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IN VALPOLICELLA

Amarone, le Famiglie al Consorzio: “i soldi per la pubblicazione della sentenza spesi in promozione”

Le Famiglie Storiche mettono 160.000 euro sul piatto. Il Consorzio: “bene le proposte in favore del territorio, ma la sentenza non c’entra”

Giornata densa oggi a Verona per le denominazioni dei vini Valpolicella: è stato messo un altro tassello alla querelle tra le Famiglie Storiche e il Consorzio di Tutela, ma non la parola “fine”.
I fatti. Le Famiglie storiche hanno reso pubblica la proposta (anticipata ieri da Winenews) fatta al Consorzio all’indomani della sentenza sfavorevole della Corte d’Appello: la disponibilità ad utilizzare le risorse destinate alla pubblicazione della sentenza su due quotidiani nazionali (stimata, con un maggiorazione del 10-15%, in 160.000 euro), a cui la sentenza stessa obbliga, alla promozione della denominazione. Il Consorzio, a stretto giro, ha risposto rendendo pubbliche le ragioni del diniego già espresso dal Consiglio, precisando di non essersi mai sottratto dal valutare tutte le proposte provenienti dalle Famiglie Storiche e di essere guidato nelle proprie valutazioni dal principio di coerenza e di rispetto delle leggi vigenti in materia di esecuzione delle sentenze.
Non era plausibile attendersi un accordo a fronte di una proposta già fatta a suo tempo dalle Famiglie e già rifiutata dal Consorzio. A voler essere ottimisti - atteggiamento obbligato visto il danno generale che la questione sta procurando - ciò che è accaduto oggi è da leggere come l’inizio di una partita con i due primi scambi che, seppur duri, terminano entrambi con un’apertura da entrambe le parti.
“Abbiamo voluto con questo incontro far conoscere al territorio ed ai suoi stakeholder la proposta che abbiamo fatto al Consorzio di Tutela Vini Valpolicella, tramite pec, dopo la sentenza della Corte di Appello, sfavorevole nei nostri confronti con l’intento si possa addivenire a un accordo per andare avanti e concludendo questa contrapposizione iniziata nel 2015”. Così Alberto Zenato ha aperto oggi la conferenza, convocata dalle Famiglie Storiche, di cui è presidente. Le aziende delle Famiglie (Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato) offrono la disponibilità a pagare la cifra corrispondente alla pubblicazione della sentenza su due quotidiani nazionali - quantificata in oltre 160.000 euro e maggiorata del 10-15% dell’importo - per un progetto di valorizzazione e protezione della stessa Denominazione Valpolicella.
“Abbiamo dato seguito fin dalla prima sentenza a quanto richiesto dai giudici - ha proseguito Zenato - e mancando i tempi tecnici per ottenere risposta dal Consorzio non abbiamo potuto far altro che ricorrere in Cassazione, pena la scadenza dei termini di legge il 30 dicembre. Ritireremo il ricorso in caso di accordo con il Consorzio sulla nostra proposta e ci impegniamo anche a far valere del due decisioni ottenute in sede europea dall’Euipo, l’ufficio per la proprietà intellettuale, che hanno affermato la correttezza del vecchio marchio “Famiglie dell’Amarone d’Arte” che pure noi abbiamo cambiato fin dal 2017, oltre ad aver eliminato il marchietto sulle bottiglie (pronta la risposta del Consorzio: “Euipo è un organo amministrativo europeo e che il giudice d’appello ha stabilito non corretta la sua decisione”, ndr).
Riteniamo che la pubblicazione sui giornali della sentenza in corpo piccolo e con un linguaggio poco comprensibile sia sterile, quando queste risorse potrebbero essere utilizzate a vantaggio della Denominazione o per sostenere attività benefiche e meritevoli come il restauro di opere d’arte danneggiate dall’acqua alta a Venezia. La nostra apertura è totale perché questa diatriba che fa spendere solo denaro abbia termine per parlare di Amarone sui mercati”.
