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Il caldo record anticipa anche la “vendemmia” delle mele, ma il raccolto è previsto in calo del -2%

Si inizia con la varietà Gala in Trentino-Alto Adige e Piemonte. Quadro, però, non ottimale. Coldiretti: “momento delicato, servono interventi”
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Il caldo anticipa anche la “vendemmia” delle mele (ph: Dominic Telser)

Non solo gli effetti sulle uve e sulla vendemmia, ma anche sulle nocciole: con il caldo record, che sta creando grandi difficoltà a tante colture, scatta in anticipo anche la raccolta delle mele, il frutto nazionale più consumato, ma anche più venduto all’estero, le cui esportazioni nel 2025 sono valse 1,2 miliardi di euro e che, anche nel primo trimestre 2026, sono salite del +1,23% in volume e del +4,76% in valore sullo stesso periodo 2025. E delle quali l’Italia è uno dei principali produttori europei, dietro solo alla Polonia, oltre a vantare il primato in fatto di biodiversità con 6 denominazioni di qualità riconosciute dall’Unione Europea: Mela Val di Non Dop, Mela Alto Adige Igp, Mela del Trentino Igp, Melannurca Campana Igp, Mela Valtellina Igp e Mela Rossa Cuneo Igp. Il Trentino-Alto Adige è la prima regione produttrice con oltre i due terzi del totale ed è proprio qui, nel frutteto dell’azienda Furlani, a Trento, che ha preso il via, oggi, la “vendemmia” delle mele italiane.
Con il distacco dei primi frutti della varietà Gala, la cui raccolta sta prendendo il via anche negli altri territori, come nel Cuneese, si avvia un percorso che continuerà a settembre e ottobre con le altre tipologie, per concludersi solo agli inizi di novembre con le varietà a maturazione più tardiva. Nel Cuneese, infatti, la raccolta delle mele è già partita nei giorni scorsi (sempre per “anticipare” le alte temperature) con le mele del gruppo Gala, le prime a maturare tra le Igp Mela Rossa Cuneo e che rappresentano il 42% della produzione piemontese. Un comparto produttivo che a livello provinciale coinvolge 2.000 aziende cuneesi e oltre 5.800 ettari, coltivati in gran parte a biologico o con agricoltura integrata, per un totale a livello regionale di 2.400 aziende agricole e 6.870 ettari coltivati e che richiede, per le sole operazioni di raccolta, almeno 11.000 lavoratori e circa 200.000 giornate di lavoro.
Secondo Coldiretti “l’avvio della raccolta cade in un momento delicato della stagione, tra gli effetti dei cambiamenti climatici, l’aumento dei costi legato alle tensioni internazionali e la progressiva riduzione degli strumenti a disposizione dei produttori, anche se la qualità si preannuncia comunque ottima grazie a un andamento favorevole nella prima parte della stagione”. Il raccolto 2026, in ogni caso, secondo dati Prognosfruit, dovrebbe aggirarsi sui 2,27 miliardi di chili, in leggero calo (-2%) sul 2025, seppur con qualche differenza a livello territoriale, e complessivamente, in Europa, quest’anno si avrà il 17% di mele in meno. Sul piano territoriale, secondo i dati Assomela, la produzione è prevista in lieve calo nelle due principali aree, con un -2% in Alto Adige e un -9% in Trentino. Il Piemonte si conferma il terzo polo produttivo nazionale con un aumento del +2%, mentre il Veneto recupera terreno (+2%) dopo la campagna 2025 penalizzata dal maltempo. In aumento anche la produzione in Emilia-Romagna (+6%) e Friuli Venezia Giulia (+9%). Per quanto riguarda le varietà, si registra un calo delle principali mele tradizionali rispetto allo scorso anno, a partire dalla Golden Delicious (-11%) e dalla Gala (-9%), mentre la Fuji dovrebbe mantenersi sostanzialmente stabile (+1%). In flessione anche la Red Delicious (-5%) e la Granny Smith (-4%). In controtendenza le nuove varietà “club”, che continuano a crescere e raggiungono un nuovo record con oltre 690.000 tonnellate prodotte, in aumento del 9% rispetto alla scorsa campagna.
Secondo Coldiretti, viste le difficoltà riscontrate dal comparto, “è necessario accelerare gli investimenti nella realizzazione di invasi per assicurare la disponibilità di acqua, potenziare i sistemi di difesa attiva e passiva contro le calamità e sostenere con decisione l’innovazione in agricoltura. Dalle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) all’impiego di droni e tecnologie di precisione, gli strumenti innovativi sono fondamentali per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e contrastare la diffusione di patogeni vecchi e nuovi. L’obiettivo è garantire una giusta marginalità economica agli agricoltori, sempre più chiamati a fronteggiare costi crescenti e rischi produttivi”. Ma i problemi riguardano anche l’eccessiva frammentazione dell’offerta commerciale e la difficoltà nel comunicare e rendere riconoscibile il valore delle mele del territorio, cui si aggiungono le difficoltà riguardanti il prodotto destinato alla trasformazione industriale, che non ottiene la giusta remunerazione.

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