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ALCOL & ADVERTISING: C’È DIBATTITO NEL MONDO. IL PROBLEMA È L’ABUSO, SOPRATTUTTO IN PAESI SENZA LA CULTURA MEDITERRANEA DEL BERE. IN UK SI PARLA DI DIVIETI E DELL’OPPORTUNITÀ DELL’IMPEGNO DEI COLOSSI DEL BEVERAGE, IN USA SI RIVEDONO LE REGOLE ON LINE

La pubblicità delle bevande alcoliche è, senza dubbio, un tema spinoso, soprattutto in quelle parti del mondo dove manca la cultura mediterranea del bere, legata in modo strettissimo al momento dei pasti, e dove l’alcolismo è a tutti gli effetti una piaga sociale. E il tema è di quelli caldi in mercati importanti anche per il vino, come quello del Regno Unito, per esempio. In Inghilterra il Governo Cameron, sta cercando diverse strade per limitare l’abuso. Se sta per entrare in vigore la nuova legge sul prezzo minimo degli alcolici, si pensa anche a vietare o limitare molto la pubblicità. Ma proibirla non cambierà la quantità di alcol consumata dalle persone, ma al massimo la scelta di quale “marchio” alcolico bere. A dirlo una ricerca dell’agenzia Uk “G2 Joshua”, che ha intervistato 2.000 persone. Per il 90% delle quali, con o senza pubblicità, non cambierebbe la quantità di calici, pinte o “shots” consumata. In un altro mercato importantissimo, quello degli Stati Uniti, ci si interroga su come regolamentare il massiccio uso dell’advertising degli alcolici sui social network, ormai diffusissimi soprattutto tra i giovani, ma fuori dall’ultima analisi sulla pubblicità degli alcolici della “Federal Trade Commission” (Facebook era agli albori e Twitter ancora neanche esisteva), organizzazione a tutela dei consumatori Usa in grado di fare lobby sul Governo federale, che punta il dito soprattutto sui contenuti a cui possono accedere anche i minori, e che ha iniziato un nuovo studio che, una volta completato, spiega il direttore del Centro sull’“Alcol Marketing e i Giovani” alla Bloomberg School of Public Healt, David Jernigan, “guiderà la Federal Trade Commission su come l’industria dell’alcol dovrà regolarsi on-line e non solo”. Ma intanto ci si chiede se sia corretto o meno che le imprese del beverage pensino anche a veicolare messaggi sulla salute pubblica, in un’inchiesta promossa dal magazine Uk “Just Drinks”, o se ci sia il rischio di “conflitto di interessi”. Questa la risposta di Diageo, uno dei colossi mondiali del wine & spirits: “il consumo irresponsabile di alcol è un male anche per gli affari. Ecco perché investiamo in campagne per il consumo consapevole, anche per proteggere il nostro marchio”.

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