Tra i vigneti della Valpolicella, quella di Dante Alighieri è sempre stata una presenza concreta, ed un motivo di vanto, radicata nel territorio attraverso un legame familiare che dura da secoli. Da quando, cioè, a metà Trecento, Pietro Alighieri, figlio del Sommo Poeta, dopo aver seguito il padre in esilio e dopo la sua morte, decise di fermarsi a Verona e più tardi di acquistare terreni in Valpolicella (le Possessioni Serego Alighieri, tra le cantine più antiche d’Italia, nel cuore della Valpolicella Classica, a Gargagnago a Sant’Ambrogio di Valpolicella, a pochi passi da Verona e il Lago di Garda, ancora oggi, dei discendenti di Dante, come ha raccontato, a WineNews, il Conte Pieralvise di Serego Alighieri). Un legame che “trova porto” nella “bella Verona”, che fu per Dante “primo refugio” e “primo ostello”, parole di immortale riconoscenza affidate al XVII Canto del “Paradiso” nella “Divina Commedia”. Ed è proprio qui, nella “capitale” della Valpolicella, che, ai piedi della statua del Sommo Poeta in Piazza dei Signori, il “Caffè Dante Bistrot” lancia il format degli “Aperitivi d’Autore”, incontri che uniscono cultura e convivialità in uno dei luoghi più iconici della città, il cui primo appuntamento, domani, 22 gennaio, vedrà Dante “riprender vita” grazie ad Alessandro Anderloni, attore, autore e regista, tra le voci più autorevoli del teatro di narrazione italiano e profondo conoscitore dell’opera dantesca, grazie al monologo teatrale “Dante in Piazza Dante. Dante a Verona e il XVII Canto del Paradiso”.
Un luogo non casuale: il Caffè Dante, locale storico di Verona, è tra i caffè più antichi e tradizionali della città, e, fondato nel 1837 come “Caffè Capobianco”, assunse il nome attuale nel 1865 in occasione proprio dell’inaugurazione della statua di Dante, scolpita da Ugo Zannoni e che guarda verso il sarcofago di Cangrande della Scala, signore di Verona e benefattore del Sommo Poeta, posto sopra il portale di Santa Maria Antica, in Piazza dei Signori, la piazza che i veronesi chiamano affettuosamente “Piazza Dante”.
Anderloni porta in scena uno dei Canti più intensi della “Divina Commedia”, dedicato proprio alla città scaligera, e lo fa come un omaggio al legame tra Dante e Verona, che lo accolse negli anni dell’esilio da Firenze e dove il il Sommo Poeta sperimentò anche la durezza dell’allontanamento, narrata nei celebri versi sul “pane altrui” e sulle “altrui scale”. Nell’incontro, Anderloni, ripercorre le tappe dei soggiorni veronesi del “ghibellin fuggiasco” e interpreta il XVII Canto del “Paradiso”, trasformando la parola dantesca in un’esperienza viva e condivisa, accessibile tanto agli studiosi quanto a chi si avvicina alla “Commedia” per la prima volta. Con un calice di vino.
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