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Affari & Finanza / La Repubblica

“Lusso, macchine e alimentare puntiamo sulle tipicità italiane” ... Parla Enrico Pazzali ad di Fiera Milano: “Siamo impegnati a costruire una multinazionale. Prossima acquisizione un operatore in Turchia. E pensiamo di ridurre il gap con i colossi tedeschi valorizzando i prodotti tricolori d’eccellenza ... “Stiamo costruendo una multinazionale delle fiere, un soggetto capace di affiancare le imprese italiane nella loro espansione sul mercato mondiale”. Enrico Pazzali, amministratore delegato di Fiera Milano, presenta così la strategia di crescita dell’operatore meneghino. Un processo che va avanti da quattro anni, destinato ad accelerare nei prossimi mesi per seguire i trend emergenti nel mercato. “Se i consumi in Italia e in Europa continuano a soffrire, alle aziende italiane non resta altro da fare che cercare spazi in quei Paesi ancora caratterizzati da una crescita robusta. E noi vogliamo essere al loro fianco”, prosegue Pazzali.
Il benchmark è costituito dalla Germania. Le fiere tedesche organizzano ogni anno 260 eventi all’estero e 135 mostre internazionali in Germania, mentre nel nostro Paese vengono organizzate 200 manifestazioni internazionali in Italia e solo 50 all’estero. Il totale degli eventi espositivi in Italia, dunque, non è neppure in grado di eguagliare 1’ attività sviluppata dai centri fieristici tedeschi oltreconfine. Un gap enorme considerata la differente congiuntura tra i mercati emergenti e l’Europa, che tuttavia l’Italia può ridurre puntando sulla valorizzazione dei prodotti che da sempre costituiscono l’eccellenza del Paese nel mondo: dall’alimentare alla componentistica, dai macchinari alla moda (comprese le calzature), dal lusso al design.
Temi che sono stati al centro del primo international general meeting, organizzato da Fiera Milano la scorsa settimana con i general manager e i ceo delle controllate estere e dei partner commerciali operativi fuori dai confini nazionali. “Un incontro in lingua inglese, che è servito per fare il punto sull’evoluzione dei mercati globali e sul molo che Fiera Milano vuole esercitare in questo contesto - spiega l’ad -Un modo per uscire dal ristretti confini locali e nazionali per aprirci ai grandi trend internazionali”.
Negli ultimi anni Fiera Milano si è dotata di quattro piattaforme in Cina, Brasile, India e Russia, che presto dovrebbero diventare cinque con il lancio di una struttura analoga a Singapore, mentre ci sono contatti in corso anche negli Stati Uniti, in Sud Africa e Turchia. A giorni, fa sapere Pazza- li, “dovrebbe arrivare l’annuncio dell’acquisizione di un operatore fieristico turco attivo in settori complementari a nostre manifestazioni di punta, come le attrezzature per l’ospitalità professionale, l’outdoor e la cosmesi”.
Anche in questo caso, l’esempio tedesco fa scuola: in Germania gli operatori turchi sono al primo posto tra gli espositori esteri e da qualche tempo hanno cominciato a sviluppare anche un’offerta espositiva in proprio. Complice il fatto che l’economia turca cresce a ritmo accelerato (+8,25 nel 2011, +3,2% nel primo trimestre di quest’anno) e si avvicina sempre più al gusti occidentali al traino di una popolazione molto giovane. Senza dimenticare il ruolo strategico che il Paese grazie alla sua posizione a cavallo tra Europa e Asia, la stabilità politica garantita dall’appartenenza alla Nato e la crescita cli settori di grande interesse per l’imprenditoria italiana come la moda. “Con queste operazioni diamo un nuovo respiro alle nostre mostre, giocando- le su uno scacchiere globale, e inoltre diamo la possibilità alle aziende che già espongono da noi in Italia di esporre anche in Cina, India, Russia e Brasile”, sottolinea Pazzali.
Quindi, dopo le iniziative per portare i buyer stranieri alle fiere italiane e le strategie per accompagnare le aziende italiane nei mercati emergenti, per Pazzali oggi la vera sfida è costituita dal terzo stadio del processo: l’esportazione delle mostre di punta di Fiera Milano sui mercati extraeuropei più promettenti, come Macef (salone della casa), la mostra dell’alimentare Tuttofood e il salone leader nel settore dell’ospitalità professionale Host. Nel caso specifico di Tuttofood e Host, Fiera Milano ha progettato una mostra completamente nuova, appositamente pensata per i nuovi mercati in cui nonvi è netta separazione tra comparto alimentare e hotellerie, ristorazione e vending, in cui l’alimentare made in Italy può trovare un canale privilegiato di penetrazione attraverso il canale alberghiero.
Per l’ad di Fiera Milano “le grandi fiere possono essere facilitatori dell’internazionalizzazione, poiché le Pmi trovano spesso faticoso entrare da sole in con testi molto promettenti, ma lontani non solo da un punto di vista geografico, ma anche culturale e di struttura del business”. Qualche esempio a supporto di questa convinzione: “Le limitazioni all’import, così come altre normative nazionali, possono limitare il raggio di,azione delle nostre aziende. Quello che possiamo mettere a disposizione del sistema economico italiano è la conoscenza dei singoli mercati, oltre che una rete di relazioni sul territorio”.
In questo senso gli operatori fieristici possono essere inquadrati come strumenti della politica industriale, “di cui tanto avrebbe bisogno l’Italia per ripartire - sottolinea il manager - Questo chiediamo alle istituzioni: non soldi, ma il riconoscimento del nostro ruolo. Possiamo collaborare con l’Ice e le altre strutture istituzionali, agendo da ariete per far crescere e sviluppare il business italiano all’estero”, è la sua conclusione.

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