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Affari & Finanza / La Repubblica

Vini, marchio comune dalla terra allo scaffale ... La nuova linea è nata dalla collaborazione tra Coop e cinque tra le maggiori cantine italiane l’obiettivo è mantenere qualità a un prezzo accessibile ... Dalla terra allo scaffale, insieme per un marchio comune destinato a finire nel carrello della spesa quotidiana. Assieme, cosi si chiama la nuova linea divini nata dalla collaborazione tra Coop e cinque tra le maggiori cantine italiane: Gruppo Italiano Vini, Cevico e Cantine Riunite, Le Chiantigiane, Cantina Tollo e Moncaro. Tutte le cantine sono associate a Legacoop Agroalimentare e in questa fase di crisi hanno pensato di unire le forze per valorizzare un numero significativo di vini di qualità ad un prezzo accessibile. L’export si impenna, i fatturati pure e l’Italia ha ormai superato la Francia come principale produttore al mondo di vino. Ma la redditività delle imprese italiane è in calo, segnala l’ultima indagine sul settore vitivinicolo di Mediobanca presentata al Vinitaly di Verona. In particolare i margini industriali delle nostre cantine sono di gran lunga inferiori a quelli dei produttori stranieri. In gran parte dipende dalle dimensioni ridotte delle imprese italiane. Cantine riunite Civ, prima in classifica per giro d’affari con 499 milioni di euro impallidisce di fronte a colossi come l’americana Constellation.
Male ridotte dimensioni delle nostre cantine è allo stesso tempo uno dei punti di forza, sottolinea la tipicità dei prodotti, ogni etichetta è espressione di un territorio diverso e in questa fase di ricerca di tipicità e un&cità da parte dei consumatori i nostri territori sono in prima fila.
Il territorio è diventato la forza propulsiva del vino, un brand in se stesso in alcuni casi, per esempio quello del Brunello di Montalcino, che è diventato un brand al pari di Armani e Gucci, creando attorno a un angolo di Toscana una filiera produttiva complessa che ha trasformato il paese in una meta internazionale. Oggi i vini italiani sono riusciti a superare quelli australiani che un tempo avevano invaso il mondo grazie a strategie di marketing fortemente focalizzate sul brand, il marchio, anche nella fascia di prodotti massmarket, ovvero di massa.
Fare branding è il segreto dell’appeal verso la base dei consumatori, dicono gli analisti Il marchio, infatti, è un segnale che riflette la distintività di “varietà, regione e produttore” e mira a massimizzare l’opportunità per il vino di catturare la crescita dei business complementari nei settori del turismo, food e lifestyle. Il consumatore si fida di marchi che mandano messaggi chiari e di qualità, anche per gli acquisti più economici, come prova la crescita delle “private label” nella grande distribuzione. In questo scenario si inserisce l’iniziativa Assieme “Vuole fare leva su un valore di “Filiera Cooperativa”- ha commentato il presidente di Legacoop Agroalimentare, Giovanni Luppi - vogliamo valorizzare alcuni aspetti dell’agroalimentare e della distribuzione cooperative poco noti alla gran parte dei consumatori: produzione agricola, il lavoro attento nei campi e nelle cantine, il legame con il territorio, la qualità e la salubrità garantite fin dalle metodiche di produzione, la filiera corta, la tracciabilità e il lavoro cooperativo”.

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