Erano 2.271 le imprese registrate come street food in Italia nel 2016, sono 4.286 quelle attive nel 2026 per un aumento del +88,7% in 10 anni. Oggi, infatti, più di 1 comune italiano su 4 ospita almeno un’attività del comparto, mentre 10 anni fa il fenomeno ne riguardava poco più di 1 su 6. Fotografia di un fenomeno urbano, un tempo concentrato nelle grandi città e nelle mete turistiche più consolidate e oggi diventato - o meglio, tornato ad essere - presenza stabile nel tessuto economico locale, capace di raggiungere anche piccoli centri, aree costiere e borghi dell’entroterra, che viene raccontata dai dati del Registro delle Imprese elaborati da Unioncamere e InfoCamere.
Al 31 marzo 2026, i comuni italiani con almeno un’impresa registrata che svolge un’attività riconducibile allo street food sono 1.975, contro i 1.258 del 2016. In 10 anni la geografia del settore si è, dunque, allargata includendo 717 nuovi comuni, segnale di un comparto che continua ad ampliare la propria presenza sul territorio nazionale, per una crescita del perimetro coperto pari al 57%. Non si tratta più soltanto, spiegano i promotori dello studio, di una modalità alternativa di ristorazione, ma di un modello imprenditoriale che ha saputo adattarsi a contesti molto diversi tra loro, intercettando nuove abitudini di consumo, la crescita del turismo esperienziale e una domanda sempre più orientata verso formule di ristorazione flessibili, informali e di prossimità.
Il Mezzogiorno concentra quasi la metà delle imprese registrate, a testimonianza del legame tra street food e crescente attrattività turistica e valorizzazione delle tradizioni gastronomiche locali, ma a livello regionale è la Lombardia ad essere in testa con 544 imprese, seguita da Sicilia (514), Puglia (510), Lazio (371) e Campania (361). Curioso, e in controtendenza, è, invece, il dato della Valle d’Aosta, l’unica regione in tutta Italia a non registrare un incremento: qui gli street food erano 5 nel 2016 e sono 5 (chissà se gli stessi) anche nel 2026. Tra le province, alle spalle di Milano (256 imprese) troviamo Roma (230), Lecce (192), Torino (170) e Napoli (162). A livello comunale è Roma ad essere leader (129 attività) che scavalca di pochissimo Milano (128), seguono Torino (78), Palermo (48) e Bari (44).
Parallelamente, è cambiata anche la struttura imprenditoriale del comparto. Le imprese individuali restano la forma prevalente, con 3.157 attività registrate e una quota pari al 73,7% del totale, confermando il forte radicamento di iniziative di piccola dimensione e spesso a carattere familiare. Accanto a questa componente storica si osserva, però, un processo di progressiva strutturazione del settore. Le società di capitale sono passate da 105 a 620 unità in 10 anni, registrando una crescita che sfiora il 500%. La loro incidenza sul totale delle imprese è salita dal 4,6% al 14,5%, evidenziando un comparto sempre più capace di attrarre investimenti e consolidare la propria presenza sul mercato.
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