In Italia, le superfici coltivate a grano duro in Italia si sono ridotte del 10% (dal 2012 al 2025); il tasso di autoapprovvigionamento è sceso dal 78% al 56,5%. Oggi, per raggiungere l’autosufficienza mancano oltre 880.000 ettari. L’Italia dipende dall’estero per quasi la metà del grano duro che trasforma in pasta e questa dipendenza cresce ogni anno, con margini in contrazione per i cerealicoltori, o addirittura in perdita. A dirlo i dati del Centro Studi Confagricoltura, con l’organizzazione delle imprese agricole italiana, guidata da Massimiliano Giansanti che torna ad alzare il livello di guardia sul tema.
“Siamo in allarme per il grano duro italiano. Dall’inizio dell’estate Confagricoltura non ha smesso di richiamare l’attenzione sulla situazione di grave criticità che riguarda il comparto. Una condizione che mette a rischio la nostra sovranità produttiva. L’emergenza climatica erode la produttività agricola; la poli-crisi globale fa lievitare i costi energetici e produttivi; ai produttori vengono riconosciuti prezzi sempre più bassi: i nostri agricoltori lavorano in perdita e in molti casi abbandonano”, commenta l’organizzazione, secondo cui “è fondamentale invertire questa tendenza ora. Per questo, la Confederazione ha accolto con soddisfazione la campagna del Ministero dell’Agricoltura, che invita a preferire la pasta italiana, intendendo “pasta prodotta al 100% da grano duro italiano”. Si tratta, infatti, di un segnale importante di sostegno ai cerealicoltori italiani e di sensibilizzazione dei consumatori”, spiega una nota. Tuttavia, la crisi in atto è strutturale, sottolinea Confagricoltura, e si inserisce in un contesto minaccioso a livello globale.
“Ormai a tutti gli effetti i prodotti agricoli sono strumenti per condizionare le guerre che si combattono anche attraverso la capacità di consegnare o non consegnare navi di grano - ha detto Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura - siamo fortemente preoccupati per l’inflazione alimentare: un elemento che nessuna Banca centrale può controllare. Un rialzo dei prezzi del cibo genererà ulteriori scossoni in un mercato finanziario già turbato dalle guerre”.
Con Confagricoltura che “auspica che vengano individuate risorse straordinarie per misure mirate, al fine di sostenere il reddito degli agricoltori e di garantire alla filiera agroindustriale una sempre crescente quantità di grano duro nazionale”.
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