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Affari & Finanza / La Repubblica

Angelini diversifica: dal corpo allo “spirito” ... Il gruppo farmaceutico investe nel vino e crea una sua holding che gestisce una serie di tenute dal Valpolicella al Chianti e le ha affidate a Emilio Pedron, il manager storico che ha costruito il successo del Gruppo Italiano Vini ... Un piccolo impero del vino tra farmaci, profumi e pannolini. Con l’acquisizione della Bertani e la riorganizzazione delle tenute vitivinicole e agricole, il Gruppo Angelini ha fondato una vera e propria divisione legata al vino. Piccola rispetto agli altri business, inizia a prendere corpo e punta a crescere. Con i suoi quasi 100 annidi storia il gruppo è tra i primi produttori di farmaci in Italia e un importante player a livello internazionale nel settore della cura della persona. Grazie a una sapiente politica di partnership e acquisizioni Francesco Angelini, 68 anni, terza generazione del business di famiglia, ha dato il via a un processo di diversificazione e realizza un giro d’affari che oggi è attorno a 1,5 miliardi di euro. Sono molti gli industriali italiani a vantare il possesso di importanti tenute vitivinicole. Il petroliere Aldo Maria Brachetti Peretti, o la griffe del lusso Ferragamo. Spesso si tratta di business ancillari, magari affidati alla gestione di un figlio. Nel caso degli Angelini, però, il modello sembra più quello di Lvmh, il polo del lusso francese di Bernard Arnault tra cognac, chateaux e maison di champagne ha costruito un impero. Fatte le dovute proporzioni, Angelini sta seguendo questa strada. E non è un caso che la nuova divisione sia stata ribattezzata Bertani Domains: “Vogliamo dare l’idea di un polo importante, visibile”, racconta Pedron, ad di Bertani Domains. Dopo 40 anni in Giv, Gruppo Italiano Vini, che ha guidato fino all’ultima fusione con Cantine Riunite, che ne ha fatto il primo produttore italiano, Pedron è stato ora di coordinare le strategie dell’intero polo, tirando le fila dal quartier generale veronese di Bertani Domain, della gestione di una serie di tenute: dalla Bertani di Grezzana, Verona, alla Tenuta Novare a Negrar, sempre in provincia di Verona; da Puiatti Vigneti a Romans d’Isonzo, Gorizia, di Val di Suga a Montalcino, dalla Tre Rose a Montepulciano, alla San Leonino a Castellina in Chianti, e infine alla Collepaglia a Jesi, nelle Marche. A Bertani Domains, inoltre, fanno capo anche 500 ettari di terreni di cui 350 vitati, divisi tra la zona dell’Amarone, Montalcino e Nobile di Montepulciano e 1.000 ettari di terreni agricoli nelle Marche. Un totale di 3.000.000 bottiglie per un fatturato di 20 milioni di euro. “Ma entro l’anno vogliamo arrivare a 30 solo di crescita organica. Poi se capitano altre tenute penseremo anche a crescere per linee esterne”, spiega Pedron. Progetti ambiziosi, basate su nuove strategie. “Non ci interessano le cantine firmate da architetti famosi, né vogliamo continuare a parlare sempre e solo di selezione delle uve, spremitura soffice, ormai patrimonio consolidato - afferma Pedron - C’è spazio per l’innovazione anche in viticoltura come negli altri settori. Innovazione non vuole dire chimica, prodotti sintetici. Prendiamo il problema della gradazione alcolica: i nuovi trend di consumo chiedono un abbassamento del grado, e su questo fronte dobbiamo lavorare anche su vini importanti come l’Amarone, il Ripasso. Si possono abbassare le gradazioni elevate di oggi con il lavoro in vigna che consente di limitare l’accumulo di zuccheri. Un lavoro che procede di pari passo con l’affrontare il tema dei cambiamenti climatici che hanno portato a vendemmie anticipate anche di 40 giorni. Altro fronte di innovazione è la sostenibilità, il rispetto dell’ambiente: possiamo per esempio fare irrigazioni mirate solo quando serve e nello specifico punto in cui solo serve, anche minimo. Oggi i sensori e le nuove tecnologie ci consentono di fare operazioni mirate al millimetro, anche nella lotta ai parassiti, di operare la cosiddetta viticoltura di precisione”. Il mondo del vino è in pieno fermento. E sono tanti i temi caldi in discussione. Nell’area dell’Amarone, per esempio, è in corso una vera e propria guerra per il disciplinare, con le famiglie storiche dei produttori che si oppongono all’ampliamento dei confini della Doc. Le nuove strategie della Bertani Domains stanno già dando frutti. A fronte di un periodo di calo, gli ultimi mesi del 2013 hanno già fatto registrare un incremento a doppia cifra nei fatturati, anche in Italia e non solo all’estero, dove si realizza una buona quota degli affari. Con i ricavi crescono pure gli investimenti. Il valore della transazione per l’acquisto della tenuta Bertani non è stato comunicato, ma coni costi dei “cru”, i vigneti migliori una tenuta di 60 ettari può avere un valore stimabile tra i 30 e i 50milioni. Ma è anche questo il senso della diversificazione: investire sull’agroalimentare i proventi degli altri business. E mettersi al riparo, così, da eventuali sorprese di cicli congiunture.

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