“Crediamo che si tratti di una proposta sensata - ha sottolineato Sandro Boscaini, past president delle Famiglie Storiche - che se troverà interlocuzione potrà dare vita nuova alla denominazione. Queste risorse potrebbero supportare la candidatura a patrimonio dell’Unesco delle tecniche di appassimento dei vini Amarone e Recioto, con relativa valorizzazione dell’area di produzione vinicola della Valpolicella (ndr: votata in questi giorni dal Consiglio Regionale del Veneto). L’associazione è nata nel 2009 sulla spinta della preoccupazione dell’eccessivo aumento della produzione rispetto alla domanda e del posizionamento improprio del prezzo. Situazione che si protrae ancora oggi. Noi pensiamo si possa fare un grande vino facendo un grande businness con un disciplinare che guardi alla qualità e non ai volumi. Tornando alla nostra proposta, non vogliano buttar via ancora soldi: se così fosse la Valpolicella avrà perso un’occasione di riflessione profonda. Le cose sono state impostate in malo modo fin dall’inizio e, lo ammetto, anche da noi”.
“Questo incontro - ha aggiunto Sabrina Tedeschi, anche lei già presidente delle Famiglie Storiche - ha anche lo scopo per rendere nota ai nostri colleghi produttori la situazione e per spronarli a far sentire la propria voce all’interno dell’ente di tutela. Il progetto di sostenibilità territoriale portato avanti dal Consorzio include oltre alla sostenibilità ambientale e a quella economica anche quella etica. Ripartiamo da questa lavorando in modo sinergico per dare valore alla denominazione”.
“Abbiamo voluto lanciare un sasso per aprire un confronto pubblico - ha concluso Alberto Zenato - e speriamo che il Consorzio con le aziende che hanno partecipato all’azione legale accetti la nostra proposta”.
Per parte sua il Consorzio di Tutela Vini Valpolicella, guidato da Andrea Sartori, risponde che il suo doveroso atteggiamento di apertura e di ascolto non può ribaltare quanto disposto dalla causa civile intrapresa nei confronti delle “Famiglie Storiche” in difesa della denominazione, in quanto il Consorzio ha già dato corso tre mesi fa a quanto disposto dal Tribunale di Venezia. Inoltre, il Consorzio, in una nota ufficiale, ricorda come sulla vicenda giuridica abbia agito in prima istanza su richiesta del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, essendo d’obbligo per l’ente di tutela procedere in ragione dei princìpi e dei doveri statutari attribuiti dallo stesso Ministero. Inoltre sottolinea che quanto occorso in seguito, ovvero il ricorso in appello promosso dalle Famiglie Storiche, il relativo rigetto delle istanze e ora il ricorso in Cassazione “attengono all’esclusiva sfera decisionale della stessa Associazione”
In merito alla comunicazione delle Famiglie Storiche per cui l’Associazione è disponibile in caso di accordo a rinunciare a far valere le due decisioni ottenute in sede europea dall’Ufficio per la proprietà intellettuale (Euipo), il Consorzio precisa che Euipo è un organo amministrativo europeo e che il giudice d’appello ha stabilito non corretta la sua decisione
Il Consorzio, ancora, “ribadisce il proprio rammarico per una querelle giudiziaria la cui coda non rende onore ad una produzione tra le più apprezzate al mondo, e ricorda che la sentenza accerta, tra l’altro, atti di concorrenza sleale in entrambi i gradi di giudizio, con condanna a risarcimento del danno da definirsi in separato procedimento. Inoltre sottolinea la gravità di una condotta che non può essere risolta con un semplice “lascito” di una somma di denaro (la cui proposta è stata peraltro già bocciata dal consiglio di amministrazione dell’ente consortile)”
Infine “il Consorzio di Tutela Vini Valpolicella si augura che le proposte di riconciliazione possano in futuro essere gestite da professionisti e non attraverso una conferenza stampa e chiude con un’apertura per il futuro: quando le condizioni lo permetteranno saremo pronti a investire insieme in favore della promozione del territorio”. Insomma, ancora uno scambio di colpi, e di visioni, che tutti sperano arrivi, presto, alla chiusura di un contenzioso che nuoce ad uno dei territori più importanti del vino italiano.

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