nel vino, è legatissima all’export, non può lasciarsi sfuggire.
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