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Affari & Finanza

Il vino diventa ambasciatore del marketing…Il sud Italia viene definito dagli specialisti un paese emergente per produzione e qualità, tanto da mettere in crisi perfino i francesi. E la Sicilia arriva nelle vetrine mondiali, con una ricaduta significativa anche sull’immagine e sui flussi turistici. Già due anni fa Wine Enthusiast, terza rivista americana specializzata in vino dopo Decanter e Wine Spectator, ha definito il Sud Italia “the best new wine region” la miglior “nuova regione del vino”, migliore di Cile e Australia, i paesi vitivinicoli emergenti le cui bottiglie stanno invadendo il mondo mettendo a dura prova gli stessi produttori francesi: sempre Wine Enthusiast ha dedicato una copertina alla Sicilia che ancor oggi viene considerata «la terra più promettente dove scavare storie più interessanti e innovative per i nostri lettori, che magari non hanno mai sentito parlare di Nero d’Avola», come spiega la corrispondente per l’Italia, Monica Larner, prima a ricoprire questo incarico nel nostro paese per la rivista che ora dedica il 50% di spazio in più all’Italia, togliendo pagine alla Francia e alla stessa California.
Il rinascimento della Sicilia passa attraverso il vino, come ha fatto sapere ai lettori di tutto il mondo il settimanale economico Business Week, altro a raccogliere i segnali, le tendenze, che arrivano dalla nostra isola. Un boom che si è visto anche in Vinitaly, la fiera vitivinicola che ha da poco chiuso battenti a Verona, dove muoversi tra gli standard della Sicilia, raggiungere i banconi, tentare qualche assaggio era veramente un’impresa ardua. «Non che la crisi non si senta. E il 2005 non si prospetta un anno facile», commenta Giacomo Rallo, titolare di Donnafugata, uno dei marchi che hanno capitanato la rinascita del vino siciliano, insieme a Tasca d’Almerita, Planeta Cusumano, Pellegrino. Ma i produttori di punta si trovano ad affrontare la flessione di mercato da una posizione solida, con tassi di crescita ancora a due cifre.
Sempre più bottiglie prendono la via dell’export e, dicono le rilevazioni di Assovini, superano il vino sfuso. Attraverso le etichette, i profumo e i sentieri dei vari vitigni, gli stranieri imparano a conoscere una terra, a scoprire la voglia di mettersi in viaggio per visitarla. Di pari passo con il vino è cresciuto anche il turismo indirizzato alla scoperta delle cantine «Il nostro resort a Salima è pieno tutto l’anno, e le cantine di Regaleali sono sempre affollate di visitatori, soprattutto stranieri», racconta Lucio Tasca D’Almerita, parlando della sua azienda, fondata nel 1830.
La Sicilia, rileva un’indagine di Winenews.it è tra le prime regione nella preferenza degli enoturisti. E tra le prime insieme a Toscana e Piemonte nelle simpatie dei consumatori. Un boom che risale agli ultimi dieci anni. E che ha ribaltato la vecchia immagine dei vini siciliani venduti agli altri, per tagliare, dare nerbo ai vini del nord. Oggi i vini siciliani hanno trovato una loro identità, e la punta di diamante per aprirsi un varco sul mercato sono stati i vitigni autoctoni che in quell’isola sono tantissimi.
Perno della grande svolta dei vini siciliani è stato l’Istituto regionale per la vite e per il vino che ha dato uno stimolo ai produttori. «E’ stato mio padre, allora presidente dell’istituto, ad avere il coraggio di iniziare e fare sperimentazione sui vitigni», racconta Francesco Planeta, dell’omonima azienda di famiglia, altro grande paladino della riscossa vitivinicola siciliana contenute tra Menfi, Sambuca, e Noto. Tempi quelli, in cui la Sicilia neanche aveva un suo padiglione al Vinitaly. Partecipavano un paio di cantine, sparse nella fiera.
«Le sperimentazioni hanno consentito di mettere in luce la potenzialità di questa terra, anche la sua vocazione a produrre vini internazionali», racconta Francesca Planeta. Un lavoro che ha permesso di realizzare bottiglie capaci di competere con gli Chardonnay, Merlot, Cabernet Franc e Sauvignon d’oltrefrontiera. E la Sicilia tra alambicchi e vigneti, si è rivelata una terra dalle grandi potenzialità vitivinicole.
«Ogni angolo dell’isola ha il suo microclima, il suo patrimonio pedoclimatico, capace di dare vita a vini di grande personalità, ciascuno con una sua identità specifica», racconta Lucio Tasca d’Almerita.
Aumenta la superficie vitata, le aziende più grandi si insediano in nuove tenute e dal nord arrivano i grandi marchi per diversificare il portafoglio prodotti. La Sicilia è una terra in pieno fermento, una case history di successo territoriale degna di studio nelle business school americane. Oggi le cantine siciliane sono meta di pellegrinaggi di appassionati che vengono da tutto il mondo. I canadesi, i giapponesi, americani. E per l’isola si prospetta un nuovo business, l’ospitalità in cantina.
Spuntano i primi casi di hotel di lusso, si affermano agriturismi: «Siamo ancora agli inizi, ma è questo un dei fronti su cui dobbiamo lavorare ora», commenta Francesco Planeta.
La Sicilia “fa trend”, si dice tra gli operatori. Tutto merito del matrimonio territorio-vino e della capacità di comunicarlo, di fare marketing. E allora perché non promuovere un marchio unico, forte, legato al territorio? E quello che ha pensato Giacomo Rallo, promotore insieme a Diego Planeta dell’idea di creare un Doc Sicilia, capace di raccogliere sotto un unico simbolo tutte le potenzialità di questo territorio. Per garantirsi dalle imitazioni che, dopo le borsette di Gucci e Versace, colpiscono anche i vini di qualità.


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