Nonostante un periodo non semplice, condizionato da conflitti e guerre commerciali (e con gli Stati Uniti che frenano, ndr), e nonostante la frenata di un settore trainante come il vino (-3,6% nei primi 11 mesi dell'anno, con il comparto enoico che, comunque, vale ancora il 10% del totale, ndr), l’export agroalimentare made in Italy fa segnare, ancora una volta, un nuovo record, chiudendo il 2025 con un valore complessivo di quasi 73 miliardi di euro, il massimo di sempre, grazie a un aumento del 5% sull’anno precedente. Ad affermarlo le proiezioni Coldiretti su dati Istat che evidenziano come il cibo tricolore si confermi un asset strategico fondamentale per l’economia del Paese, oltre che uno dei suoi simboli più noti e apprezzati.
A livello generale, la Germania resta il principale mercato di sbocco dell’alimentare con un valore di 11,2 miliardi nel 2025, mentre la Francia è n. 2 scavalcando gli Stati Uniti, salendo a 7,9 miliardi di euro. Sul risultato negli Stati Uniti, ricorda Coldiretti, pesano ovviamente i dazi imposti dal presidente Trump, che nel bilancio complessivo costano l’azzeramento della crescita registrata negli anni scorsi e un calo del -5%, chiudendo a 7,5 miliardi. Al n. 4 laGran Bretagna, con 4,9 miliardi. In crescita l’export in Cina, con oltre 670 milioni di euro, mentre è stabile quello in Russia (680 milioni), che risente comunque di embargo e sanzioni.
Secondo Coldiretti ci sono tutte le potenzialità per continuare nel percorso di crescita e raggiungere i 100 miliardi di euro nel 2030, lavorando sul fronte della trasparenza e dell’internazionalizzazione per aumentare il ritorno economico per il Sistema Paese. Il primo passo, secondo l’associazione guidata da Ettore Prandini, “deve essere l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine a livello europeo per ciascuno Stato membro e la modifica dell’attuale codice doganale. Questo significherebbe un ritorno economico per le imprese agricole italiane, ma anche una risposta sociale e occupazionale per tutti i territori. Ciò avrebbe un effetto positivo anche sull’internazionalizzazione e sulla promozione, dando la possibilità di comunicare con ancora maggiore efficacia il valore delle eccellenze italiane in termini di qualità e sostenibilità, approcciando al contempo nuovi mercati. È poi urgente intervenire sui ritardi infrastrutturali, che penalizzano l’agroalimentare italiano con costi annui di 9 miliardi secondo il Centro Studi Divulga. Rispetto ad altri Paesi, persiste, infatti, un grave gap logistico: sbloccare le opere migliorerebbe i collegamenti tra Nord e Sud, oltre ai traffici marittimi e ferroviari internazionali, grazie a una rete integrata di aeroporti, treni ad alta velocità e cargo”.
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